Martedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

santa Scolastica
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Martedì 10 Febbraio 2026

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.” (Mc 10,46-52)

Gesù dopo l’insegnamento ai suoi apostoli riguardo all’essere a servizio si mette in partenza da Gerico per continuare la sua predicazione in altre città e villaggi.
Un cieco con voce decisa chiede pietà: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!
Insiste una seconda volta, questa volta gridando per superare le altre persone volevano che tacesse e farsi sentire da Gesù.
Grida per far sentire il suo disagio, grida per esprimere con forza la sua condizione di emarginazione, grida per esprimere il suo dissenso su questo silenzio che gli hanno richiesto, grida per esprimere la sua fede nei confronti di Gesù, grida perché il Signore lo senta. E il Signore Gesù lo ascolta e gli ridona la vista.
“«Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.”
. Un cristiano dovrebbe avere fede senza nasconderla alle altre persone anche se sembrano tutte contro e considerano la fede come una sorta di credenza magica o superstizione. Il cieco di Gerico ci insegna che si può dire la fede, la si può svelare, certo costa ma con mitezza e pacatezza tutto diventa sopportabile, tutto diventa testimonianza, si diventa persone credibili.
«Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada..

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 10,46-52 – Martedì 10 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

santa Giuseppina Bakhita
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Lunedì 9 Febbraio 2026

“In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».” (Mc 10,35-45)

C’è un battesimo cui il Signore sarà sottoposto in una vera immersione nella sofferenza per la salvezza dell’uomo. Questo battesimo sarà anche per gli apostoli che berranno il calice che beve il Signore Gesù. È un calice di incomprensioni, opposizioni, umiliazioni, false testimonianze e di offerta completa di se per la salvezza dell’umanità.
Due degli apostoli chiedono che questo sia anche per loro per avere i posti migliori nel regno di Dio. È certo una pretesa, una fragilità umana nel pensare che così agendo si possa ottenere un privilegio rispetto agli altri. Ma non sapevano quello che stavano chiedendo.
La vera strada per essere grandi è quella dell’amore, di servire come Gesù che è venuto
«per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 10,35-45 – Lunedì 9 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Penultima Domenica dopo l’Epifania

detta “della Divina Clemenza”
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Domenica 8 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».” (Gv 8,1-11)

Alcuni scribi e farisei hanno un caso di una donna sorpresa in flagrante adulterio, cioè è stata sorpresa mentre commetteva il tradimento verso il marito. L’evidenza dell’atto commesso sarebbe di certa condanna e occasione per mettere alla prova Gesù per accertarsi se avrebbe osservato la Legge e poterlo eventualmente accusare.
Gesù dopo una riflessione fa entrare ognuno dei presenti nella propria coscienza per verificare l’assenza del peccato personale e dice:
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»
Ognuno è chiamato a fare un esame di coscienza su se, uscire dalla propria illusoria perfezione e rendersi conto della necessità della clemenza di Dio per sé, del suo perdono prima di condannare gli altri. Gli scribi e i farisei ivi presenti ad uno ad uno si allontanano non eseguendo la certa condanna su quella donna. Gesù, infine le dice: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Oggi, ognuno ha bisogno della divina clemenza, sarebbe illusorio essere certi di non avere necessità della clemenza di Dio pensandosi non peccatori e quindi pensandosi perfetti. Con un passo di umiltà ci si rende conto del bisogno della divina clemenza, si torna sulla strada della vita senza eliminare la propria responsabilità di quei peccati più o meno gravi commessi, prendendo coscienza dei propri errori in un cammino illuminato dal perdono del Signore, da una rinnovata esistenza che è perdonata.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,1-11 – Domenica 8 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

sante Perpetua e Felicita, martiri
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Sabato 7 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».” (Gv 14,6-14)

Gesù risponde a Tommaso apostolo che aveva domandato come potevano conoscere la via.
«Io sono la via, la verità e la vita.»
Anche Filippo chiede una conferma da Gesù, un segno, una teofania, cioè la manifestazione di Dio convincente per l’uomo tramite una manifestazione sovra naturale .«Signore, mostraci il Padre e ci basta»
La risposta di Gesù è paziente, esprime vicinanza per l’uomo che non riesce a capire: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?»
La manifestazione vera di Dio è la persona di Gesù. Si mostra in modo quotidiano, normale per gli apostoli, si tratta della persona in carne e ossa di Gesù che è con loro. Non c’è bisogno di un segno, di una teofania, di una manifestazione divina sovra naturale, c’è bisogno della fiducia, del credere veramente nel cuore che Gesù è il Signore, il Cristo mandato da Dio.
Oggi c’è bisogno di questa fiducia nel Signore Gesù, credere che lui sia veramente il nostro salvatore, non abbiamo bisogno di miracoli ma del miracolo della conversione a Gesù!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,6-14 – Sabato 7 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

santi Paolo Miki e compagni, martiri
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Venerdì 6 Febbraio 2026

“In quel tempo. Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».” (Mc 7,1-13)

