Lunedì della V settimana di Avvento – Commemorazione dell’annuncio a S. Giuseppe .

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 16 DICEMBRE
“In quel tempo. Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.” (Gv 1,6-8.15-18)

All’inizio della novena di Natale nel Rito ambrosiano si ricorda l’annuncio a san Giuseppe lo sposo di Maria. Un annuncio di speranza che invita San Giuseppe a non aver timore di prendere come sposa Maria anche se ella è incinta del Creatore di entrambi.
Chi non avrebbe avuto timore se non paura nell’essere coinvolto nell’evento più importante della storia dell’uomo?
Giuseppe è l’uomo giusto e prontamente ascolta l’annuncio dell’angelo e accoglie con se la sua sposa. Non dubita dell’annuncio evangelico, è uomo di fede, di estrema carità, silenzioso, non ha paura.
All’inizio della Novena di Natale, san Giuseppe intercedi per ogni fedele perché possa aprire il suo cuore nel Natale del Signore Gesù, possa accogliere la luce che vuole dipanare le tenebre indirizzando i passi sulla via della pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,6-8.15-18 2 di Lunedì 16 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

V Domenica di Avvento – Il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 15 DICEMBRE
“In quel tempo. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Giovanni proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. ” (Gv 1,6-8.15-18)

La venuta di un uomo mandato da Dio è l’inizio della speranza dell’uomo, del riscatto per riacquistare la dignità perduta. L’uomo mandato da Dio è Giovanni il Battista che annuncia la luce che tutti attendevano. La luce è il Signore Gesù, venuto per rischiarare coloro che sono nelle tenebre.
Il Precursore, Giovanni il Battista, è colui che percorre innanzi e senza paura testimoniando la venuta dell’evento più importante della storia dell’uomo: il Messia, Cristo.
Colui che era prima viene dopo Giovanni il Battista con la grande certezza di aver già ricevuto dal Signore “grazia su grazia”. Vi è un’abbondanza di bene del Signore Gesù che è annunciata dal Precursore, un’abbondanza per l’uomo perché abbia la certezza di non essere solo e disperato in una esistenza che al più presto terminerà, ma al contrario la possibilità di un’esistenza che non ha termine in una rinnovata comunione con il Signore.
“Grazia e verità” sono presenti grazie a Gesù Cristo che non vuole far mancare nulla all’uomo.
Sta a noi decidere di accogliere Gesù Bambino in questo Natale in una rinnovata fede e speranza.
Vieni Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 1,6-8.15-18 2 di Domenica 15 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Sabato della IV settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 14 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».” (Mt 21,28-32)

I “pubblicani e le prostitute” che hanno creduto all’annuncio dell’avvento del Signore Gesù hanno la possibilità di essere nel regno di Dio, avanti a quelli che si consideravano dotti e sapienti. Sono quelle persone che erano considerate certamente lontane dal regno di Dio, impossibilitate ad entrarvi perché le loro azioni erano considerate troppo gravi.
Ma ognuno per quanto abbia peccato se si converte al Signore Gesù con comportamenti che non sono più di peccato, allora ha la possibilità di essere fra i beati nel regno di Dio e di superare di gran lunga coloro che si pensano giusti e sapienti.
L’ascolto dell’annuncio della venuta del Signore Gesù è da rinnovare ogni anno sapendo bene di non essere sapienti e dotti ma bensì bisognosi dell’amore del Signore Gesù.
Vieni Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32 di sabato 14 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Venerdì della IV settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 13 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini? ». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Mt 21,23-27)

