II Domenica di Quaresima

Domenica della Samaritana
Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Domenica 1° Marzo 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete ». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».” (Gv 4,5-42)

All’epoca di Gesù, un compito importante per le donne era quello di portare acqua nella loro casa prelevandola con delle anfore dal pozzo più vicino. C’erano gli acquedotti romani ma erano solo nelle più importanti località.
Una donna Samaritana si reca al pozzo ad attingere acqua per poi portarla a casa. Qui incontra Gesù, affaticato per il viaggio. Ha sete, una grande sete non di acqua ma di vita, di verità, di giustizia, di persone che siano vive nel loro cuore, un cuore che batte nel loro spirito che dice amore, solidarietà. Gesù ha una grande sete perché queste cose non le ha trovate se non in poche persone.
La donna meravigliata per la richiesta di Gesù “Dammi da bere” rimane stupita perché Gesù è un uomo, in aggiunta ebreo, e le rivolge la parola. Gesù attento e delicato accoglie la donna Samaritana, senza accusarla, senza giudicarla ma dandole la possibilità di una nuova direzione per la sua vita.
«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva»
La donna capisce la possibilità di non attingere più acqua dal pozzo perché Gesù gli risolve il problema, non deve andare più avanti e indietro ogni giorno ad attingere acqua.
Gesù a questo punto svela la parte importante della storia della donna con cinque mariti avuti e quello che ha non è suo marito. Ma non condanna, non accusa e la donna fa un grande passo di comprensione, ha difronte un importante uomo: per lei è un profeta.
C’è un ulteriore passo dove il cuore viene riscaldato, Gesù svela:
«Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gesù è lui l’atteso, è il Cristo. Il cuore della donna arde, lascia lì l’anfora, l’incontro con Gesù è di gran lunga più importante di portare l’acqua a casa. Corre e testimonia agli abitanti del villaggio.
Così altri cuori iniziano ad ardere perché raggiunti dall’annuncio della donna che è diventata la testimone di Gesù.
Gli affetti disordinati sono messi in luce, perdonati e ordinati. Questo costa molta fatica, ma i cuori che iniziano ad accogliere la parola di Gesù ed a osservarla, iniziano anche ad ardere per una Pasqua che apre alla gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 4,5-42 – Domenica 1° Marzo 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)


Sabato della I settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Sabato 28 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».” (Mt 12,1-8)

“Misericordia io voglio e non sacrifici”
Un digiuno da cibo fatto per se stesso illudendosi che esso possa portare frutto, oppure una catena di preghiere vissuta come una cosa meccanica e lontana dalle altre persone, sono cose poco gradite a Dio.
Ci vuole la misericordia, quell’essere vicino alle persone scoprendo la miseria nel cuore, la sofferenza insita dentro l’anima, la scoperta che ognuno ha una sua storia e dignità. L’attenzione alle altre persone, la rinuncia di cose che impediscono il bene sono già percorsi importanti, certamente faticosi ma fanno Quaresima di preparazione alla gioia pasquale.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 12,1-8 – Sabato 28 febbraio 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della I settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Venerdì 27 Febbraio 2026

VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (22 febbraio 2026) a Giovedì Santo (2 aprile 2026). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

Messaggio Papa leone XIV per la Quaresima 2026
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione. (primo paragrafo del messaggio)

A cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Venerdì 27 febbraio 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)


Giovedì della I settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
giovedì 26 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».” (Mt 5,20-26)

C’è una giustizia degli scribi e dei farisei. Questa è formale, attaccata alla lettera. Quando una persona violava qualsiasi norma era certamente da condannare secondo l’atto compiuto. In questo non c’era la vicinanza, quella di considerare lo stato della persone e il contesto nel quale era accaduto il fatto. Mancava l’epicheia cioè l’esonero di una persona dall’osservazione di una normativa di legge.
Gesù dà anche alcune indicazioni importanti per i suoi discepoli che superano la lettera delle normative: capire che uccidere una persona non è solo nell’atto dell’omicidio ma c’è anche escludendola oppure considerarla indegna. Vi sono forme di comportamento che ledono la persona a tal punto che spesso sono equiparabili a un vero e proprio omicidio.
Tutti abbiamo una dignità e questa dev’essere sempre rispettata anche se vi sono stati dei importanti errori. Così c’è la possibilità di chiedere perdono, essere perdonati, riprendersi e convertirsi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,20-26 – Giovedì 26 febbraio 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della I settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Mercoledì 25 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».” (Mt 5,17-19)

Con la venuta del Signore Gesù, alcuni pensavano a una nuova religione che sostituisse e abolisse quella precedente, la religione ebraica.
Gesù invece, non cancella la storia che lo0 ha preceduto, ne cancella le norme contenute nella Legge mosaica, ne ignora i Profeti che lo hanno preannunciato. Gesù è venuto per dare compimento a tutto ciò, indicando anche i grandi comandamenti dell’amore che se vengono vissuti riassumono tutta la Legge e i Profeti.
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.”».
E chi con tutta onestà osserverà la Legge mosaica «sarà considerato grande nel regno dei cieli».
La novità di Gesù porta l’amore in tutte le righe della Legge e chi vive l’amore non ha bisogno di conoscere la Legge poiché l’amore la include.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,17-19 – Mercoledì 25 febbraio 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Martedì della I settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Martedì 24 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».” (Mt 5,13-16)

