Mercoledì della settimana della II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Mercoledì 11 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».” (Lc 17,7-10)

Un servizio di un servo è dovuto al suo padrone. Il servizio di un dipendente è dovuto al suo principale, c’è un accordo contrattuale. Al termine di ogni giorno nulla è dovuto al servo e al dipendente.
Così il testimone del Signore che è invitato a dire la gioia di una salvezza inaspettata giunta da Dio e che appartiene a Dio e non al testimone, al termine del servizio gratuito di annuncio del Vangelo dovrebbe sentirsi come un “servo inutile”.
«Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire
Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 17,7-10 – Mercoledì 11 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Giovanni Mazzucconi, sacerdote
Rito ambrosiano
Martedì 10 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».” (Lc 17,3b-6)

Il tema del perdono ha una duplice azione di coraggio e umiltà. Il fratello o la sorella che commette un errore bisogna dapprima rimproveralo con mitezza. Dopo questa azione spiritualmente coraggiosa ne segue una seconda dove bisogna metterci l’umiltà. Se c’è il pentimento allora si perdona.
Questo non una volta ma tutte le volte che potrebbe capitare l’errore.
Il tema della fede nella seconda parte del brano evangelico sottolinea la difficoltà umana di affidarsi al Signore, l’avere fede in lui. Una persona che ha fede trasforma la vita nella speranza e nella carità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire
Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 17,3b-6 – Martedì 10 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
san Pietro Claver, sacerdote
Rito ambrosiano
Lunedì 9 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!».” (Lc 17,1-3a)

I piccoli nel nel Vangelo sono coloro che hanno scoperto da poco la fede, stanno facendo i primi passi magari con passione. Se incontrano una persona che gli ostacola, che gli scandalizza, facilmente essi si perdono o se ne vanno da altre parti pieni di delusione.
La vigilanza è il rimedio per non essere contro testimoni involontari, ad esempio con un atteggiamento di stanchezza nel trattare superficialmente chi sta compiendo i primi passi della fede.
La bellezza è riuscire a comunicare la gioia nell’essere cristiani.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire
Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 17,1-3a – Lunedì 9 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Domenica 8 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».” (Gv 5,37-47)

La testimonianza è necessaria perché vi sia certezza della verità di un avvenimento o della reputazione di una persona. Testimoni credibili posso contribuire a mettere a fuoco la verità delle cose.
Gesù non era creduto dai Giudei, non lo consideravano figlio di Dio, il Messia che loro attendevano, non riuscivano ad uscire dalle loro convinzioni tratte dalla scrittura. Scrittura che parlava e annunciava Gesù ma l’interpretazione rigida della stessa portava a chiusure.
«Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me.»
In più vi era anche il cuore di queste persone, chiuso, indurito, legato molto alle apparenza e agli interessi personali e di categoria. L’interesse non era quello del bene comune ma limitato per sé e a persone socialmente rilevanti, importanti.
«E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?»
Gesù non ignora queste persone, non costruisce un muro di separazione ignorandole ma continua con insistenza a mandare messaggi per loro, messaggi forti, perché possano risvegliarsi, capire che hanno di fronte Colui che da sempre aspettano, il Messia.
Anche i cristiani oggi dovrebbero essere un po’ più coraggiosi nell’esserlo, con quel coraggio di dire la propria fede con la propria vita e con la mitezza delle parole.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire
Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 5,37-47 – Domenica 8 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
beata Eugenia Picco
Rito ambrosiano
Sabato 7 Settembre 2024

“In quel tempo. I farisei domandarono al Signore Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».” (Lc 17,20-21)

Il regno di Dio non ha un preciso luogo né è ben definito per l’uomo. È presente, è vicino, è fra gli uomini. Va cercato e scoperto. Quando si vive in armonia, con amore, allora si può sentire, intuire il regno di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
sacerdote nella Parrocchia San Giorgio Martire
Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 17,20-21 – Sabato 7 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Venerdì 6 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».” (Lc 16,19-31)

Il ricco veste con abiti costosi e banchetta ogni giorno. Non si dà pensiero di altro, gode della sua ricchezza e la tiene solo per sé, ne fa cattivo uso. È l’immagine dell’egoismo perfetto.
Il povero affamato non ha nulla dal ricco e non viene neanche curato nelle sue piaghe.
Muoiono entrambi. Il primo sepolto, il secondo accanto ad Abramo. C’è una vita che continua dopo la morte. Il ricco a causa del suo egoismo la continua nella sofferenza, ha posto la sua vita unicamente nei beni per sé. Il povero viene risollevato ed è ora in pace.
Il ricco chiede che i suoi fratelli siano avvertiti ma la durezza del cuore dell’uomo è incredibilmente robusta:
«Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 16,19-31 – Venerdì 6 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
S. Teresa di Calcutta
Rito ambrosiano
Giovedì 5 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi.
È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge.
Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio».” (Lc 16,16-18)

Gesù proclama tre detti:
Il primo riguarda Giovanni il Battista che diventa il collegamento fra l’Antico e il Nuovo Testamento. Con l’annuncio del Vangelo vi è la novità do voler essere parte del regno di Dio.
Il secondo detto riguarda la Legge che viene evangelizzata e quindi rimarrà per sempre sotto la luce dell’amore di Dio.
Il terzo sottolinea la responsabilità maschile del ripudio della moglie ed è già una evangelizzazione della legge che invece autorizza l’uomo a consegnare il ripudio alla donna,.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 16,16-18 – Giovedì 5 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Mercoledì 4 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».” (Lc 16,9-15)

La ricchezza disonesta può essere usata in elemosina facendosi amici coloro che sono sostenitori dell’eternità. È un modo per rimediare l’errore commesso, la disonestà che è veramente grave. Restituendo la ricchezza che è stata ottenuta con dei metodi disonesti, si ripara in tutto o in parte ai torti fatti.
L’uso disonesto del denaro che fra gli uomini viene spesso lodato, è cosa abominevole per il Signore Dio il quale conosce i cuori e i danni che si fanno alle persone ridotte alla indigenza per via della disonestà altrui.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 16,9-15 – Mercoledì 4 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa
Rito ambrosiano
Martedì 3 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».” (Lc 16,1-8)

L’amministratore mirava a fare dei profitti sia per il suo padrone ma anche per sé. Una volta chiamato a rendere conto dell’amministrazione mette a posto i debitori scontando molto gli interessi dovuti. La scaltrezza dell’amministratore disonesto è ammirata dal padrone.
Questa scaltrezza usata dall’amministratore disonesto meriterebbe essere imitata dai figli della luce ma con sapienza, onestà, mirando sempre il bene che può essere testimoniato nella quotidianità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 16,1-8 – Martedì 3 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Lunedì 2 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».” (Lc 15,8-10)

Una donna ha dieci monete, preziose, rappresentano quello che ha. Ne perde una. Agisce prontamente illuminando, dando luce per poter vedere dove la moneta si è smarrita. Spazza per rimuovere ogni ostacolo e cerca attentamente. Questa donna mette tutto del suo per poter ritrovare la moneta smarrita e la trova. Qui non si può che fare festa per aver ritrovato qualche cosa di prezioso.
Analogamente un peccatore al quale viene messo in luce il suo peccato ha la possibilità di prenderne coscienza e convertirsi a una vita nuova. Vi è gioia per aver ritrovato una persona che prima era persa.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 15,8-10 – Lunedì 2 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)