Martedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 4 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.” (Mc 6,1-6a)

Gesù trovò l’incredulità nella sua patria, nella regione dove era cresciuto e ben conosciuto. Vi è meraviglia del Signore riguardo a questo scetticismo nonostante i molti prodigi da lui compiuti e risaputi. Trovò degli animi scettici, increduli e ponevano argomentazioni per rafforzare i dubbi piuttosto che accettare con gioia una persona che faceva nient’altro che il bene. Gesù suo malgaro divenne motivo di scandalo per via di ragionamenti fallaci da parte di coloro che lo conoscevano: come è possibile che Gesù sia così sapiente se è cresciuto qui, figlio del falegname? Si tratta di una disposizione d’animo: o accettare il profondo cambiamento di una persona che si conosce oppure costringerla a rimanere negli schemi e ruoli già dati e fissati. Purtroppo troppo spesso capita la seconda scelta. Ma la gioia di essere cristiano consiste anche nel cogliere e accettare quei cambiamenti in bene delle altre persone.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 6,1-6a di martedì 4 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo l’Epifania

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Memoria facoltativa di S. Biagio, vescovo e martire

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 3 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Molta folla seguiva il Signore Gesù e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».” (Mc 5,24b-34)

Una donna con una fede nel Signore Gesù, tocca il suo mantello e viene sanata. Stupisce che Gesù sente uscire la forza sanante ma non individua chi è stato sanato.
La fede di questa donna fa si che sia guarita ancor prima che Gesù stesso le doni la guarigione. La fede nel Signore Gesù ha una forza in se, credere nel Signore è come se mettesse la persona in un piano differente da quella non credente. Un piano di fiducia, di speranza e di interventi divini che possono capitare nella vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,24b-34 di lunedì 3 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Presentazione del Signore

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Festa del Signore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 2 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.” (Lc 2,22-40)

I genitori di Gesù obbediscono alla Legge ebraica e si recano al Tempio per due riti.
Il primo è la purificazione della donna che ha partorito un bambino maschio dopo quaranta giorni dalla nascita.
Il secondo è la presentazione di Gesù al Tempio davanti a un sacerdote perché è il primogenito, e dev’essere riscattato tramite un sacrificio di animali.
Questa è l’occasione di due incontri, Simeone e la profetessa Anna.
Simeone attendeva la consolazione d’Israele e lo Spirito Santo lo portò nel Tempio presso i genitori del bambino Gesù e capì che era di fronte alla redenzione d’Israele. Finalmente vi sarà colui che porterà verità, svelerà quello che c’è nei cuori e per questa ragione molti cadranno e molti si rialzeranno. Anche Maria dovrà soffrire come una spada che trafigge l’anima, un dolore intenso per via della passione del Signore.
La profetessa Anna si avvicina e anch’ella si accorge di quel bambino, è la redenzione di Gerusalemme, la possibilità dell’estinzione del suo peccato.
È una epifania, una manifestazione del Signore Gesù che infante è già luce per le genti, è già speranza. Una festa di luce che vuole riscaldare i cuori che sperano nel Signore, nella sua giustizia, verità e grazia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,22-40 di Domenica 2 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Memoria del B. Andrea Carlo Ferrari, vescovo

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 1° FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire. Allora la folla gli rispose: «Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come puoi dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?». Allora Gesù disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce».” (Gv 12,31-36a)

Gesù è la luce che fende le tenebre.
Le tenebre possono attrarre ma non si sa dove si va a finire. Spesso sono inganno, raggiro, illusione di una via facile che poi porta alla mortificazione dell’anima. L’illusione di una vita facile senza drammi è molto presente, e quando capita qualche problema si tenta di eliminarlo anche a costo di danneggiare altre persone. È la via delle tenebre.
La concretezza di una vita fatta di difficoltà ma anche di gioie vivificando la fede nel Signore, è la via della luce dove ogni problema viene affrontato con il suo aiuto, si sa dove si sta andando. Non è certo la promessa di una vita felice ma senz’altro vera con la certezza nella fede dell’aiuto del Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,31-36a di sabato 1° febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Memoria di S. Giovanni Bosco, sacerdote

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 31 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Essendo il Signore Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Gioirà, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare” (Mc 5,21-24a.35-43)

Gesù risuscita da morte una bambina di dodici anni, figlia del capo della sinagoga. La fede è sempre il principale motivo che fa agire Gesù, e guarisce. Affidamento, fiducia, fede in Dio sono motivo di inaspettate azioni del Signore Gesù che risuscita questa bambina.
Gesù è venuto per le dodici tribù di Israele, dodici è l’età di questa bimba, per risuscitarle, per togliere dall’immobilismo spirituale in cui sono cadute. Dove non sembra ormai possibile, il Signore Gesù riesce a risanare situazioni impossibili all’uomo. Questa grazia ha un accesso: la fede. «Non temere, soltanto abbi fede!». Con la fede è possibile realizzare e sanare cose impossibili all’uomo, è l’azione del Signore Gesù che viene incontro con la sua infinita misericordia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,21-24a.35-43 di venerdì 31 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 30 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.” (Mc 5,1-20 )

