Lunedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

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Memoria facoltativa dei Ss. sette fondatori dell’ordine dei Servi della B. V. Maria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 17 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».” (Mc 10,35-45)

“Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore”. La grandezza di una persona si misura nello spendersi per le altre persone perché vi sia un mondo migliore. Non è l’essere stimato e considerato grande dagli altri ma è essere una persona che vuole contribuire per il bene ed è questo che fa grande una persona. Per questo essere servitore dell’umanità vuol dire essere grande di quella particolare grandezza che difficilmente sarà riconosciuta dalle altre persone.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 10,35-45) di lunedì 17 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Penultima Domenica dopo l’Epifania – Della divina clemenza

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Domenica “della divina clemenza”

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 16 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»” (Gv 8,1-11)

Una grave mancanza era stata compiuta, un tradimento matrimoniale, l’adulterio che è anche oggi peccato grave. Si tradisce la fiducia del coniuge e comunque si viola un patto di fedeltà imperitura. Così facendo si entra in un vicolo fatto di astuzie, bugie, tutto per nascondere l’amante e mortificando la dignità del coniuge, dell’amante e la propria.
Dunque una donna fu sorpresa in adulterio e fu condotta da Gesù perché la giudicasse. La pena era la lapidazione, un lancio di sassi fino alla morte del reo. Il motivo della richiesta a Gesù era per fargli violare la Legge mosaica che prevedeva tale pena e quindi smentirlo nel suo ruolo di maestro.
Ma Gesù è Dio e fa vivere la clemenza, la benignità la comprensione divina a tutte le persone presenti. «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Ma tutti hanno il peccato, e forse quello più grande è nel essere soddisfatti nell’uccidere una persona piuttosto che esserne profondamente addolorati. Tutti se ne vanno e Gesù perdona questa donna «va’ e d’ora in poi non peccare più»”.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 8,1-11 di Domenica 16 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 15 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro il Signore Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».” (Mt 26,59-64)

Gesù viene giudicato dal Sinedrio all’inizio della sua Passione. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio pensavano di risolvere la questione di Gesù cercando un motivo per condannarlo a morte. Per loro sarebbe stata l’eliminazione del problema ma fu l’inizio della fondazione della Chiesa di Gesù. Il Cristo, il Figlio dell’uomo viene condannato perché potesse iniziare la Chiesa a diffondere una nuova speranza, una buona notizia per la salvezza di ogni uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 26,59-64 di sabato 15 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Ss. Cirillo, monaco e Metodio, vescovo, patroni d’Europa

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Ss. Cirillo, monaco e Metodio, vescovo
PATRONI D’EUROPA

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 14 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.” (Mc 16,15-20)

Nella festa del monaco Cirillo e del vescovo Metodio, Patroni d’Europa, il Vangelo ci propone l’invio degli undici Apostoli in tutto il mondo perché ogni creatura possa ricevere la parola del Signore, il Vangelo.
L’intento di questi santi fu proprio l’evangelizzazione delle popolazioni slave, e siccome nel secolo IX non avevano ancora un alfabeto, e i santi Cirillo e Metodio ne inventarono uno adatto per quelle popolazioni in modo da lasciare scritta la Parola di Dio. Quello che inventarono è l’attuale alfabeto cirillico.
Cirillo e Metodio portarono così la Parola del Signore presso popoli affamati di parole di salvezza, un’esigenza nell’intimo di ogni persona che se incontra veramente la Parola del Signore, la sua vita viene mutata verso la speranza e verso la vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 16,15-20 di venerdì 14 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Ss. Cirillo, monaco e Metodio, vescovo, patroni d’Europa

Giovedì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 13 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà. Vennero i farisei e si misero a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva. Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?
E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora? ” (Mc 8,10-21)

Dopo la seconda moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù si trova di fronte all’incomprensione di alcuni farisei che gli chiedevano un segno per potergli credere. Poco dopo si trova di fronte all’incomprensione dei suoi discepoli che non capivano che parlava delle cattive intenzioni dei farisei e di Erode. Nonostante che i discepoli avessero vissuto le due moltiplicazioni dei pani e dei pesci non riuscivano a comprendere chi era Gesù, l’abbondanza della provvidenza del Signore con quelle ceste colme di pane in più e quelle sporte piene di pezzi in più dopo le due moltiplicazioni. Un’abbondanza spirituale nella Parola del Signore e quella della provvidenza per la sussistenza in questo mondo nell’abbondanza dei beni.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,10-21 di giovedì 13 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 12 FEBBRAIO 2020
“In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, il Signore Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.” (Mc 8,1-9)

