Lunedì della settimana della VI domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Lunedì 13 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono dal Signore Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te». E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.” (Lc 8,34-39)

Un uomo era stato liberato dalla schiavitù del male grazie all’azione di Gesù Cristo che con la sua grazia scacciò via tutti i demoni che lo rendevano schiavo. Tutti i demoni finirono in una numerosa mandria di porci che subito su buttarono giù dalla rupe e i mandriani persero la loro mandria.
Invece di gioire della novità della salvezza portata a un uomo, la gente rimane impaurita e chiedono a Gesù di allontanarsi. Probabilmente c’era anche il motivo del grande prezzo pagato, la perdita di una numerosa mandria di porci, per salvare un solo uomo.
Quanto vale la salvezza di un uomo? Quanto vale per me la salvezza di una persona? È giusto valutare la salvezza di un uomo rispetto a un valore economico?
Sono domande difficili da rispondere anche se facilmente senza essere coinvolti si potrebbe rispondere: la salvezza di un uomo vale assai di più di ogni valutazione economica. Ma forse una risposta più equilibrata potrebbe essere: la salvezza di un uomo non può essere economicamente valutata. L’uomo è padrone della economia e non l’economia dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,34-39 di Lunedì 13 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

VI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Domenica 12 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa vigiliare.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».” (Lc 6,20-31)

Una sofferenza vissuta su questa terra potrebbe essere una beatitudine, apre un cammino verso il Signore quando non agendo male si subisce un torto, non cercato, non voluto. Allora in questa situazione di ingiustizia si apre la possibilità evangelica del non restituire il male con il male. Ricevendo il male si può restituire del bene.
Benedire coloro che parlano male e sembrano che lo facciano di professione e molta agilità. Pregare per queste persone fautrici di male perché possano accorgersi del malvagità delle loro azioni e convertirsi.
Questo spegne il male, lo caccia via e apre a una nuova possibilità di pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,20-31 di Domenica 12 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Benedetto, abate

Tempo dopo la Pentecoste
San Benedetto abate, festa
Sabato 11 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».” (Gv 15,1-8)

San Benedetto da Norcia abate, patrono d’Europa, è il patriarca del monachesimo occidentale. La lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco, fanno il modello e la regola del monaco occidentale.
Oggi questo sembra al di fuori di ogni realtà. Come può essere possibile in un società basata sull’informazione e sul continuo essere “on line” una vita da benedettino? Preghiera, meditazione, lavoro, fraternità? Ma proprio per un eccesso di comunicazione, di efficienza lavorativa, di ricerca di risalutati, molti si stanno accorgendo che c’è bisogno di un ritorno ad una dimensione che rispetti l’uomo, la sua dignità e la meditazione, la preghiera sono aspetti molto ma molto importanti.
È un modo per rimanere nel Signore Gesù ed essere nutrito con la vita, quella vera. Altrimenti, rimanendo solo “on line”, si rischierebbe di far passare questa vita come una cosa che si consuma e si getta via.
Rimanere in Gesù è vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8 di Sabato 11 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Venerdì 10 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.” (Lc 8,26-33)

Un uomo aveva permesso che del male fosse in lui. Quest’uomo posseduto da molti demoni non riusciva a essere più se stesso e esprimeva tutto il male di cui era capace. Gesù ha il potere di sconfiggere e allontanare il male. L’azione di Gesù si fa immediata e il male di quest’uomo viene mandato via. Si tratta molti demoni, un legione romana consisteva di circa 5000, 6000 uomini, sono veramente molti demoni, e non si capisce come potessero essere così presenti in un solo uomo. Il male assume dimensioni enormi anche in una sola persona. Ma con Gesù si tiene lontano anche un solo demonio, il male non può fare il suo ingresso e il cristiano può rimanere libero veramente.
La condizione: credere in Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,26-33 di Venerdì 10 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Giovedì 9 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Avvenne che, un giorno, il Signore Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Una tempesta di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all’acqua, e gli obbediscono?».” (Lc 8,22-25)

Gesù salì su una barca con i suoi discepoli. Nonostante la presenza del Signore Gesù sulla barca i discepoli si disperano nella tempesta in cui sono caduti. Sono in una difficile situazione che prende sopravvento su ognuno di loro ed è come se non credessero più nella presenza del Signore fra loro. Eppure era proprio li sulla stessa barca. La fede viene quasi persa sovrastata da un evento drammatico. “Siamo perduti!”.
Ma quante volte la fede vacilla nei casi della vita quando capitano eventi avversi?
“Dov’è il Signore? Si è dimenticato? Sono perduto?”
Forse la domanda più giusta sarebbe: “Ma dove è finita la mia fede?”
Signore, aumenta la mia fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,22-25 di Giovedì 9 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Mercoledì 8 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Andarono dal Signore Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».” (Lc 8,19-21)