Gesù entrò nel tempio e trova i capi dei sacerdoti e gli anziani che continuano a criticarlo e a accusarlo. Gesù fa emergere il loro modo di operare. Non è sincero, non dice quello che pensano ma è un modo che si adatta alla situazione in cui vi si trova. Per queste persone non ha importanza quello che si pensa, non serve dire verità ma serve fare quello che conviene nella situazione in cui ci si trova per avere la maggiore approvazione. Persone che non fanno il bene per il popolo, ma fanno il bene per loro stessi, una delle forme di egoismo più gravi perché si trascura il bene e promuove il male dando il cattivo esempio. In pratica persone che promuovono la decadenza della società perché non fanno più opere buone a favore della gente ma la sfruttano. Sono diventate come un albero che non produce più frutti.
L’Avvento del Signore Gesù ci conduce verso riflessioni di verità nella quale possiamo trovare quel piccolo bambino Gesù che vuole venire nei nostri cuori. Facciamo verità in noi stessi, diciamo quello che pensiamo.
Vieni Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,23-27 di venerdì 13 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della IV settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 12 DICEMBRE
“La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».” (Mt 21,18-22)

Gesù dopo essere entrato in Gerusalemme ed essere riconosciuto solo da una parte della popolazione come un profeta, e dopo essere stato criticato dagli scribi e farisei, la mattina seguente ebbe fame.
Una fame di frutti di buone opere, di verità, di comportamenti sinceri,di desiderio dell’uomo che possa finalmente andare verso la sua salvezza. Ma non trovò altro che foglie. Trovò solo superficialità umana, pochi frutti se non foglie. Ed ecco che quest’albero, la Gerusalemme, che poteva fare frutti invece è arido come un fico d’inverno senza frutti.
Ma la fede è la forza che può ribaltare le situazioni più difficili, dove c’è fede c’è speranza, c’è la possibilità di un ritorno a una nuova umanità che si fa vicina a Dio e possa finalmente dare frutti di buone opere.
Vieni Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,18-22 di giovedì 12 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della IV settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 11 DICEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri”». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: “Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode”?». Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte..” (Mt 21,10-17)

Gesù al suo ingresso della città di Gerusalemme è riconosciuto da alcuni come profeta, per altri era sconosciuto e altri ancora avevano dubbi.
Dopo aver cacciato via il mercato dal tempio, Gesù guarì molti e i bambini presenti lo osannarono. Per questo fu molto criticato dai capi dei sacerdoti e dagli scribi.
Ma sono proprio i bambini nella loro innocenza a dire la verità, a riconoscere in Gesù una persona importante a tal punto da rivolgere un inno che normalmente è dedicato a Dio. E Gesù è Dio fatto uomo.
I bambini a volte insegnano molto agli adulti, nella loro semplicità e nella loro innocenza dicono delle verità che fanno riflettere le persone più grandi e a volte a correggerle verso una vita non più ipocrita ma riabitata alla verità.
Un piccolo bambino Gesù è atteso perché vuole portare verità nei cuori di ognuno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,10-17 di mercoledì 11 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 10 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».” (Mt 19,23-30)

“è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.
L’affermazione di Gesù è riferita a un ricco, uomo onesto, che a causa delle sue molte ricchezze decide di non seguire Gesù.
Ma “a Dio tutto è possibile”.Dove l’uomo non riesce vi è la possibilità dell’azione di Dio,.e questa non è secondo gli schemi e pensieri umani. Essa è un’azione divina secondo il suo volere: se intervenire, quando farla e la modalità nella quale farla..
La decisione di Dio se intervenire è una grazia, un intervento sovrannaturale di grande generosità: non si può pretendere l’intervento divino, e quando questo accade è per il suo eccesso d’amore nei nostri confronti. Non è un diritto l’intervento di Dio, è un dono, una grazia, un gesto d’amore.
Poi l’azione divina differisce molto spesso nel modo e nei tempi da quanto l’uomo immaginava.
Meritiamo veramente che ci sia un intervento divino nella nostra esistenza o nell’esistenza di altrui persone? Forse no. Ma a volte il Signore senza che ce se ne accorga, interviene per raddrizzare quei percorsi molto contorti in cui ci si era infilati.
Vieni Signore Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,23-30 di martedì 10 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Immacolata concezione della B. V. Maria – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 9 DICEMBRE
“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».” (Lc 1,26b-28)