Gesù sente compassione per la folla che sta con lui da tre giorni. È tale l’attenzione e il bisogno di sentire parole vere che molti non avevano più da mangiare. Il cibo del corpo era finito come esigenza secondaria, prima c’era la parola di Gesù. Gesù prima di congedarli si occupa di sfamarli e lo fa con una ulteriore moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Anche nel deserto è possibile essere ricchi della Parola del Signore e sfamati dalla sua provvidenza. L’affidamento al Signore Gesù è cosa importante per attraversare quei deserti della vita che mettono alla prova, ma con la ricchezza della sua Parola è possibile attraversarli.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,1-9 di mercoledì 12 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

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Memoria facoltativa della B. V. di Lourdes
GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 11 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, il Signore Gesù venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».” (Mc 7,31-37)

Gesù ridona la grazia di ascoltare e la grazia di esprimersi. La guarigione del sordomuto dona dignità all’uomo e lo indirizza per un nuovo cammino dove può finalmente esprimersi. I miracoli del Signore Gesù sono mirati alla salvezza dell’anima perché possa essere libera di esprimere le sue decisioni e le sue azioni.
Pur non essendo sordo o muto, sono veramente capace di ascoltare? Sono anche capace di esprimermi? Forse c’è molto bisogno del Signore per migliorare l’ascolto con la virtù dell’umiltà e quello della comunicazione che dovrebbe essere sempre mirata al bene.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,31-37 di martedì 11 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

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Memoria di S. Scolastica, vergine

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 10 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Chiamata di nuovo la folla, il Signore Gesù diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo». Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.” (Mc 7,14-30)

Quando una persona esprime cose non buone, ad esempio con le parole, le comunica ad altre persone, e queste parole possono essere di impurità, sono come un contagio per le persone che ascoltano. Sono cose cattive che rendono impura la persona che le esprime e possono anche essere contagiose. L’attenzione da porre per mantenersi su una strada buona è quella della vigilanza del cuore che se ha in se cose cattive possono non essere espresse ma date nella preghiera al Signore perché l’animo si plachi e si possa riprendere un cammino buono e giusto. Quello che rende impuro è quando si esprimono cose cattive. Ma se si esprimono cose buone si è su una via che rinnova l’animo e lo consolida nelle fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 7,14-30 di lunedì 10 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo l’Epifania

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DOMENICA

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 9 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.
Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.” (Gv 4,46-54)

Il secondo segno del Signore Gesù secondo Giovanni è la guarigione del figlio del funzionario del re. Si tratta di una manifestazione del Signore in questo tempo dopo l’Epifania nel Rito ambrosiano. Gesù si mostra la sua divinità, è Signore di ogni creatura e può guarire quando egli lo vuole.
Il funzionario del re chiede a Gesù di scendere e guarire il suo figlio. Si tratta di una richiesta di abbassamento del Signore perché potesse essere a contatto con il malato, non è solo un scendere in altezza verso una località sita più in basso, si tratta di scendere del Signore verso una creatura in difficoltà e in malattia. Questa discesa del Signore si realizza in modo immediato e senza che Gesù vada fisicamente dal figlio del funzionario del re. Grazie alla fede del funzionario che credette alla Parola del Signore, il figlio è istantaneamente guarito. Gesù è Signore di ogni creatura.
La vicinanza del Signore anche oggi è universale per chi crede veramente nella sua Parola, per chi veramente ha fede.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 4,46-54 di Domenica 9 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

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Memoria di S. Gerolamo Emiliani

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 8 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,6-14)

Nella conoscenza del Signore Gesù si viene a conoscere anche il Padre, poiché chi conosce Gesù conosce anche il Padre. Gli apostoli avevano avuto l’opportunità di conoscere Gesù, stettero con lui per tre anni. Eppure non lo conobbero bene, ognuno si era fatto un’idea di Gesù ma forse era un po’ troppo personale, idealizzata, e non troppo vicino a quello che invece il Signore è. Gli apostoli comprenderanno tutto alla Pentecoste, dopo la passione, morte e risurrezione del Signore.
Ma anche oggi si fa spesso fatica a credere nelle parole del Vangelo, si è lontani e impegnati in troppe cose terrene. Dunque come riuscire a conoscere Gesù se non per mezzo del Vangelo e dello Spirito Santo donatoci al Battesimo? Questa è la chiave di ingresso per conoscere il Signore, dando un po di tempo alla Parola di Dio, far vivere lo Spirito di Dio che è in ogni cristiano e mettere da parte una idea di Dio spesso troppo personalizzata. Così si inizia una più vera conoscenza del Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,6-14 di sabato 8 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)