Lunedì dell’ultima Settimana dell’anno liturgico

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDI’ 12 NOVEMBRE

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».” (Mt 24,42-44)

Una persona vigile è attenta nel custodire quei valori in cui crede tentando di non violarli mai. Se questi sono cristiani garantiscono la misteriosa presenza del Signore Gesù nella vita. Una persona è vigile se ci tiene veramente a quello che crede, si accorge di quelle velate e astute azioni che minano quello in cui crede, che vogliono alienare, allontanare il Signore Gesù dalla propria vita. Una persona vigile ama.

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 24,42-44 di lunedì 12 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

 

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO – Solennità del Signore

ULTIMA DOMENICA DELL’ANNO LITURGICO

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 11 NOVEMBRE

“In quel tempo. Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».” (Lc23,36-43)

Re: capo riconosciuto e legittimo di uno Stato. Gesù fu additato come Re. Ma esso fu un re differente da quelli terreni. Un Re gestiva la giustizia e emanava editti per il governo dello stato. Ogni editto doveva essere seguito da ogni suddito sia che fosse a favore o contro lo stesso suddito.
Gesù, Re ma non di uno stato, non terreno. Un Re differente attratto dalla equità dei cuori dei suoi sudditi, con quel potere unico di inviare in paradiso. Un Re che ha compassione di ogni membro del suo regno e soffre quando un solo suddito si allontana perché è libero di allontanarsi da questo Re che dona e lascia esprimere ogni libertà. Un Re che per non distruggere i suoi sudditi è stato disposto a farsi crocifiggere per dare la possibilità ad ognuno di salvarsi. Proprio quel Re che per mezzo di lui tutto è stato creato e nulla è stato realizzato senza di lui. Per questo Gesù Cristo è Signore.

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-27 di sabato 10 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana dopo la seconda Domenica dopo la Dedicazione

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 10 NOVEMBRE

“In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (Mt 11,25-27)

I “grandi” avevano perso l’umiltà e erano diretti verso una vana gloria. Esaltando la propria sapienza, il sapere dotto, giustificavano tutto quello che era lontano da Dio. I “grandi” erano diventati astutamente stolti.
I “piccoli” esenti da intenzioni di potere e di vana gloria diventavano i prediletti di Dio. Erano coloro che custodivano nel cuore la vera sapienza fatta d’amore e di solidarietà.
Tanti piccoli costituiscono un gigante d’amore.

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-27 di sabato 10 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE – FESTA DEL SIGNORE

IL VANGELO DI VENERDI’ 9 NOVEMBRE

“In quel tempo. La donna Samaritana disse a Gesù: “Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.” (Gv4,19.24)

Spirito: può essere pensato come la forza vitale nell’uomo, la sua profondità che si coniuga con la realtà del proprio corpo e di tutta la realtà che lo circonda. Senza spirito l’uomo sarebbe una marionetta senza la capacità di volere, desiderare, amare.
Verità: la forza della giustizia, della volontà di essere equi, equilibrati, di non nascondere ciò che è manifesto ed è accaduto.
E’ il momento di rivalutare il proprio spirito ed essere persone nella verità per essere vivi. E’ il momento di adorare il Signore Gesù in spirito e verità.

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,28-30 di giovedì 8 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana dopo la seconda Domenica dopo la Dedicazione

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 8 NOVEMBRE

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
A queste sue parole, molti credettero in lui.” (Gv 8,28-30)

Quando una persona non c’è più allora si comprende quanto era il suo valore, quanto influiva nella quotidianità, quanto la sua presenza era importante. Gesù per completare la sua missione doveva essere innalzato, doveva andare via offrendo se stesso nella umiltà. Solo dopo si comprese quanto era grande la sua presenza fra gli uomini, e dopo ancora che veramente era Dio fatto uomo in mezzo alle sue creature.

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,28-30 di giovedì 8 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana dopo la seconda Domenica dopo la Dedicazione

IL VANGELO DI MERCOLEDI’ 7 NOVEMBRE

“In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù parlò agli scribi e ai farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio»” (Gv 8,12-19)

La luce ha effetto se viene accolta. E’ possibile essere la persona più luminosa dell’intero mondo e essere lasciata fuori di casa perché rifiutata. C’è la libertà di ognuno se accogliere o meno quello che viene espresso da un’altra persona. Questo vale anche per persone molto importanti dove i media sono protagonisti nel far accettare opinioni e stili di vita. Ma c’è comunque sempre l’accettazione dell’ascoltatore e la scelta di non abdicare alla propria intelligenza. Gesù, luce per ogni credente, può essere lasciato fuori casa, fuori dalla propria vita per pura distrazione, perché presi dalle molte cose da fare, o per scelta. La Luce, quella vera, quella che induce amore, per illuminare ha bisogno di essere accolta.

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,12-19 di mercoledì 7 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana dopo la seconda Domenica dopo la Dedicazione

IL VANGELO DI MARTEDI’ 6 NOVEMBRE

“In quel tempo. Il Signore Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».” (Gv 12,44-50)

Non una condanna ma la possibilità della salvezza. E’ quello che porta il Signore Gesù tutt’oggi a coloro che credono in lui. Non vi è dunque un atteggiamento inquisivo ma la ricerca di quelle cose buone da valorizzare per creare una situazione di salvezza e redenzione.

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,44-50 di martedì 6 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

SAN CARLO BORROMEO VESCOVO – SOLENNITÀ

IL VANGELO DI LUNEDI’ 5 NOVEMBRE

“In quel tempo. Diceva il Signore Gesù ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e dò la mia vita per le pecore».” (Gv 10,11-15)

Un bravo pastore fa bene alle persone, è vera guida senza interessi personali. Il suo interesse è essere solidale, conoscere e farsi conoscere per poter realizzare, dove possibile, una vera e profonda relazione e indicare la via della salvezza. Un bravo pastore fa bene alla società, fa rifiorire quei valori che permettono il proseguo di un progresso civile contro le sacche d’egoismo e individualismo. Un bravo pastore da la propria vita per le pecore.

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,24-27 di sabato 3 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

II DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE

IL VANGELO DI DOMENICA 4 NOVEMBRE

“Un sabato il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei. Uno dei commensali gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”»” (Lc 14.1a.15-24)

Un uomo fece molti inviti perché aveva preparato un grande banchetto. Ma nessuno degli invitati volle andarvi. Era un invito alla gioia e invece hanno preferito rimanere nel loro piccolo mondo fatto di temporaneità e ben poca felicità. Quell’uomo allora aprì l’invito a tutte le persone. La gioia non può aspettare i capricci di alcuni che avevano il diritto e la precedenza a quell’invito. La gioia, l’amore non può rimanere senza i destinatari e allora a tutti ma proprio tutti è data la possibilità di accedervi.

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,24-27 di sabato 3 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana dopo la prima Domenica dopo la Dedicazione

IL VANGELO DI SABATO MATTINA 3 NOVEMBRE

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».” (Mt 16,24-27)

Nell’umiltà si scoprono molte cose che altrimenti sarebbero ignorate. L’umile prende e sopporta la sua croce i suoi problemi e drammi della vita. Il Signore Gesù la rende trasportabile. In questo trasporto ci si perde spesso per altre persone perché gli si vuole bene e c’è la volontà di fare un qualche cosa per loro. E’ come rinnegare se stessi ma questo fa ritrovare se stessi come mai prima.

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,24-27 di sabato 3 novembre 2018 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)