Il sapore nella esistenza è vita. Cosa sarebbe una esistenza fatta solo di non sapore, di una vita vissuta portata avanti senza nulla sperare, senza nulla donare, senza amore?
Sale della terra, luce del mondo, componenti di vita senza le quali tutto andrebbe il non senso. Il sapore nella esistenza c’è grazie a Gesù che la illumina. Così i discepoli sono chiamati a diffondere il sale e la luce della fede, della speranza, della carità. Ma non bisogna sedersi perché quel sapore diventerebbe insipido e tutto sarebbe gettato via, dimenticato e calpestato. Invece con le opere buone si diventa persone luminose che donano speranza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,13-16 – Martedì 24 febbraio 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della I settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Lunedì 23 Febbraio 2026

“In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».” (Mt 5,1-12a)

Come possono essere beate le persone che sono povere in spirito, nel pianto e perseguitate? Ma nelle beatitudini troviamo anche coloro che desiderano la giustizia, i miti, i puri di cuore, gli operatori di pace.
Le beatitudini esprimono una idealità, Vi è il desiderio di giustizia nel cuore della persona che non vuole iniquità che genera sofferenze. I miti, i misericordiosi, i puri di cuore vivono nella sincerità la loro esistenza. I poveri in spirito hanno in se la certezza del bisogno di Dio nella loro vita, coloro che sono nel pianto con il loro dolore sono vicini a Dio.
Le Beatitudini danno una indicazione ideale. Una persona che ha nel cuore un desiderio di bene e lo vuole vivere e realizzare è di certo una persona beata anche se questo provocherà incomprensioni, sofferenze, difficoltà. Con l’aiuto del Signore si riescono ad affrontare le molte avversità che potrebbero presentarsi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 5,1-12a – Lunedì 23 febbraio 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

I Domenica di Quaresima

All’inizio della Quaresima
Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Domenica 22 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto:
“Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
“Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».

Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
“Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.” (Mt 4,1-11)

Quaresima, un tempo che può essere forte di comunità, un tempo che può essere indirizzato verso un deserto dove mettere da parte le molte cose inutili, eliminando quelle di peccato. Un tempo nel quale farsi raggiungere dalla Parola del Signore.
Quando si decide di addentrarsi in un periodo dove ci si vuole convertire verso un cammino di bene, arrivano le tentazioni, un vero e proprio assalto con l’obiettivo di impedire qualsiasi cammino di conversione. Arrivano motivi per non realizzare il proposito di conversione che sembrano più che giustificati. È la tentazione che ha fatto il suo ingresso.
«”Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

La vita, l’essere vivi va oltre alla determinazione dei beni utili per sostenere l’esistenza, è fatta di profondità dove si trovano amore, speranza, carità, fede, che fanno di una persona una grande persona. La parola del Signore dona questa prospettiva.
«“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Una altra tentazione è usare in modo egoistico Dio, per fini personali. Si usano cose buone citando anche passi della scrittura per sé, per ottenere quello che si desidera inviando altre persone su vie di menzogna.
Volere bene a Dio vuol dire non usarlo ma amarlo nella umiltà che apre agli altri.
«“Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Ogni desiderio di potere è via di chiusura, di un io che diventa maligno per ottenere ciò che vuole, e per farlo crea percorsi di divisione e guerre.
Lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo ci dà la forza e la via per allontanare le tentazioni in una vera lotta che a volte è faticosa. C’è la possibilità di prendere coscienza della propria esistenza sia nel bello rendendo grazie, sia nel brutto chiedendo aiuto e perdono.
Quaresima dove è possibile essere “non più paralizzati, rigidi, sicuri nelle proprie posizioni, ma radunati per muoversi e cambiare.” (Papa Leone XIV)
Buona Quaresima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 4,1-11 – Domenica 22 febbraio 2026 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della ultima Domenica dopo l’Epifania

san Pier Damiani, vescovo e dottore della Chiesa
Ultimo Vangelo prima dell’inizio della Quaresima ambrosiana
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Sabato 21 Febbraio 2026

“Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».” (Lc 1,5-17)

Dopo quest’ultimo Vangelo proposto nel Tempo dopo l’Epifania nel Rito ambrosiano, inizia il Tempo di Quaresima. Un popolo ben disposto dovrebbe essere un invito alla preparazione di questo Tempo di Quaresima che sta per iniziare, un periodo prezioso di particolare grazia di Dio per rinnovare e convertire molti cuori, anche il nostro, anche il tuo.
Non a caso nel Vangelo troviamo Giovanni il Battista, colui che preparerà la via a Gesù e «camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia»
Una predicazione schietta e diretta nella quale Giovanni il Battista dirà la verità per indicare Gesù come colui da seguire.
Seguire il Signore in particolar modo con un rinnovato impegno è un buon inizio di Quaresima e conversione del cuore verso il bene.
Buona Quaresima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 1,5-17 – Sabato 21 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della ultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Venerdì 20 Febbraio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell’uomo è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».” (Mc 13,28-31)

Le parole del Signore non passano via, non sono dimenticate, sono vere e hanno valore di redenzione e speranza per l’uomo. Non sono solo Parole che compongono un racconto letterario, esprimono un’azione dello Spirito Santo su chi legge la Parola che diventa sempre attuale e significativa.
Ecco perché sono Parole preziose che non vengono estinte nel tempo e sono sempre attuali. La Parola del Signore è aiuto per l’uomo per indirizzarlo sulla via della vita. È un modo per stare nell’amore del Signore, il passaggio terreno diventa più gioioso, i vari e numerosi drammi affrontabili.
«Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 13,28-31 – venerdì 20 febbraio 2026 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)