La Parola di Dio dovrebbe avere una presenza importante nella vita del credente. Spesso la Parola non è considerata e ci si affida solamente a pratiche di devozione magari molto belle e lodevoli e all’affidamento di alcuni Santi, o a pellegrinaggi mariani.
In questo caso si perde la parte importante che aiuterebbe molto in un cammino di fede che progredisce e si indirizza verso una conoscenza sempre più profonda del Signore. Senza la Parola di Dio è come una automobile senza motore anche se è molto bella e ben tenuta ma non va avanti.
L’ascolto della Parola di Dio e la sua custodia nel cuore come cosa importante fa crescere aiuta e fa capire. Allora qualsiasi devozione, pellegrinaggio diventa un vero valore aggiunto alla fede del credente.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,19-21 di Mercoledì 8 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio Messa per Reparto di Pediatria.

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L’audio della Messa.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».” (Lc 8,16-18)

Una condizione necessaria per essere felici è la verità. Se c’è qualche cosa da tenere nascosto a tutti i costi perché se venisse alla luce sarebbero guai, allora certamente non si è fra le persone felici. Necessita una continua azione per nascondere e questo porta a una catena di peccati come la falsa testimonianza, recitare una vita onesta, essere mentitori verso se stessi.
Una persona che non ha nulla da nascondere è nella luce, nella pace, è felice.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,16-18 di Martedì 7 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di Santa Maria Goretti, vergine e martire

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, il Signore Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché “vedendo non vedano e ascoltando non comprendano”. Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».” (Lc 9,57-62)

Molte persone accorrevano al Signore Gesù per i più svariati motivi. Solo una parte sarebbe poi stata fedele e perseverante al messaggio di salvezza.
Con una parabola Gesù fa capire che ci sono persone che pur ascoltando si dimenticano subito, altre custodiscono la memoria ma alle prime difficoltà lasciano perdere tutto, il loro cuore è altrove. Altre ancora sono più vicine alla Parola ma la asciano per via delle preoccupazioni e attrazioni del mondo. Infine, vi sono coloro che ascoltano e custodiscono la Parola e producono frutto, bene, amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,57-62 di Domenica 5 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
V Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».” (Lc 9,57-62)

Gesù insegnava e praticava molti segni per annunciare il Regno di Dio. Alcune persone rimanevano colpite dal suo insegnamento e dalla sua persona che infondeva fiducia, speranza. Alcune decidevano per conto proprio di abbandonare tutto e di seguire Gesù, altre erano chiamate direttamente dal Signore Gesù.
Alcune delle prime persone che volevano di loro volontà seguire il Signore Gesù, non avevano però fatto un discernimento adeguato magari spinte dall’entusiasmo del momento. Gesù insegna subito la condizione del discepolo che a volte può essere severa:
«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo», e «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
Altre sono invece direttamente chiamate dal Signore Gesù non sono pronte alla chiamata e prima vorrebbero fare altre cose umanamente giuste ma non lo sono nell’esigenza del Vangelo per chi è chiamato ad annunciarlo:
«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
La grandezza d’amore dell’annuncio del Vangelo supera qualsiasi esigenza umana, è annuncio di salvezza ad altre persone che grazie a questo possono cambiare vita. Ecco come può essere capita la frase: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. Sono i parenti che non vogliono aderire al Vangelo ed è quasi impossibile convincere un proprio parente. L’invito è quello di dedicarsi a evangelizzare altre persone (che non sono parenti).
Gesù aiutaci a essere piccoli annunciatori del Vangelo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,57-62 di Domenica 5 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Memoria facoltativa di Santa Elisabetta di Portogallo

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».” (Gv 10,14-18)

Vi è una conoscenza reciproca fra le pecore e il buon pastore: « … conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me … ».
Gesù instaura un rapporto di conoscenza reciproca, di fiducia e una profonda amicizia. Ma come tutte le amicizie questa può essere messa a rischio e non certo dal Signore Gesù ma dall’uomo. Per esse uno solo gregge e un solo pastore necessita un grande sforzo da parte di ognuno. Qualsiasi comportamento che induce a separazione comporta una frattura nel gregge e nella amicizia di Gesù. Qualsiasi comportamento che induce alla unità, alla coesione, alla importanza di essere assieme, contribuisce invece ad un solo gregge e a un solo pastore. In quest’ultimo caso c’è l’umiltà, la via cristiana d’eccellenza che porta alla gioia nell’intimo del cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,14-18 di Sabato 4 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)