Venerdì della settimana della ultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Venerdì 20 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell’uomo è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».” (Mc 13,28-31)

Le parole del Signore non passano via, non sono dimenticate, sono vere e hanno valore di redenzione e speranza per l’uomo. Non sono solo Parole che compongono un racconto letterario, esprimono un’azione dello Spirito Santo su chi legge la Parola che diventa sempre attuale e significativa.
Ecco perché sono Parole preziose che non vengono estinte nel tempo e sono sempre attuali. La Parola del Signore è aiuto per l’uomo per indirizzarlo sulla via della vita. È un modo per stare nell’amore del Signore, il passaggio terreno diventa più gioioso, i vari e numerosi drammi affrontabili.
«Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 13,28-31 – venerdì 20 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della ultima Domenica dopo l’Epifania

san Turibio da Mongrovejo, vescovo
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Giovedì 19 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».” (Mc 13,9b-13)

Gesù davanti al tempio sta parlando con i suoi discepoli i quali gli hanno chiesto quando avverrà la sua distruzione: «Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta» (Marco 13,2b)
Gesù prosegue che accadranno molte cose spiacevoli, vi saranno ostilità verso chi trasmetterà il suo Vangelo ma lo Spirito Santo accompagnerà ogni discepolo perché possa testimoniare la verità e rimanere fedele ad essa anche nei momenti più drammatici.
Anche oggi la testimonianza è importante anche in quelle regioni nel mondo dove vi sono persecuzioni e martirii. «Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 13,9b-13 – Giovedì 19 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della ultima Domenica dopo l’Epifania

san Patrizio, vescovo
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Mercoledì 18 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».” (Mc 12,38-44)

Una vedova povera ai margini della società entra in una sala nel cortile del tempio dedicata al tesoro dove si potevano fare donazioni. Questa persona da tutto ciò che ha che è pochissimo, due monetine.
«In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.»
C’è chi si approfitta della persone deboli e dimostra di avere un cuore piccolo legato all’egoismo. C’è una persona debole che agisce con un cuore grande, nella sua generosità dice il suo grande altruismo. Quest’ultima è più grande di tutti quei scribi.
Si è più ricchi nella estrema povertà che nella disonesta ricchezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 12,38-44 – Mercoledì 18 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

santi Sette fondatori dell’Ordine dei servi della B.V. Maria
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Martedì 17 Febbraio 2026

“In quel tempo. Vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».” (Mc 12,18-27)

I sadducei non credevano nella risurrezione e pensavano all’aldilà come un proseguo della esistenza terrena esattamente come viene vissuta su questa terra eliminando tutte le negatività, i drammi, le malattie, la morte. Una specie di Paradiso in terra.
Questa concezione non è corretta e molto restrittiva, dovremmo farci invece stupire dall’amore di Dio e da quello che vorrà donarci con una eternità che potrebbe essere molto differente dalla vita su questa terra.
Affidandoci alle anticipazioni di Gesù sembra che non sarà più necessario prendere marito o moglie e che Dio è dei viventi.
La risurrezione è la nostra speranza, radice della nostra fede. Gesù si è fatto vedere dopo la sua risurrezione in carne ed ossa dai suoi discepoli. Credo sia una questione di fiducia, nel credere alla testimonianza che è stata data e tramandata di generazione in generazione. Se si crede alla fede trasmessa dagli Apostoli allora non si può che credere alla risurrezione e un giorno alla risurrezione del proprio corpo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 12,18-27– Martedì 17 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania


Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Lunedì 16 Febbraio 2026

“In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.” (Mc 12,13-17)

Nel Vangelo Gesù afferma di rendere e non di dare. Questa differenza è importante perché riguarda di essere in possesso di qualche cosa che non è di propria ma è da restituire.
«Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
Quello che è di Cesare sono i servizi che lo stato metteva a disposizione per i quali necessita il pagamento di una tassa. Quello che è di Dio è tutto, vita compresa. Cosa si può restituire a Dio? Una vita spesa bene o tentando di spenderla bene nelle forme della carità, solidarietà, vicinanza con le persone in difficoltà possono essere cose gradite a Dio, non è una vera restituzione ma è una creatura che promuove il bene.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 12,13-17 – Lunedì 16 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Ultima Domenica dopo l’Epifania

detta “del Perdono”
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Domenica 15 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».” (Lc 15,11-32)

La Domenica del perdono è l’ultima Domenica dopo l’Epifania prima dell’inizio della Quaresima. Anche in questa Domenica siamo chiamati a porre lo sguardo verso il desiderio di perdono di Dio nei nostri confronti e a verificare se veramente volgiamo essere perdonati. Questa sarebbe una buona condizione di inizio della Quaresima fra sette giorni.
Gesù racconta una storia d’amore fatta di perdono. In questa parabola vi sono tre persone coinvolte, due figli e il padre. Quello minore chiede la sua parte di eredità al padre che inaspettatamente gliela concede dividendo le sue sostanze fra i due figli. Un padre che ascolta e rispetta la scelta del suo figlio minore lasciandogli la sua libertà d’agire. Il figlio minore lascia la famiglia, sperpera il tutto in un paese lontano.
Quando ha sperperato tutto tocca il fondo non potendosi nutrire neanche delle carrube per i porci. A volte bisogna toccare il fondo verso una condizione di vita priva di tutto, di buone relazioni, di persone che ti vogliono bene, di un minimo di beni, della propria dignità. Si è in una condizione di morte, vivo nel corpo ma morto dentro.
Il figlio torna in se, si pente e coniuga la richiesta di perdono al padre, la pensa e l’articola: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te» e ritorna a casa.
Il padre vede il figlio tornare e ne ha compassione. Partecipa nel suo cuore alla sofferenza del suo figlio minore, capisce e lo ama, lo ha sempre amato. È l’incontro fra il padre e il figlio che è perdonato. Inizia la festa.
«questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Il figlio maggiore rimasto con suo padre rimane scandalizzato per la festa, per il buon trattamento dato a suo fratello e non vuole parteciparvi. Secondo lui è una ingiustizia, lui giusto figlio che è stato sempre con il padre e suo fratello grande peccatore che non meriterebbe nulla.
Quante volte rimaniamo scandalizzati per motivi di ingiusta eredità, di comportamenti veramente sbagliati. Bisogna imparare a perdonare e a custodire il proprio fratello, sorella per ritrovalo e amarlo.
«questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 15,11-32 – Domenica 15 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Santi Cirillo e Metodio

