Mercoledì della VI settimana di Pasqua

san Filippo Neri, sacerdote
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Mercoledì 28 Maggio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,7-14)

La conoscenza del Signore Gesù si realizza in un percorso di fede che evolve nel tempo non senza impedimenti, incertezze, dubbi. Così è accaduto agli stessi Apostoli con le loro incertezze, dubbi. Gesù chiede di aver fiducia in lui, chiede di essere creduto perché così si potranno compiere opere impensabili.
“Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.”
Credere vuol dire ampliare il proprio sguardo dando la possibilità all’esistenza di una sfera spirituale che diventa conoscenza di Dio.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,7-14 – Mercoledì 28 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della VI settimana di Pasqua

san Filippo Neri, sacerdote
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Martedì 27 Maggio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».” (Gv 14,1-6)

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.»
La fede è un valore aggiunto, uno sguardo verso l’eternità, una certezza della presenza del Signore lungo l’esistenza di una vita.
Il Signore è la via, non certo facile e larga ma piena d’amore, è la verità a volte molto scomoda e dura da comprendere e accettare ma è la verità, e infine la vita, il Signore che ha creato tutto è datore di vita.
«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me»


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,1-6 – Martedì 27 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della VI settimana di Pasqua

san Filippo Neri, sacerdote
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Lunedì 26 Maggio 2025

“In quel tempo. Quando Giuda Iscariota fu uscito, il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».” (Gv 13,31-36)

Gesù prima di lasciare i suoi discepoli con la sua passione, morte e risurrezione, dona la speranza con un comandamento nuovo: «che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.»
Gesù è glorificato, in questo dona la sua vita in una grande espressione d’amore per i suoi discepoli e per tutta l’umanità. Invita a fare altrettanto con il comandamento nuovo, invita a donarsi in modo gratuito per amore e non per interessi personali.
In questo c’è l’invito d’essere persone in piena concordia, in cammino insieme con l’unico punto di riferimento che è Gesù.
Persone in concordia, in comunione, testimoniano l’amore di Gesù e donano speranza in un mondo disilluso.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 13,31-36 – Lunedì 26 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

VI Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Domenica 25 Maggio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».” (Gv 16,12-22)

Gli apostoli prima della Pentecoste non sono in grado di portare il peso delle molte cose udite e viste nel loro peregrinare dietro a Gesù. Solo dopo l’effusione dello Spirito Santo saranno in grado di cogliere tutta verità, di portarne il peso con fortezza e viva speranza data dalla nuova presenza dello Spirito di verità in ognuno di loro.
Il peso della verità ha un grande costo umano, si trovano spesso forti opposizioni, critiche, molti preferiscono rimanere tranquilli poiché il costo sarebbe molto caro e così si eviterebbero tribolazioni. Questa scelta porta a una condizione di vita non bella, privata di verità, piuttosto che avere molte tribolazioni si preferisce il silenzio della verità. Ma il costo di scelte simili a queste è ancora più alto, si vive spenti spesso rassegnati a un futuro in declino. La bellezza è nello stare nella verità che dona speranza grazie allo Spirito Santo presente in ogni battezzato.
Gesù anticipa che i discepoli non saranno lasciati soli dopo la passione, morte e risurrezione, vi sarà lo Spirito della verità che sarà poi in ogni cristiano. Ci sarà la tribolazione e tristezza ma tutto ciò si tramuterà in una intensa gioia al rivedere il Signore Gesù dopo la sua risurrezione.
Tempo di Pasqua con l’attesa della Pentecoste, la pienezza della presenza del Signore in ogni cristiano, la vera speranza. Signore fa che i nostri sguardi siano verso la gioia, quella che solo tu puoi donare.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 16,12-22 – Domenica 25 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato della V settimana di Pasqua

san Gregorio VII, papa
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Sabato 24 Maggio 2025

“In quel tempo. Quando ebbe lavato i piedi ai discepoli, il Signore Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».” (Gv 13,12a.16-20)

L’annuncio del Signore della sua imminente Passione dopo l’ultima cena con i suoi discepoli. Qui vi è anche l’annunzio di un nuovo invio da accogliere, è lo Spirito Santo che se accolto è accogliere Gesù ed è anche accogliere Dio Padre: «chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato»
Una accoglienza nella fede che fa imparare quanto è importante accogliere le persone, dare ascolto, capire cosa stanno vivendo. Questo è l’iniziare del vivere l’amore nella carità.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 13,12a.16-20 – Sabato 24 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della V settimana di Pasqua

san Beda venerabile, sacerdote e dottore della Chiesa
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Venerdì 23 Maggio 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».” (Gv 12,44-50)

