MERCOLEDÌ della settimana della II Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 26 GIUGNO
“In quel tempo. I farisei e gli scribi dissero al Signore Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».” (Lc 5,33-35)

Un digiuno sempre fatto in qualsiasi tempo dell’anno anche durante la settimana di Pasqua o di Natale, è senz’altro esagerato e indica a altre persone non certo la bellezza del cristianesimo. Per se stessi forse è solo una illusoria giustificazione che vuole celare cose molto importanti dalle quali forse sarebbe giusto digiunare.
Un digiuno mai fatto indica invece una superficialità e una debolezza del cristiano. In questo caso non c’è neanche il piccolo sforzo dell’astinenza come ad esempio di non magiare la carne tutti i venerdì dell’anno tranne la settimana di Pasqua e di Natale e nelle Solennità come prescrive da sempre la Chiesa.
L’equilibrio nel digiuno da cibo e sempre da eventi peccaminosi è una buona pratica per la persona credente cristiana che la indirizza verso una più profonda comunione con il Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,16b-22b di mercoledì 26 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

MARTEDÌ della settimana della II Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 25 GIUGNO
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».
Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.” (Lc 5,12-16)

Gesù compiva (e compie) opere di guarigione e molti lo seguivano solo per questo. Era giunto colui che guariva e Gesù con questo voleva indicare che era veramente lui il Messia, e la misericordia di Dio veniva incontro con questi gesti miracolosi.
Allora Gesù si ritirava a pregare lontano dalle persone per rimanere sempre nella verità, in una perfetta comunione con Dio Padre lontano da qualsiasi gloria terrena che lo avrebbe fatto re del mondo.
Sono un fedele. Cerco i miracoli? Cerco gesti eclatanti? Cerco il messaggio che arriva dall’aldilà? Se cerco solo queste cose come momenti importanti forse devo molto crescere nella fede che è fatta di fiducia, affidamento, carità, preghiera, senza mai trascurare quella grande preghiera comune della S. Messa. E allora forse incomincio a essere veramente una persona credente.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,16b-22b di martedì 25 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

NATIVITÀ DI S. GIOVANNI BATTISTA – SOLENNITÀ

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 24 GIUGNO
“In quel tempo.
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo».” (Lc 1,57-68)

La solennità della nascita di San Giovanni Battista apre la svolta della storia della salvezza. Nasce colui che preparerà un popolo ben disposto ad accogliere il Messia, il Signore Gesù. La grazia del Signore Dio scende su Elisabetta che sterile e in tarda età da alla luce san Giovanni Battista. Tutto sta a indicare che c’è un disegno di misericordia del Signore che vuole attrarre a se i dubbiosi, i peccatori, coloro che si sono persi nelle faccende della vita. Questo accade già tramite san Giovanni Battista nel quale c’è il segno di una persona voluta da Dio perché compisse la missione di preparazione al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,57-68 di lunedì 24 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

II DOMENICA DOPO PENTECOSTE (Messe del SS. Corpo e Sangue di Cristo)

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 23 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù ammaestrava le folle dicendo: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».” (Mt 6,25-33)

Non preoccuparti! Per quattro volte nel brano del Vangelo proposto, Gesù invita a non preoccuparsi, a non essere ansiosi poiché l’ansia, la troppa preoccupazione tolgono la pace e anche la possibilità di essere in una bella comunione con il Signore.
Le necessità quotidiane non dovrebbero essere fonte di preoccupazione ma occasione di rilancio della fiducia già troppo assente in ogni giornata. Si punta troppo spesso a vedere il negativo e per questo a illudersi che con la preoccupazione si possa risolvere quasi ogni cosa ma esaltando la sfiducia verso Dio e il prossimo. Non ansiosi, non preoccupati, non sfiduciati ma fiduciosi. Colui che ha fiducia non ha la preoccupazione del domani, ma la gioia di affrontare una nuova giornata con la speranza di essere portatore di fiducia e pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 6,25-33 di Domenica 23 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SABATO della settimana della I domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 22 GIUGNO
“In quel tempo. Secondo il suo solito, di sabato, il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: / «Lo Spirito del Signore è sopra di me; / per questo mi ha consacrato con l’unzione / e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, / a proclamare ai prigionieri la liberazione / e ai ciechi la vista; / a rimettere in libertà gli oppressi / e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.” (Lc 4,16b-22b)

La promessa di Dio riguardo la venuta del Messia si è realizzata con il Signore Gesù Cristo. Gesù legge dal rotolo del profeta Isaia uno dei brani che lo riguardano. Quel lieto annuncio indirizzato verso i poveri è quello che Gesù ha realizzato nella sua missione.
Coloro che sono ai margini della società, coloro che sono impoveriti e appesantiti dal peccato, coloro che non avevano speranza alcuna di essere perdonati, sono raggiunti dal lieto annunzio di Dio, del Signore Gesù. C’è la possibilità di essere salvati verso una rinnovata comunione con il Signore Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,16b-22b di sabato 22 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 21 GIUGNO
“In quel tempo. Sul far del giorno il Signore Gesù uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.” (Lc 4,42-44)

