Mercoledì della II settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 6 Novembre 2024

“In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù parlò agli scribi e ai farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».” (Gv 8,12-19)

Gesù è la luce del mondo, non una qualunque luce ma la luce. Se Gesù è presente nella vita è luce della vita.
Con questa nuova luce si dipanano molte cose, vengono alla luce e comprese situazioni e persone conosciute magari molti anni addietro, alcuni episodi del passato vengono rivisti con nuove scoperte.
Gesù è la luce del mondo e il mondo ne ha estremamente bisogno poiché sembra cieco.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,12-19 – Mercoledì 6 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
martedì 5 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».” (Gv 12,44-50)

Il comandamento di Dio è vita eterna. È citato nelle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: «E io so che il suo comandamento è vita eterna.»
Il comandamento di Dio è certamente da rispettare, da tentare di vivere. Se vissuto come norma e costrizione non produce una vita piena orientata alla gioia. Se si inizia a conoscere che cosa vuol dire rispettare quel comandamento, a conoscere l’amore in esso contenuto, allora lo stesso comandamento viene assunto come facente parte della persona come cosa propria e fondante, come se fosse veramente mio poiché sono stato creato da Dio.
Si tratta di vivere l’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 12,44-50 – Martedì 5 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Carlo Borromeo

Tempo dopo Pentecoste
Solennità
Rito Ambrosiano
Lunedì 4 Novembre 2024

“In quel tempo. Diceva il Signore Gesù ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore».” (Gv 10,11-15)

San Carlo Borromeo fu vescovo nella Diocesi di Milano, all’epoca vastissima, si estendeva nelle attuali regioni della Lombardia, Liguria, Veneto e alcune zone della Svizzera. Visitò ogni angolo, si dedicò alla formazione del clero e alle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, ospedali e ospizi. Utilizzò le ricchezze di famiglia in favore dei poveri.
San Carlo diede un esempio di dedizione verso il gregge al lui affidato come il «Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 10,11-15 – Lunedì 4 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

II Domenica dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
La partecipazione delle genti alla salvezza
Domenica 3 Novembre 2024

“In quel tempo. Un sabato il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei. Uno dei commensali gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”»” (Lc 14,1a.15c-24)

Un uomo invita molte persone scelte per una grande cena. Queste avrebbero dovuto accettare e andare al banchetto condividendo assieme la gioia. Tutti rifiutano. Alcune scuse sono per affari che dovevano concludere, altre per rimanere a casa con i propri cari.
La cosa importante per queste persone sono il commercio, la propria famiglia senza nulla modificare o tentare. Non hanno bisogno di alcuna altra cosa secondo loro ma così facendo rimangono fermi e chiusi alla novità.
La conseguenza di questa scelta è che questi vengono sostituti da persone in apparenza meno degne ma con uno spirito più alto, semplice e più aperto alla novità. Vanno alla cena e sono felici di condividerla con quell’uomo.
C’è un invito di Gesù che vuole la partecipazione alla gioia, non vuole una vita fatta di sofferenze in quanto tale, vuole una vita piena, fatta d’amore e questo lo si può fare se non si rimane chiusi nella stanza, si prende il coraggio di accettare l’invito verso una novità che si incontra solo se si esce dal proprio guscio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 14,1a.15c-24 – Domenica 3 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Commemorazione di tutti i Fedeli defunti

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Solennità
Sabato 2 Novembre 2024

Viene qui riportato il Vangelo del 1° schema della Commemorazione di tutti i Fedeli defunti.
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna».” (Gv 5,21-29)

Oggi commemoriamo tutti i Fedeli defunti. Commemorare vuol dire specialmente in questa giornata fare memoria in forma solenne nella Messa di tutti i nostri cari defunti, e anche per quelli che non si ricordano più, soprattutto per loro ai quali non viene più rivolta neanche una preghiera.
L’uomo nel suo passaggio terrestre è incline a errare, a compiere errori anche se alcuni non cercati ma capitati e purtroppo mettendo a volte qualche cosa di suo. Ma vi sono anche cose belle compiute quando si riesce a esprimere amore.
La misericordia di Dio, la conoscenza della miseria del cuore dell’uomo, dà una grande speranza di passare dalla morte alla vita perché coloro che si affidano con sincerità al Signore Gesù avranno certo la vita e non andranno incontro ad alcun giudizio. La fede è importantissimo veicolo verso un percorso che si apre all’eternità.
La commemorazione di tutti i fedeli defunti è in quest’ottica, la speranza che essi siano già nella beatitudine fra la schiera dei santi grazie alla misericordia di Dio e la preghiera che si innalza per loro e che questo possa capitare al più presto se non sono ancora nella beatitudine in cielo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 5,21-29 – Sabato 2 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Tutti i Santi

Tempo dopo Pentecoste
Solennità
Rito ambrosiano
Venerdì 1° Novembre 2024

“Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
“Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. ” (Mt 5,1-12a)

