SABATO IN ALBIS DEPOSITIS – VII giorno dell’ottava di Pasqua (ormai tolte le vesti battesimali)

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 27 APRILE:
“In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.” (Gv 21,1-14)


Dopo la risurrezione del Signore Gesù e dopo due apparizioni secondo il Vangelo di Giovanni, i discepoli vanno a pescare e sembrano spenti, tornano a quella attività che facevano prima di incontrare Gesù. Quella notte non presero nulla. Ma per la terza volta arriva il Signore Gesù e fa in modo che all’ultimo possano pescare centocinquantatré grossi pesci. Una grande pesca che fa intendere a Pietro che tutto doveva iniziare nella novità e con la gioia del Signore Risorto. La gioia della Pasqua non termina con il termine della festa ma prosegue con quel cambiamento di cuore verso il Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-14 di sabato 27 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)


L’Ottava di Pasqua sta per giungere al termine con il Sabato “IN ALBIS DEPOSITIS”, cioè con le vesti battesimali ormai deposte. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana.

VENERDÌ IN ALBIS – VI giorno dell’ottava di Pasqua

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 26 APRILE :
“In quel tempo. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». (Mc 16,1-7)


La ricerca delle spoglie di Gesù fallisce. Le donne non le trovano ma nel sepolcro trovano un giovane che annuncia la risurrezione del Signore. Non solo, c’è anche la possibilità di vederlo di nuovo come da lui annunciato prima della Passione. Le donne annunceranno tutto ciò ai discepoli perché possa iniziare a comporsi la Chiesa di Gesù che inizierà a prendere corpo dopo la Pentecoste.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 16,1-7 di venerdì 26 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)


L’Ottava di Pasqua comincia dalla Domenica di Pasqua compresa fino alla Domenica successiva compresa detta “della Divina Misericordia”. I giorni feriali vengono chiamati “IN ALBIS”, che significa “in abito” cioè con la veste battesimale indossata. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana. Terminata la quale la si deponeva: “IN ALBIS DEPOSITIS”.

GIOVEDÌ IN ALBIS – V giorno dell’ottava di Pasqua

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO GIOVEDÌ 25 APRILE :
“In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». (Lc 24,36b-49)

Gesù dopo la sua passione e morte appare da Risorto. L’incredulità dei discepoli diventa paura ma subito si muta in gioia. Gesù continua la sua opera di misericordia e pazienza nei loro confronti ma da Risorto.
Dapprima dimostra se stesso in carne e ossa come persona risorta e che poteva magiare. Poi spiega che tutto quello accaduto fu preannunciato nelle cose scritte nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Da qui scaturisce la vera salvezza dell’uomo, la possibilità d’essere rinnovato nella nuova e eterna Alleanza che scaturisce dalla Passione, Morte e Risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo e grazie alla “potenza dall’alto” che rivestirà coloro che diventeranno cristiani.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,36b-49 di giovedì 25 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)


L’Ottava di Pasqua comincia dalla Domenica di Pasqua compresa fino alla Domenica successiva compresa detta “della Divina Misericordia”. I giorni feriali vengono chiamati “IN ALBIS”, che significa “in abito” cioè con la veste battesimale indossata. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana. Terminata la quale la si deponeva: “IN ALBIS DEPOSITIS”.

MERCOLEDÌ IN ALBIS – IV giorno dell’ottava di Pasqua

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO MERCOLEDÌ 24 APRILE :
“In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.” (Lc 24,13-35)

Gesù si affianca a coloro che sono nell’incredulità e nel loro cammino li accompagna dando quell’occasione perché possano riconoscerlo. Gesù rimane vicino nella delusione, nello sconforto ponendo quelle condizioni dove è possibile che il cuore si riscaldi, che possa trovare quel filone d’amore forse da tempo perduto. Il cuore si riscalda, trova una novità di un amore diverso da quello forse vissuto un po’ sommariamente, un amore che diventa gratuito e pieno; riempie di gioia. E’ il Signore Risorto che vuole fare questi doni a chi ha celebrato la sua Pasqua e non abbandona le persone che si sono allontanate da lui.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,13-35 di mercoledì 24 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)


L’Ottava di Pasqua comincia dalla Domenica di Pasqua compresa fino alla Domenica successiva compresa detta “della Divina Misericordia”. I giorni feriali vengono chiamati “IN ALBIS”, che significa “in abito” cioè con la veste battesimale indossata. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana. Terminata la quale la si deponeva: “IN ALBIS DEPOSITIS”.

