Venerdì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

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Memoria delle Ss. Perpetua e Felicita, martiri
1° venerdì del mese: Sacro Cuore di Gesù

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 7 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».” (Mc 7,1-13)

I discepoli di Gesù si comportavano liberamente facendo anche delle azioni che violavano la tradizione ebraica nel lavaggio puntuale e rigoroso delle mani prima di prendere cibo. Questo scandalizzava alcuni farisei e alcuni scribi che criticavano Gesù a riguardo. Ma in essi c’era ipocrisia poiché nella tradizione erano state introdotte norme che annullavano la parola di Dio. L’esempio portato da Gesù si riferisce alla possibilità di togliere la sussistenza dei figli ai genitori dichiarando che tutto ciò è offerta a Dio. Questo è gravissimo peccato poiché viola il quarto comandamento: “Onora tuo padre e tua madre” annullando di fatto un comandamento di Dio.
La tentazione di usare Dio per i propri scopi è in essere anche oggi. L’affidamento al Signore è la via migliore per evitare simili errori e dirigersi sulla via della carità e dell’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,1-13 di venerdì 7 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

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Ss. Paolo miki e compagni, martiri

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.” (Mc 6,33-44)

Gesù insegnava alla folla molte cose perché aveva compassione delle molte persone che erano venute ad ascoltarlo e gli donava parole di vita. La fame della Parola del Signore era talmente tanta che giunta a sera non avevano da mangiare e i villaggi più vicini erano a una certa distanza. I discepoli chiedono al Signore Gesù di congedare la folla perché possano procurarsi da mangiare. Ma qui c’è già una pretesa dei discepoli, dicono a Gesù che cosa deve fare ed è una pretesa molto diffusa anche oggi.
“Dio deve ascoltarmi”, “Dio deve guarire questa vita”, “Dio deve agire così e così”. Spesso non ci si accorge ma si pretende da Dio come deve comportarsi secondo il nostro pensiero. Ma forse una dizione più corretta sarebbe:
“Dio, ascoltami se vuoi”, “Dio ti scongiuro guarisci questa vita”, “Signore intervieni come tu vuoi ma intervieni non scendo me ma come tu desideri”.
Gesù conduce subito i suoi discepoli verso una direzione diversa da quella da loro pensata. Compie la moltiplicazione dei pani e dei pesci. C’è un modo diverso di agire di Dio che può tutto e se vuole può dare dei segni qui in terra per aiutarci a capire che la nostra esistenza è diretta verso l’infinito oltre a quella terrena. C’è l’abbondanza di Dio che vuole che tutti siano saziati e condotti verso la salvezza. Ma questo dipende dall’uomo, dalla sua libera scelta se aderirvi o meno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,33-44 di giovedì 6 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

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Memoria di S. Agata, vergine e martire

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 5 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.” (Mc 6,30-34)

Gesù inviò i dodici apostoli in missione per evangelizzare i luoghi circostanti. Al loro ritorno gli apostoli riferiscono a Gesù. C’è un clima di gioia per questa esperienza e si recano in un luogo lontano dalle folle per riposare.
Ma la folla li raggiunse e Gesù ebbe compassione capendo che erano desiderosi di essere guidati e istruiti da una persona che finalmente dice la verità. Allora si mise a predicare per infondere fede, speranza, carità nei loro cuori.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,30-34 di mercoledì 5 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 4 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.” (Mc 6,1-6a)

Gesù trovò l’incredulità nella sua patria, nella regione dove era cresciuto e ben conosciuto. Vi è meraviglia del Signore riguardo a questo scetticismo nonostante i molti prodigi da lui compiuti e risaputi. Trovò degli animi scettici, increduli e ponevano argomentazioni per rafforzare i dubbi piuttosto che accettare con gioia una persona che faceva nient’altro che il bene. Gesù suo malgaro divenne motivo di scandalo per via di ragionamenti fallaci da parte di coloro che lo conoscevano: come è possibile che Gesù sia così sapiente se è cresciuto qui, figlio del falegname? Si tratta di una disposizione d’animo: o accettare il profondo cambiamento di una persona che si conosce oppure costringerla a rimanere negli schemi e ruoli già dati e fissati. Purtroppo troppo spesso capita la seconda scelta. Ma la gioia di essere cristiano consiste anche nel cogliere e accettare quei cambiamenti in bene delle altre persone.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1-6a di martedì 4 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

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Memoria facoltativa di S. Biagio, vescovo e martire

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 3 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Molta folla seguiva il Signore Gesù e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».” (Mc 5,24b-34)

Una donna con una fede nel Signore Gesù, tocca il suo mantello e viene sanata. Stupisce che Gesù sente uscire la forza sanante ma non individua chi è stato sanato.
La fede di questa donna fa si che sia guarita ancor prima che Gesù stesso le doni la guarigione. La fede nel Signore Gesù ha una forza in se, credere nel Signore è come se mettesse la persona in un piano differente da quella non credente. Un piano di fiducia, di speranza e di interventi divini che possono capitare nella vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,24b-34 di lunedì 3 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Presentazione del Signore

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Festa del Signore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 2 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.” (Lc 2,22-40)