La beata sempre Vergine Maria è preservata da ogni macchia del peccato originale, l’Immacolata concezione.
La tendenza di voler peccare, la tendenza dell’uomo ad essere egoista a prendere per se le cose e le persone insita nel peccato originale, questa tendenza non è stata presente nella beata Vergine Maria. Ella non aveva l’inclinazione a peccare, ciò era estraneo a lei perché fu ricolmata dei favori di Dio: “Rallegrati piena di grazia”. La grande grazia di Dio per Maria affinché fosse preparata a ricevere il suo Creatore e lo mettesse alla luce come uomo.
La tendenza di quel peccato all’origine in Maria non c’è, quel peccato commesso da Adamo ed Eva, dove si erano illusi della la possibilità di far a meno di Dio e di essere come Dio. Di quell’albero della conoscenza del bene e del male non ne dovevano magiare ed era l’unico comandamento di Dio all’origine dell’umanità. Questo dava la possibilità di scelta all’uomo se essere solidale con Dio, oppure, disobbedendo, scegliere un’altra strada. Dio diede questa libertà di scelta con questo unico comandamento in modo che l’uomo potesse scegliere. E scelse il peccato.
La Beata Vergine Maria Immacolata è colei che è preservata da questa macchia e riporta la speranza nel mondo che è possibile una esistenza in comunione con Dio evitando il peccato. L’Immacolata donerà Gesù, la verità: l’amore, la misericordia di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-28 di lunedì 9 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

IV Domenica di Avvento – L’ingresso del Messia

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 8 DICEMBRE
“In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». ” (Mt 21,1-9)

“Osanna nel più alto dei cieli!”, Il Messia entra nella sua Gerusalemme, è il suo ingresso fra la sua gente, un ingresso semplice, umile, il più grande cavalca un puledro d’asina che rappresenta la mansuetudine, la bontà, la pazienza di colui che la cavalca. Un Re avrebbe fatto un ingresso mostrando la sua potenza, la gloria, la forza di un governante che si impone. Gesù mostra la novità, un Dio vicino ad ogni sua creatura che chiede di essere accolto senza alcuna imposizione ma chiedendo il permesso.
Gesù con questo stile vorrebbe fare un ingresso in ogni cuore, in ogni persona che lo permetta. Un ingresso rispettoso, delicato e nello stesso tempo con la sua fiamma viva d’amore che vuole donare per far ritornare la vita accesa di quell’amore che solo lui sa dare.
Questo ingresso è anche per te in questo Natale. Un ingresso come un piccolo bambino bisogno di tutto che chiede e vuole dare amore. Glielo permetti? Gesù vorrebbe e tu lo vorresti? Permetti in questo Natale a Gesù di venire nel tuo cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,1-9 di Domenica 8 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Ordinazione di Sant’Ambrogio – Solennità

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 7 DICEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ad alcuni farisei che erano con lui: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore».” (Gv 9,40a;10,11-16)

L’Arcivescovo di Milano ha il grave compito di reggere la Diocesi con le sue cure pastorali coadiuvato dai suoi sacerdoti e tutto questo per il popolo di Dio, per i fedeli della Chiesa che in quel luogo dimorano.
I fedeli e i sacerdoti stessi pongono questo aspetto in secondo piano perché la figura dell’Arcivescovo si vede solo in occasioni particolari data l’estrema grandezza della Diocesi di Milano. In realtà l’Arcivescovo ha lui la cura pastorale e delega i suoi sacerdoti come ministri che seguano le sue indicazioni perché vi sia la comunione fra fedeli, sacerdoti, Arcivescovo, e tutta la Chiesa Cattolica.
Sant’Ambrogio è il punto di riferimento della Diocesi di Milano, il fondatore del Rito ambrosiano. E’ stato un buon pastore, teneva ai suoi sacerdoti e ai suoi fedeli con tutto il cuore, vi metteva quella passione mettendo a disposizione per questo la sua vita. Disposto a rinunciare a se stesso a favore del suo gregge donando la propria vita. Con questo modo d’operare ha riunito i fedeli della Diocesi grazie alla sua testimonianza di vivo amore per il Vangelo e i fedeli.
C’è molto bisogno di sacerdoti che siano in profonda comunione con il Vescovo con una grande dimostrazione di unità fraterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 9,40a;10,11-16 di sabato 7 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)