MARTEDÌ IN ALBIS – III giorno dell’ottava di Pasqua

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO MARTEDÌ 23 APRILE :
“In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.” (Mt 28,8-15)

La gioia pasquale è già nella adorazione delle donne al Signore Risorto. Colui che è vivo si manifesta e vuole rimanere molto vicino a chi gli vuole bene. Subito c’è il primo compito, la prima azione che Gesù chiede da risorto: è l’annuncio da dare ai fratelli, cioè agli apostoli e ai discepoli, e il viaggio che essi dovranno affrontare per rivederlo e vivere la gioia pasquale.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 28,8-15 di martedì 23 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)


L’Ottava di Pasqua comincia dalla Domenica di Pasqua compresa fino alla Domenica successiva compresa detta “della Divina Misericordia”. I giorni feriali vengono chiamati “IN ALBIS”, che significa “in abito” cioè con la veste battesimale indossata. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana. Terminata la quale la si deponeva: “IN ALBIS DEPOSITIS”.

LUNEDÌ IN ALBIS – II giorno dell’ottava di Pasqua

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO LUNEDÌ 22 APRILE :
“In quel tempo. Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.” (Lc 24,1-12)

Alle donne per prime viene rivelata la notizia della risurrezione. E’ la gioia pasquale che inizia dove ci sono i cuori che vogliono bene al Signore Gesù. Una gioia contagiosa che rivela anche l’incredulità dei discepoli alla notizia che la considerano come un vaneggiamento conoscendo il bene che le donne volevano a Gesù.
Comunque essi le ascoltano, e uno di loro verifica che è come è stato riferito. La gioia pasquale inizia a concretizzarsi, la speranza della risurrezione si fa strada, c’è qualche cosa di misericordioso che vuole salvare l’uomo dalla sua cecità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 24,1-12 di lunedì 22 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

L’Ottava di Pasqua comincia dalla Domenica di Pasqua compresa fino alla Domenica successiva compresa detta “della Divina Misericordia”. I giorni feriali vengono chiamati “IN ALBIS”, che significa “in abito” cioè con la veste battesimale indossata. Si riferisce a coloro che hanno ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua la cui veste bianca battesimale veniva indossata per una settimana. Terminata la quale la si deponeva: “IN ALBIS DEPOSITIS”.

PASQUA

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DELLA VEGLIA DI PASQUA DI SABATO NOTTE 20 APRILE:
“In quel tempo. Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto»” (Mt 28,1-7)

IL SIGNORE E’ RISORTO! ALLELUIA, ALLELUIA!