Le azioni rituali di pulizia fanno parte di un importante bagaglio normativo della Legge ebraica per rimanere puri. I farisei con scrupolo seguivano queste norme ma rischiando di essere in realtà l’opposto, cioè impuri. L’osservazione di tutto il bagaglio normativo per la purità non giustifica azioni non buone come ad esempio la gravità della violazione del comandamento di Dio: onora tuo padre e tua madre.
L’astuzia sottile per queste persone è stata quella di comporre delle normative umane come ad esempio dichiarare che è offerta a Dio quello che sarebbe stato dovuto ai genitori.
Lo sguardo di una persona dovrebbe distogliersi dai propri egoismi, interessi personali o corporativi, dovrebbe invece essere verso una profonda gratuità eliminando quelle forme di egoismo che fanno il male.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco7,1-13 – Venerdì 6 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
giovedì 5 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.” (Mc 11,15-19)

Dopo aver visto che nel Tempio nella zona del cortile dei gentili, vi era un mercato, Gesù vuol far ritornare il Tempio del Signore al luogo destinato per la preghiera dove potesse essere più facile per il credente essere in relazione con Dio. Invece nel Tempio vi era un vero e proprio mercato dove si comprava e vendeva.
Con la sua autorevolezza scaccia via il mercato dal Tempio annunciando che vi sarà un luogo di preghiera universale.
«La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 11,15-19 – Giovedì 5 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Mercoledì 4 Febbraio 2026

“In quel tempo. Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.” (Mc 6,30-34)

Gesù si era appartato con i suoi discepoli in un luogo deserto per riprendersi. Ma la folla li precedettero.
Gesù nonostante il desiderio di essere in disparte con i suoi discepoli, inizia a insegnare molte cose. L’amore è instancabile, ha una infinita riserva di energia di bene.
Chi ama veramente si spende con tutto il cuore. Gesù nel suo amore è attento a queste persone perché
«erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 6,30-34 – Mercoledì 4 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

san Biagio, vescovo e martire
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Martedì 3 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.” (Mc 6,1-6a)

Gesù nel suo peregrinare giunge dove è cresciuto, molti lo avevano visto presso la sua famiglia come bambino, ragazzo e poi uomo. Per questo non credevano ai loro occhi che fosse veramente lui, una persona così sapiente. Invece di gioire per la novità difronte a loro, restano scandalizzati.
“Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»”
In mancanza di fede Gesù può far poco, poche guarigioni. La fede è importante e quando c’è anche il Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 6,1-6a – Martedì 3 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Presentazione del Signore

Festa
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Lunedì 2 Febbraio 2026

“In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.” (Lc 2,22-40)

Oggi nella festa di Presentazione del Signore i genitori, Maria e Giuseppe, obbediscono alla legge di Mosè riguardo due importanti riti:
Il primo è la purificazione della donna che ha partorito un bambino maschio dopo quaranta giorni dalla nascita.
Il secondo è la presentazione di Gesù al Tempio davanti a un sacerdote perché è il primogenito, e dev’essere riscattato tramite un sacrificio di animali, «una coppia di tortore o due giovani colombi»
Nel Tempio Giuseppe e Maria incontrano il vecchio Simeone e la profetessa Anna.
Simeone attende la consolazione d’Israele e lo Spirito Santo lo ha portato nel Tempio, incontra i genitori del bambino Gesù. Simeone con il bambino profetizza: è colui che porterà verità, svelerà quello che c’è nei cuori e per questa ragione molti cadranno e molti si rialzeranno. Anche Maria dovrà soffrire come una spada che trafigge l’anima, un dolore intenso per via della passione del Signore.
La profetessa Anna si avvicina e anch’ella si accorge di quel bambino, è la redenzione di Gerusalemme, la possibilità della salvezza.
È una epifania, una manifestazione del Signore Gesù che infante è già luce per le genti, è già speranza. Una festa di luce che vuole riscaldare i cuori che sperano nel Signore, nella sua giustizia, verità e grazia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 2,22-40 – Lunedì 2 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

IV Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Domenica 1° Febbraio 2026

“In quel tempo. Essendo il Signore Gesù salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?». (Mt 8,23-27)

Un grande sconvolgimento nel mare mette in difficoltà il viaggio dei discepoli. Si sentono perduti nonostante la presenza di Gesù nella barca. Gesù dorme nonostante il grande sconvolgimento, sembra non essere sfiorato dal rischio che tutti stavano correndo.
I discepoli lo svegliano e il mare diventa molto calmo.
La paura ha paralizzato i discepoli quando la fede dovrebbe invece mandarla via. Un bambino quando impara a camminare deve vincere la paura per fare il primo passo. Ha bisogno di essere incoraggiato dai genitori per vincere la paura di cadere e farsi male. Deve porre fiducia nei genitori, credere in loro per vincere la paura. Se c’è fiducia non c’è la paura. Se c’è la fede non può esserci la paura che paralizza.
Gesù dice ai discepoli: «Perché avete paura, gente di poca fede?»
L’invito è di credere in lui, di aver fiducia in lui, di aver fede e non di aver paura di credere in lui. L’uomo credente non ha paura nella vita, è disposto a giocarsi, a esporsi per il bene altrui con quel fondamento del comandamento dell’amore: Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente, e ama il prossimo tuo come te stesso.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 8,23-27 – Domenica 1° febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)