Tutti i Santi. Un santo è considerato qualche d’uno al di fuori del comune in una vita onesta, lontano dalle oscurità, talmente perfetto nel suo vivere che è irraggiungibile. Il pensiero è: “io non sarò mai un santo, non sarò mai una santa”.
Ma siamo tutti in cammino per essere un giorno santi con i santi. Un santo è persona che ama, che vuole donare amore, quello gratuito, quello che non ricerca cose per sé ma gioisce del bene che vede nelle altrui persone. Un santo ama ed è contento di ricevere amore. Un santo sbaglia, proprio perché ama fa errori e si sporca le mani anche se non era sua intenzione. Un santo non è perfetto, non è l’ideale dell’uomo o della donna perfetti, è persona che vive nelle pienezza amando , gioendo, sbagliando, affidandosi al Signore nei drammi che vive.
La solennità di tutti i Santi è festeggiare coloro che sono già nella beatitudine celeste, hanno vissuto confidando nella misericordia di Dio, lasciandosi plasmare dal suo amore misericordioso che penetra le fibre di ogni cuore riconducendoli a una nuova dimensione d’amore.
Tutti i Santi, oggi vogliamo ampliare la nostra speranza facendo memoria di una moltitudine di persone che hanno già concluso il loro passaggio terreno e sono nel Paradiso. Persone che in modo molto diverso hanno incontrato Gesù, in quel fare gratuito per gli altri, in quel pregare e confidare nel Signore, in quei tentativi spesso falliti di riconciliazione. Amando, amando e ancora amando.
Persone normali che hanno vissuto nella semplicità la loro cristianità e non sono ricordate con un nome sul calendario o in una memoria di qualche Messa.
Queste persone possono intercedere per noi, possono essere quel grande veicolo di speranza e rafforzo di fede.
Tutti i Santi, tutti Voi Santi, pregate perché anche il nostro cammino possa essere cristiano, condito d’amore verso una eternità piena di felicità.
Maria Madonna della Pace intercedi per noi, guidaci verso la pace, che possiamo essere seminatori di pace per essere anche noi un giorno fra tutti i Santi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,1-12a – Venerdì 1° Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della I Domenica dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Giovedì 31 Ottobre 2024

“In quel tempo. Pietro disse al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».” (Mt 19,27-29)

Nella vigilia della solennità di Tutti i Santi nel Vangelo c’è la domanda di Pietro:
«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?»
Cose si ha seguendo veramente il Signore? Non possedimenti, ricchezze, potere e dominio sulle altrui persone. Si ha la gioia nel cuore che vale infinitamente di più, si ha la possibilità di una coscienza serena, si ha la speranza della vita eterna. Certo, non mancano difficoltà e incomprensioni ma si è in un cammino che è verso la santità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 19,27-29 – Giovedì 31 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della I Domenica dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Mercoledì 30 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».” (Mt 19,9-12)

Gesù richiama all’origine della creazione dove l’uomo e la donna sono chiamati ad essere una carne sola e uniti nella fedeltà. Il tradimento è considerato come cosa grave.
Ma vi sono uomini e donne che hanno deciso di non essere sposati, di essere in una particolare comunione con il Signore in una vita consacrata. Un percorso che anch’esso ha le sue bellezze ma anche le sue sofferenze.
Gesù nel vangelo si riferisce a uomini che hanno deciso di essere non sposati per il regno dei cieli. Anche oggi vi è bisogno di testimoni del Vangelo in una vita consacrata al Signore per il regno dei cieli.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 19,9-12 – Mercoledì 30 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della I Domenica dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Sant’Onorato di Vercelli, vescovo
Rito ambrosiano
Martedì 29 Ottobre 2024

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.” (Mc 10,17-22)

Quel tale che corse incontro a Gesù gli chiede quali azioni deve fare per avere la vita eterna. Che cosa intende per vita eterna?
La Chiesa dà un aiuto a riguardo:
”Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. « Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore ».” (dal Catechismo della Chiesa cattolica numero 1022)
Quel tale, obbediente ai comandamenti di Dio, non ha il coraggio di fare un ultimo salto di qualità e, liberandosi di ogni suo bene, seguire Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 10,17-22 – Martedì 29 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Santi Simone e Giuda apostoli

Tempo dopo Pentecoste
Festa
Rito ambrosiano
Lunedì 28 Ottobre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».” (Gv 14,19-26)

Oggi si ricordano due Apostoli citati nei Vangeli sempre nelle ultime posizioni dell’elenco dei Dodici.
Simone nel gruppo degli Apostoli era fra gli oppositori all’invasore romano per questo è detto lo Simone lo Zelota.
Giuda, che significa buono, magnanimo, detto anche Taddeo, è colui che chiede al Signore Gesù nell’ultima cena:
«Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?»
. Gesù sembra non rispondere e sembra dire altro ma il suo scopo qui è andare al cuore della missione cui tutti gli Apostoli sono chiamati:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».
La cosa importante è che la buona notizia arrivi nel cuore delle persone, che vi sia veramente una rinnovata conversione verso una viva presenza del Signore nella persona nella quotidianità, nella vita. Chi ama è abitato dal Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,19-26 – Lunedì 28 Ottobre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)