Festa
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Sabato 14 Febbraio 2026

“In quel tempo. Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.” (Mc 16,15-20)

Il Vangelo dev’essere annunciato ad ogni persona:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.»
Nel pieno rispetto della volontà di ognuno, quella di accogliere o di non accogliere il Vangelo, l’annuncio è da proclamare secondo lo stato di vita di ognuno. Se si è nel mondo lavorativo o scolastico oggigiorno la testimonianza viene data da un comportamento composto dai valori cristiani. La speranza consiste nelle persone che credono e che tentano di vivere il proprio Battesimo.
«Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.»
Gli Undici Apostoli sono accompagnati dalla presenza del Signore Gesù con la possibilità di segni d’amore provenienti dalla grazia di Dio. Vengono inviati in missione, non soli ma con l’azione di Gesù, è la sua viva presenza dopo la sua ascensione al cielo.
Anche oggi abbiamo la viva presenza del Signore in chi veramente crede in lui e tenta di percorrere strade d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 16,15-20 – Sabato 14 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Venerdì 13 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Mc 11,27-33)

Gesù dopo aver liberato il tempio dal commercio cacciando via i venditori di animali per il sacrifici e i cambiamonete, viene interrogato dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Si tratta di una rappresentanza importante, rappresenta l’autorità religiosa, politica, la presenza degli anziani è da considerarsi di un certo spessore.
«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?»
La domanda che è posta a Gesù riguarda l’autorità, di fatto si è sostituito alla loro autorità che non faceva nulla riguardo il mercato del tempio. Essi non hanno esercitato la loro autorità per pascere il popolo, per promuovere la carità e per indicare e rimediare se possibile quelle situazioni gravemente sbagliate come il mercato all’interno della casa di preghiera del Signore.
Gesù svela il loro opportunismo, il fatto di agire non per dire la verità ma in base alle situazioni che si vengono a creare agendo per avere il maggior consenso possibile. Essi non esprimono il loro pensiero ma rispondono a Gesù in modo da non infastidire la folla e per non dare ragione al Signore.
Una delle cose più meschine è vivere secondo opportunismi annullando se stessi per avere una situazione di pace e convivenze che però diventano apparenza e si rischia di perdere la dignità di persona. La verità, l’essere persone vere, sincere, schiette è una base per essere veri cristiani, è la base per essere persona.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 11,27-33 – Venerdì 13 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Giovedì 12 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.” (Mc 11,15-19)

Gesù dopo aver visto l’albero di fichi senza frutti entra nel tempio di Gerusalemme e caccia via in modo molto determinato il commercio che era presente nel cortile dei gentili appena dopo l’ingresso. Un commercio fatto d’affari che aveva poco a che fare con l’aspetto religioso e concepito sulla pelle devozionale dei fedeli. Infatti coloro che venivano in pellegrinaggio a Gerusalemme andavano nel tempio per offrire un sacrificio in espiazione dei peccati di qualche animale acquistato con la moneta del luogo. Per questo c’erano sia i cambia monete, sia i venditori di animali da sacrificare. Questo purtroppo non era un servizio ma un vero commercio in accordo con la classe sacerdotale che probabilmente aveva i suoi interessi.
Gesù pone fine a questo commercio. Il tempio è per la preghiera e non per un mercato.
Questa verità costa e ”i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire”,
volevano risolvere il problema eliminando colui che lo denunciava perché diceva la verità. Avrebbero invece dovuto pentirsi di quello che avevano fatto e iniziare un cammino nuovo con la misericordia di Dio.
Gesù ha un grande dolore vedendo l’assenza di giustizia, un frutto molto amaro. Si aspettava equità, carità e trova interessi corporativi, fedeli come pecore senza pastore deviati dalla meschinità altrui.
Oggi ogni fedele è chiamato a esprimere la fede, la speranza, la carità, perché per molte persone siano motivo di cambiamento di vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 11,15-19 – Giovedì 12 Febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

B.V. Maria di Lourdes
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Mercoledì 11 Febbraio 2026

“La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, il Signore Gesù ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».” (Mc 11,12-14.20-25)

Gesù aveva il desiderio di vedere dei frutti del suo popolo amato come la carità, la solidarietà, ma non ne trovò. C’era apparenza ma non c’era la carità, c’erano i riti ma non c’era l’amore verso Dio e verso il prossimo. Questa situazione assomigliava ad un albero arido, senza alcun frutto. La presenza di foglie e l’assenza di frutti sono come la condizione del popolo d’Israele davanti a Dio: molti riti, ma vuoti e senza frutti di giustizia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 11,12-14.20-25 – Mercoledì 11 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)