I genitori di Gesù obbediscono alla Legge ebraica e si recano al Tempio per due riti.
Il primo è la purificazione della donna che ha partorito un bambino maschio dopo quaranta giorni dalla nascita.
Il secondo è la presentazione di Gesù al Tempio davanti a un sacerdote perché è il primogenito, e dev’essere riscattato tramite un sacrificio di animali.
Questa è l’occasione di due incontri, Simeone e la profetessa Anna.
Simeone attendeva la consolazione d’Israele e lo Spirito Santo lo portò nel Tempio presso i genitori del bambino Gesù e capì che era di fronte alla redenzione d’Israele. Finalmente vi sarà colui che porterà verità, svelerà quello che c’è nei cuori e per questa ragione molti cadranno e molti si rialzeranno. Anche Maria dovrà soffrire come una spada che trafigge l’anima, un dolore intenso per via della passione del Signore.
La profetessa Anna si avvicina e anch’ella si accorge di quel bambino, è la redenzione di Gerusalemme, la possibilità dell’estinzione del suo peccato.
È una epifania, una manifestazione del Signore Gesù che infante è già luce per le genti, è già speranza. Una festa di luce che vuole riscaldare i cuori che sperano nel Signore, nella sua giustizia, verità e grazia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,22-40 di Domenica 2 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Memoria del B. Andrea Carlo Ferrari, vescovo

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 1° FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire. Allora la folla gli rispose: «Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come puoi dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?». Allora Gesù disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce».” (Gv 12,31-36a)

Gesù è la luce che fende le tenebre.
Le tenebre possono attrarre ma non si sa dove si va a finire. Spesso sono inganno, raggiro, illusione di una via facile che poi porta alla mortificazione dell’anima. L’illusione di una vita facile senza drammi è molto presente, e quando capita qualche problema si tenta di eliminarlo anche a costo di danneggiare altre persone. È la via delle tenebre.
La concretezza di una vita fatta di difficoltà ma anche di gioie vivificando la fede nel Signore, è la via della luce dove ogni problema viene affrontato con il suo aiuto, si sa dove si sta andando. Non è certo la promessa di una vita felice ma senz’altro vera con la certezza nella fede dell’aiuto del Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,31-36a di sabato 1° febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Memoria di S. Giovanni Bosco, sacerdote

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 31 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Essendo il Signore Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Gioirà, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare” (Mc 5,21-24a.35-43)

Gesù risuscita da morte una bambina di dodici anni, figlia del capo della sinagoga. La fede è sempre il principale motivo che fa agire Gesù, e guarisce. Affidamento, fiducia, fede in Dio sono motivo di inaspettate azioni del Signore Gesù che risuscita questa bambina.
Gesù è venuto per le dodici tribù di Israele, dodici è l’età di questa bimba, per risuscitarle, per togliere dall’immobilismo spirituale in cui sono cadute. Dove non sembra ormai possibile, il Signore Gesù riesce a risanare situazioni impossibili all’uomo. Questa grazia ha un accesso: la fede. «Non temere, soltanto abbi fede!». Con la fede è possibile realizzare e sanare cose impossibili all’uomo, è l’azione del Signore Gesù che viene incontro con la sua infinita misericordia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,21-24a.35-43 di venerdì 31 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 30 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.” (Mc 5,1-20 )

Gesù guarisce un indemoniato posseduto da spiriti impuri, circa duemila come una legione di soldati. È una grossa guarigione che libera un uomo da una forte schiavitù, impossibile da eliminare per l’uomo. Gesù ridona la libertà e quest’uomo riconquista la dignità. Ma questo ha un prezzo, molto alto da un punto di vista economico, duemila porci sono perduti. La comunità di quel luogo è messa alla prova: un uomo quanto può valere? Vale il sacrificio economico come la perdita di un capitale in porci, ben duemila? Sono domande che anche oggi feriscono gli animi, poiché non sarebbe scontata la risposta.
La comunità di Gerasèni prega Gesù di allontanarsi per via del timore di altre guarigioni che potrebbero provocare ulteriori perdite economiche.
Ma quanto vale un uomo?
Anteporre interessi economici alla salvezza di un’anima è certo un grave peccato.
D’altro canto guarire un’anima con elevato costo economico che ha come conseguenza la rovina di alcune persone ledendo la loro anima, merita una riflessione.
La via giusta è sempre quella evangelica dell’amore per attuare sempre una scelta ragionata e giusta, salvando uomini donne senza ledere altri uomini e donne.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,1-20 di giovedì 30 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 29 GENNAIO 2020
“In quel medesimo giorno, venuta la sera, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».” (Mc 4,35-41)

Una tempesta di grandi dimensioni si abbatte sulla barca con a bordo i discepoli e Gesù. I discepoli hanno paura e pensano che non c’è più nulla da fare se non svegliare Gesù. Inaspettatamente, Gesù dopo aver calmato la tempesta collega la paura dei discepoli alla loro poca fede: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Nonostante il Signore era con loro nella barca ebbero paura.
Ma se si è veramente con il Signore, se veramente si ha fede, non c’è paura alcuna che possa far inciampare. Non avere paura, il Signore è con te se la tua fede è piena. Signore aiutaci nella nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,35-41 di mercoledì 29 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)