Mercoledì della settimana dopo la Dedicazione

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 23 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.” (Mc 6,7-13)

I Dodici vengono inviati da Gesù per annunciare il messaggio di speranza, liberare dal male e guarire. Quando Gesù era presente e poi ai primi tempi della Chiesa, il messaggio della buona novella era sempre accompagnato da una grazia ed era sempre evidente, visibile alle persone ivi presenti. Oggi il messaggio della buona novella è a volte accompagnato da segni di grazia ma spesso sono bloccati e inespressi dalla diffusa incredulità anche fra i credenti. Un maggior affidamento al Signore, una maggiore fiducia è certo la porta per evidenziare la sua presenza nella vita di ogni giorno e allora potrebbero dipanarsi segni di grazia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,7-13 di mercoledì 23 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana dopo la Dedicazione

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 22 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.” (Mc 3,13-19)

Gesù sceglie quelli che vuole perché stiano con lui e per poi predicare e scacciare il male, i demòni.
Anche oggi è così per chi è scelto da Gesù nella vocazione alla vita di speciale consacrazione quali religiosi, religiose, sacerdoti. Si tratta di rimanere con Gesù per capire nel tempo che questo stile di vita non è rinuncia e sacrificio ma è un ingresso a una inaspettata gioia, dove Gesù agisce inaspettatamente e oltre a ogni aspettativa umana nella missione che è stata affidata.
Stare con Gesù è anche un ottimo proposito per le persone che non hanno preso la via di consacrazione speciale e non hanno una missione. Ma l’annuncio della gioia del Vangelo è anche per ogni fedele trovare in esso l’inaspettata azione del Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 3,13-19 di martedì 22 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana dopo la Dedicazione

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 21 OTTOBRE
“In quel tempo. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi ». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,40-51)

Ti conosco e ti ho visto. Gesù si rivolge a Natanaele dicendo che ha un cuore sincero privo di falsità e da questa esclamazione sembra purtroppo che la falsità del cuore era piuttosto diffusa fra gli israeliti. Gesù conosce Natanaele, conosce bene il suo cuore.
La falsità del cuore purtroppo anche oggi è molto diffusa. Il credente dovrebbe sempre tenere presente un aspetto che aiuta a essere più sinceri, quello di essere visti dal Signore. “Ti conosco e ti vedo.”. Gesù ha una profonda conoscenza di ogni sua creatura, e questo si capisce se si tiene bene presente che è colui di cui “hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti”; Gesù è Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,40-51 di lunedì 21 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Dedicazione del Duomo di Milano – Solennità del Signore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 20 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene».” (Lc 6,43-48 )

Il Duomo di Milano è la cattedrale, è la casa di preghiera ed è viva perché vi sono persone fedeli che pregano in esso. Senza la presenza di persone credenti, il Duomo sarebbe solo un monumento vuoto, morto, ammirabile per la sua maestosità architettonica ma perderebbe il suo significato come casa di preghiera per i fedeli ambrosiani. Il Duomo è vivo perché molte persone pregano in esso con quella semplicità che costruisce la Chiesa di Gesù.
Da qui si pongono le fondamenta per una solida fede che nel tempo diventa robusta e resiste alle tempeste dei nostri giorni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,43-48 di Domenica 20 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 19 OTTOBRE
“In quel tempo. Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e il Signore Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.” (Gv 2,13-22)

Nella vigilia della dedicazione del Duomo di Milano, viene proposto il Vangelo dove Gesù sottolinea l’importanza di un luogo di preghiera lontano dai commerci e dalle faccende della quotidianità. Un luogo di preghiera è differente da un negozio o da un mercato o da una associazione onlus. Non è luogo dove si fa commercio o si richiede o si vende un servizio, è luogo di silenzio e di ripresa dello spirito lontano dalle faccende quotidiane. E’ importante che le Chiese siano luoghi dove (al di fuori delle celebrazioni) ci sia il silenzio e la possibilità di riannodare il rapporto con il Signore. Quanto abbiamo bisogno di silenzio esteriore e interiore, nella nostra anima, nella nostra mente per accorgerci di quella presenza che vuole il nostro bene.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 2,13-22 di sabato 19 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