Sembra tutto sia finito, tutto crollato e chi lo ha seguito rimane incredulo, non poteva essere così, non poteva andare così!
“Non è qui è risorto!”
Risorto? Come può essere. Troppo grossa questa cosa. Vive di nuovo? Vive ancora? E’ vivo?
Accade l’imprevisto. Sembrava tutto concluso ma Gesù più volte aveva annunciato: “e il terzo giorno risusciterà dai morti”
Il dolore inizia a mutare in stupore. C’è un nuovo annuncio, il più grande che si potesse ascoltare: “È risorto dai morti”.
E’ risorto per ogni uomo e ogni donna.
E’ risorto per chi si è chiuso nella propria stanza intellettuale che non vuole accettare nulla di altro che fatti e cose che si possono vedere, toccare, e scientificamente provare.
E’ risorto per chi nella propria razionalità ha aperto uno spiraglio dove c’è la possibilità di qualche cosa d’altro che ha il sapore dell’amore che non si può spiegare solo con una reazione chimica nel proprio cervello, C’è qualche cosa di più che si chiama Perdono di Dio.
E’ Risorto per i giusti, gli onesti, gli ingiusti i disonesti.
E’ Risorto per chi è nella malattia perché si accenda la speranza di vivere la beatitudine con Dio.
E’ Risorto per il povero perché poi sia ricco d’amore.
E’ Risorto.
Il Signore vuole donare la risurrezione a tutti coloro che guardano a lui con speranza.
E’ risorto. La grande speranza e cardine della nostra fede cristiana.
Non facciamoci rubare la GIOIA! Oggi è GIOIA. Viviamo la GIOIA!
ALLELUIA IL SIGNORE È RISORTO!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 28,1-7 di Sabato notte 20 aprile 2019, – TEMPO DI PASQUA – Rito Ambrosiano)

SABATO SANTO CELEBRAZIONE AL MATTINO

Passione del Signore

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Lettura del Vangelo e commento

CONTINUAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO:
Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo

“Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: «Dopo tre giorni risorgerò». Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: «È risorto dai morti». Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.” (Mt 27,62-66)


Una tomba ben custodita ma non per onorare le spoglie in essa contenute. I responsabili della morte del Signore vogliono mettere una pietra tombale su tutta la faccenda pensando di liquidare così il tutto. Hanno perso la vista, l’ascolto, il cuore. Ma il Signore Gesù è morto in Croce anche per loro.
Un silenzio assordante continua in questo Sabato Santo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 27,62-66 di Sabato Santo 20 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ SANTO CELEBRAZIONE VESPERTINA

«NELLA DEPOSIZIONE DEL SIGNORE»

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Lettura del Vangelo e commento

CONTINUAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO:
Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo

“Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.” (Mt 27,57-61)

Un uomo ricco diventato discepolo di Gesù fa un gesto di rispetto, gli cede il suo sepolcro perché sia li deposto. E’ un’opera di misericordia verso le spoglie di Colui che è la Misericordia.
Cala il silenzio. Le tenebre sembrano impadronirsi del mondo. Non c’è più Colui che annunciava la speranza e ridonava la vita. Si è immolato. Cala il silenzio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 27,57-61 di Venerdì Santo 18 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Passione e morte del Signore

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ SANTO 19 APRILE:
Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, «si divisero le sue vesti, tirandole a sorte». Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
[A questo punto si spegne ogni luce, tutti s’inginocchiano e, mentre la campana annuncia la Morte del Signore, si spoglia l’altare. Un grande silenzio cala sulla chiesa; poi la lettura prosegue con tono di voce più sommesso.]
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.” (Mt 27, 1-56)


Giuda dopo la condanna di Gesù, si pente del suo tradimento rendendosi conto del sangue innocente di Cristo ma ancora una volta prende la via sbagliata: si uccide.
Gesù mite come agnello senza alcuna macchia viene portato verso la sua esecuzione e tutta la folla incita perché questo accada: “Sia crocefisso”. La folla fu convinta da quei capi che dovevano essere i pastori illuminati ma invece erano caduti nelle tenebre avvolti dalle sirene del male trascinando con se la folla: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
«Costui è Gesù, il re dei Giudei», è quella scritta posta sulla Croce del Signore che dice il vero, un Re che offre come supremo servizio la sua vita per ogni suo suddito. Gesù è crocefisso, innalzato e attirerà tutti a se.
“Scenda ora dalla croce e crederemo in lui”. Così l’ultima astuzia per bocca di quelle persone che dovevano essere i suoi collaboratori, i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani, proprio loro.
Ma l’umile e mite Gesù consegna il suo spirito nella piena fedeltà a Dio Padre e sconfiggendo ogni tentazione del maligno.
Tutto è compiuto.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 27,1-56 di Venerdì Santo 18 aprile 2019, – SETTIMANA AUTENTICA – Rito Ambrosiano)