Un riassunto conclusivo delle affermazioni di Gesù è in questo brano di Vangelo di Giovanni.
Credere in Gesù è credere in Dio Padre. Gesù è venuto come luce per sconfiggere le tenebre, per salvare il mondo e non per condannarlo.
Quando si crede nel Signore Gesù si crede in Dio, nell’esistenza di Dio in colui che salva, in quella luce che fende le tenebre, in colui che non delude e non tradisce.
Signore aumenta la nostra fede.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 12,44-50 – Venerdì 23 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della V settimana di Pasqua

santa Rita da Cascia, religiosa
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Giovedì 22 Maggio 2025

“In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia:
«Signore, chi ha creduto alla nostra parola?
E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?».

Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse:
«Ha reso ciechi i loro occhi
e duro il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano,
e io li guarisca!».

Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.” (Gv 12,37-43)

La durezza del cuore degli uomini è conosciuta dal Signore. I profeti la annunciarono più volte e così anche il profeta Isaia dice dell’incredulità di Israele difronte alla gloria del Signore.
Molti in Israele credettero ma coloro che rappresentavano la religione e la politica principale in Israele, i farisei, avevano il potere di espellerli dalla sinagoga, cioè scomunicarli.
Così molte persone non avevano il coraggio di dire ad alta voce che credevano in Gesù e anche questo fa parte del peccato dell’uomo.
Il coraggio di dire quello che si pensa fa parte della dignità dell’uomo, ognuno dovrebbe esercitare con schiettezza l’essere libero di esprimersi.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 12,37-43 – Giovedì 22 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della V settimana di Pasqua

santi Cristoforo Magallanes, sacerdote e compagni, martiri
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Mercoledì 21 Maggio 2025

“In quel tempo. Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».” (Gv 12,20-28)

Alcuni Greci vogliono vedere Gesù. La fama del Signore è giunta a persone straniere, fino ai Greci che vogliono conoscerlo. Gesù capisce che la sua missione ha avuto il suo compimento, è arrivata l’ora della conclusione con la sua prossima Passione Morte e Risurrezione. Qui esprime tutta la sua umanità, il suo turbamento e Gesù si offrirà in dono a tutta l’umanità.
Saranno gli Apostoli a diffondere il Vangelo e perché questo si compia il Signore Gesù dovrà offrire se stesso come vittima senza alcuna macchia. È giunta l’ora di permettere che sia giudicato, condannato, crocefisso, muoia e risorga!
La Speranza si riaccende.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 10,31-42 – Martedì 20 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della V settimana di Pasqua

san Bernardino da Siena, sacerdote
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Martedì 20 Maggio 2025

“In quel tempo. Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il Signore Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.” (Gv 10,31-42)

Alcuni Giudei volevano lapidare Gesù perché aveva detto “Sono Figlio di Dio”.
L’affermazione di Gesù è importante e se umanamente non è credibile perché appare uomo come tutti gli uomini, dovrebbe essere accolta per quello che ha fatto, per i miracoli, e per la sapienza e conoscenza delle Scritture ispirata.
Ma i Giudei avevano chiuso il cuore, e per loro era inconcepibile che un uomo sia apparentato con Dio perché così facendo si fa Dio e nessun uomo può affermare questo. Questa convinzione impediva loro di percepirlo come il Cristo, il Figlio di Dio, Dio stesso.
Ma altre persone ebbero fiducia in lui e credevano.
Aiutaci Signore a essere testimoni del tuo amore, aiutaci ad accoglierti.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 10,31-42 – Martedì 20 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì della V settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Lubedì 19 Maggio 2025

“In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù disse ai Giudei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
A queste sue parole, molti credettero in lui.” (Gv 8,21-30)

Quei Giudei che polemizzavano con Gesù non riuscivano a staccarsi dal loro peccato che impediva a loro di riconoscerlo come il Cristo. Il peccato acceca e cancella l’evidenza anche quella più limpida. Il rimanere nel peccato fa cadere in un vortice dove aumenta sempre di più la sordità e la cecità della persona. Così accade per quei Giudei e così accade ancora oggi purtroppo per non poche persone.
Ma anche quei Giudei così radicati e convinti delle loro idee, avranno quella possibilità di lasciare i loro peccati dopo che avranno fatto condannare e innalzare sulla Croce Gesù.
Questo fa parte del grande mistero della misericordia di Dio che supera anche oggi ogni aspettativa umana, e quei Giudei avranno la possibilità del perdono.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,21-30 – Lunedì 19 Maggio 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)