San Luca evangelista – Festa

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 18 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».” (Lc 10,1-9)

La testimonianza della salvezza portata da Gesù perché sia vera e lasci la possibilità libera di scelta, dev’essere semplice, nella povertà delle cose e nella ricchezza dello spirito. Non dev’essere una campagna pubblicitaria per raccogliere consensi, dev’essere un’annuncio di salvezza che rialzi lo sguardo dell’uomo peccatore verso l’inaspettata misericordia di Dio.
Questa testimonianza l’abbiamo scritta nei Vangeli di cui San Luca evangelista è l’autore di uno dei quattro. San Luca ebbe l’ispirazione di scrivere un racconto ordinato per una testimonianza che durasse nelle epoche successive la venuta del salvatore Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,1-9 di venerdì 18 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 17 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».” (Lc 24,44-48)

Gesù da risorto invita alla testimonianza i suoi discepoli per la conversione e il perdono dei peccati per tutti i popoli. Dopo il patimento di Cristo per l’umanità intera è necessaria la testimonianza affinché ciò possa essere conosciuto e scelto da ogni uomo. E’ la possibilità di salvezza che in Gesù trova la via maestra, l’efficace azione del Signore che trova realizzazione attraverso la sua Chiesa. Sarebbe un vero peccato sprecare questa grande opportunità, quel perdono e la gioia della conversione che viene tutt’oggi offerto ad ogni fedele attraverso la Chiesa di Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,44-48 di giovedì 17 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 16 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».” (Lc 23,28-31)

Gesù è in cammino verso la crocifissione, è nel pieno della sua passione, nella sua sofferenza per salvare l’umanità dispersa. Gesù è il giusto, quel legno verde che l’uomo a tutti costi vuole bruciare. Vi è il lamento delle donne che lo stavano seguendo, un pianto, non si sa fino a che punto genuino, che diceva del momento drammatico, della perdita di qualche cosa di importante. Ma questo dramma è in realtà quello dell’uomo che rifiuta Gesù e per questo c’è l’invito rivolto alle donne di piangere su loro stesse e sui loro figli.
Ma dopo la passione, morte vi sarà la risurrezione che cambierà la storia dell’uomo donando la possibilità di salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,67-70 di mercoledì 16 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 15 OTTOBRE
“In quel tempo. Gli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi, dissero al Signore Gesù: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono».” (Lc 22,67-70)

Gesù è probabilmente nel Sinedrio, il supremo consiglio giudaico. In questo luogo viene interrogato sulla domanda chiave: “Sei tu il Cristo?”. Quale è l’identità di Gesù secondo l’autorità giudaica? Ma non c’era una vera ricerca della verità e la volontà di capire, il giudizio su Gesù era già dato: la sua condanna. Alcuni credevano nella figura di Gesù come il Messia ma temevano il giudizio degli altri componenti del consiglio supremo. Questo consiglio lo condannerà con l’accusa di essersi fatto come Dio, ma Gesù è Dio.
Capita a volte di essere accusatori convinti della colpevolezza di una altrui persona. Ma troppo spesso questo è solo un pensiero, una convenienza, una giustificazione verso se stessi. Non si cerca la verità fino in fondo perché conviene quella verità che si è trovata fino a quel punto. Il rischio è quello di condannare una persona innocente per sentito dire.
Cercare la verità nelle cose costa fatica ma dona pace e serenità nel cuore e coerenza cristiana.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,67-70 di martedì 15 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 14 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento».” (Lc 22,35-37)

Gesù mandò i discepoli ad annunciare la buona novella nei villaggi vicini solo con un mantello e poco altro. Quando questo accadde i discepoli non sentirono la mancanza delle loro cose ma si accorsero dell’accoglienza di alcune persone e della gioia di annunciare la buona novella.
Ai discepoli non mancò nulla, e il Signore annuncia che le cose stanno per cambiare, sta per giungere la sua passione e la sua separazione da loro e questo causerà molte prove e sofferenze. Per questo bisogna essere cauti e portare con se la borsa della fede, una sacca di preghiere e una spada di fortezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,35-37 di lunedì 14 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)