Gesù guarisce un indemoniato posseduto da spiriti impuri, circa duemila come una legione di soldati. È una grossa guarigione che libera un uomo da una forte schiavitù, impossibile da eliminare per l’uomo. Gesù ridona la libertà e quest’uomo riconquista la dignità. Ma questo ha un prezzo, molto alto da un punto di vista economico, duemila porci sono perduti. La comunità di quel luogo è messa alla prova: un uomo quanto può valere? Vale il sacrificio economico come la perdita di un capitale in porci, ben duemila? Sono domande che anche oggi feriscono gli animi, poiché non sarebbe scontata la risposta.
La comunità di Gerasèni prega Gesù di allontanarsi per via del timore di altre guarigioni che potrebbero provocare ulteriori perdite economiche.
Ma quanto vale un uomo?
Anteporre interessi economici alla salvezza di un’anima è certo un grave peccato.
D’altro canto guarire un’anima con elevato costo economico che ha come conseguenza la rovina di alcune persone ledendo la loro anima, merita una riflessione.
La via giusta è sempre quella evangelica dell’amore per attuare sempre una scelta ragionata e giusta, salvando uomini donne senza ledere altri uomini e donne.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 5,1-20 di giovedì 30 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 29 GENNAIO 2020
“In quel medesimo giorno, venuta la sera, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».” (Mc 4,35-41)

Una tempesta di grandi dimensioni si abbatte sulla barca con a bordo i discepoli e Gesù. I discepoli hanno paura e pensano che non c’è più nulla da fare se non svegliare Gesù. Inaspettatamente, Gesù dopo aver calmato la tempesta collega la paura dei discepoli alla loro poca fede: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Nonostante il Signore era con loro nella barca ebbero paura.
Ma se si è veramente con il Signore, se veramente si ha fede, non c’è paura alcuna che possa far inciampare. Non avere paura, il Signore è con te se la tua fede è piena. Signore aiutaci nella nostra fede!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,35-41 di mercoledì 29 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Memoria di S. Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 28 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa. ” (Mc 4,26-34)

Nel Vangelo di oggi sono proposte due parabole riguardo il regno di Dio.
Nella prima c’è la partecipazione di un uomo che getta il seme. Questo cresce e diventa un frutto indipendentemente dall’uomo. E quando il frutto è maturo lo coglie e lo usa. Nel regno dei cieli vi è una partecipazione dell’uomo e una gratuità per come le cose buone si sviluppano e crescano a favore dell’uomo stesso.
Nella seconda parabola, vi è un seme, il più piccolo, e una volta seminato cresce e diventa la pianta più grande dell’orto. Nel regno dei cieli le cose più piccole, umili, modeste sono più belle e evidenti, l’opposto di quello che accade sulla terra.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,26-34 di martedì 28 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della III Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 27 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».” (Mc 4,10b.24-25)

Vi è un modo di agire, di giudicare. Il modo con cui è fatto il giudizio verso le altrui persone, sarà applicato a se stessi. A una persona misericordiosa, sarà fatta molta misericordia. A una persona che non perdona, non sarà molto perdonato.
Poi vi è chi crede di avere molto, di essere a posto con lo spirito ma non lo è. Si illude con alcune pratiche religiose di mettere la coscienza a posto, invece pratica la cattiveria di continuo. A questa persona sarà tolto anche quello che crede di avere.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,10b.24-25 di Lunedì 27 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe – Festa del Signore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 26 GENNAIO 2020
“In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.” (Lc 2,41-52)

La santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Una famiglia normale e nel contempo santa. La santità è nella normale quotidianità. Questa santa Famiglia viveva nella laboriosità, nel servizio reciproco, nella pazienza ma non priva di drammi e sviste.
Drammi fin dall’inizio partendo dal concepimento della beata Vergine Maria dove per taluni teologi vi fu una incomprensione da parte di Giuseppe, e per altri un profondo rispetto della missione come sposo del Madre di Dio a tal punto da voler ripudiare in segreto Maria.
Qui inizia la santità: Maria accoglie l’annuncio del bambino Gesù e Giuseppe accoglie Maria come sua sposa. Segue il dramma del viaggio per il censimento a Betlemme e della nascita nella grotta che diventa subito l’evento gioioso per tutta l’umanità. Poi il dramma dell’emigrazione in Egitto per sfuggire all’eccidio. E il ritorno a Nazareth.
Una santa famiglia provata e la santità sta nel vivere accettando e affrontando tutte le sventure e drammi confidando nell’aiuto di Dio.
A dodici anni, Giuseppe e Maria perdono Gesù per tre giorni. Si può immaginare il dramma di questa famiglia ma questo porta a una epifania del Signore Gesù: presenta la sua paternità:
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»
Gesù ha come Padre Dio. Dunque il Figlio di Dio si manifesta fra gli uomini ed è chiamato a dodici anni a rimanere sottomesso ai suoi genitori.
La santa Famiglia è normale con quella eccezionalità di un Figlio che è divino.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 2,41-52 di Domenica 26 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)