Gesù aveva molto predicato, guarito persone e lo cercavano per questo. Sembra che Gesù non voglia rimanere per godere del successo terreno, e ricerca subito la comunione con il Padre in un luogo deserto.
Fuggire da successi terreni anche quelli di Chiesa come ad esempio “sono venute tante persone, molti fanno i complimenti, ….”, allontana dal pericolo di una gloria personale, di insuperbirsi e avvicina a Dio. Dona la possibilità di essere genuini in quello che si dice e in quello che si fa.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca di venerdì 21 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO – Solennità del Signore

Lettura del Vangelo e commento

Lettera ai Corinzi di S. Paolo Apostolo
“Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.” (Corinzi 11,23-26)

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 20 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.” (Lc 11b-17)

Corpo donato e Sangue versato. Il Corpo e il Sangue di Cristo. Non ha voluto lasciarci nel transito terreno, ha voluto donare la sua presenza reale.
L’Eucarestia non è solo un simbolo che rimanda a una memoria di duemila anni fa di quello che fece per tutti noi il Signore Gesù in quell’offerta dove diede tutto se stesso.
L’Eucarestia è veramente il nostro Signore Gesù Cristo che vuole essere presente lungo il cammino faticoso dell’esistenza umana. E’ la ripresentazione dell’unico sacrificio di Cristo. Su ogni altare dopo la consacrazione c’è il Signore Gesù con il suo amore per noi. Non ci vuole abbandonare ma ci vuole amare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di giovedì 20 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SANTI PROTASO E GERVASO, MARTIRI, FESTA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 19 GIUGNO
“In quel tempo.
Il Signore Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!
Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio».” (Lc 12,1b-8)

Per il credente c’è la convinzione nella fede che tutto quello che è stato detto e compiuto nel modo più segreto e intimo possibile è a conoscenza di Dio. Già qui è evidente la misericordia del Signore che non interviene nonostante le molte cose che sono tenute segrete perché immorali, truffaldine, in generale che fanno male al prossimo e, senza rendersene conto, a se stessi. Ma tutto verrà alla luce difronte a Dio che aspetta che il peccatore si converta e deponga la propria maschera d’ipocrisia.
Se non altro per il timore di dover comunque rispondere di malefatte dovrebbe indurre una persona credente anche se un po’ vacillante, a comportamenti più genuini, sinceri e non ipocriti. Ma per il credente che vive la fede dovrebbe essere naturale essere lontano da queste cose per guadagnare in se la pace interiore che altrimenti non potrebbe essere.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 12,1b-8 di mercoledì 19 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

MARTEDÌ della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 18 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.” (Lc 4,25-30)

Ci furono segni prima di Cristo, importanti ma unici, non vi era quell’abbondanza che Gesù donava. Gesù vuole comunicare ai suoi concittadini di Nazareth che hanno difronte una persona importante quanto meno per l’abbondanza delle opere compiute rispetto a quello che accadde prima nella storia della salvezza.
Ma come di consueto, il cuore dell’uomo è duro e si arrampica solo sulle convinzioni personali senza lasciare spazio all’evidenza. Così accadde.
Capita ancora oggi, abili nel costruire schemi logici per affermare convinzioni esclusive e personali spesso lontane da ogni verità. Ma quanta gioia si trova nell’umiltà che accoglie la verità!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 4,25-30 di martedì 18 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

LUNEDÌ della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 17 GIUGNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».” (Lc 4,14-16.22-24)

Gesù con la potenza dello Spirito Santo esprime una profonda sapienza il giorno di Sabato nella Sinagoga del villaggio dov’era cresciuto. Tutti erano meravigliati ma costava molto di più scardinare quei modelli familiari per cui Gesù, il figlio di Giuseppe, avrebbe dovuto essere un buon falegname e non avere quella retorica e sapienza che dimostrava nella sinagoga.
Difficile scardinare i pensieri per cui se una persona da giovane, da piccolo era visto in un certo modo, dev’essere così per tutta la vita, ed è difficile accettare un cambiamento così radicale. Questo accadde a Gesù che non fu accettato a casa sua, era troppo diverso da quel Gesù che avevano conosciuto.
Ma accettare con gioia un cambiamento in positivo in una persona conosciuta, è una grande grazia perché elimina ogni invidia, ogni gelosia aprendosi all’amore reciproco.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni di lunedì 17 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)