Conversione di San Paolo apostolo – Festa

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 25 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Pietro disse al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».” (Mt 19,27-29)

La conversione di san Paolo apostolo è una delle grandi espressioni della misericordia di Dio. Gesù in persona appare a Paolo sulla via per Damasco. Dapprima lo sconcerto di Paolo e poi di tutte le persone, sia dei cristiani, sia del sinedrio. La credibilità di un simile evento è messa alla prova ma il Signore coinvolge alcune persone cristiane perché confermassero la conversione di Paolo.
La misericordia di Dio pone come uno degli strumenti eletti san Paolo, con la sua conversione e poi con il suo apostolato. Chiamato direttamente da Gesù, diventerà un uomo importante per la diffusione della buona notizia, del Vangelo del Signore.
La conversione al cristianesimo rivoluziona la vita di una persona e sconvolge quelle che gli sono accanto. Quello che è accaduto a san Paolo accadrà anche a molte altre persone se pur con modalità differente ma con il medesimo risultato di un profondo cambiamento della vita. Così molte persone potranno vedere nella testimonianza e nell’annuncio del Vangelo nuovi tratti di speranza nelle loro vite. Ecco dunque il lasciare case, fratelli, sorelle, padre, madre per il nome di Gesù, ciò diventa arricchente per molte persone e anche per i propri cari.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,27-29 di sabato 25 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della II Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 24 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».” (Mc 4,10b.21-23)

Una persona luminosa non ha cose da nascondere. Non vi sono segreti e non vi sono le bugie per nasconderli, non vi è rimorso alcuno per via della gioia nel vivere la verità. Non vi è nulla che possa turbare se non la calunnia altrui, e persino i drammi della vita, sempre presenti, affrontati e vissuti, non possono minare quella profondità d’amore e di serenità.
Si dovrebbe sempre evitare il sotterfugio, la macchinazione progettati nel segreto; questi verranno sempre alla luce svelando tutta la malvagità in essi contenuta. C’è il Signore che non ha muri e stanze nascoste dove non può sentire e vedere. Esso vede e sente sempre e conosce bene il cuore di ognuno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,10b.21-23 di venerdì 24 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della II Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 23 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù cominciò a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare.
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò.
Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno». ” (Mc 4,1-20)

Gesù insegna a una moltitudine di persone con delle parabole, sono insegnamenti che vogliono stimolare una direzione morale verso il bene ed evidenziare la perdita se si scelgono altre direzioni.
Gesù dunque illustra la parabola del seminatore che semina la Parola. Questa semina è abbondante e tutti possono attingerne, però solo pochi riescono a goderne il frutti che sono molto ma molto abbondanti.
Sono evidenziati alcuni rischi di chi ascolta la Parola: chi la dimentica subito, oppure dopo alcune prove la abbandona, oppure si preferiscono cose terrene alla Parola. In tutti questi casi si ha una grande perdita: la ricchezza nello spirito che vale più di ogni bene terreno.
Ascoltare la Parola oggi è una esigenza importante di ogni cristiano, non con superficialità ma con attenzione e custodendola senza lasciarla andare via.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 4,1-20 di giovedì 23 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della II Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 22 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Giunsero la madre e i fratelli del Signore Gesù e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».” (Mc 3,31-35)

La madre e i fratelli di Gesù, qui per fratelli si intende cugini, in ogni caso non fratelli di sangue, erano probabilmente preoccupati dalle molte persone che circondavano Gesù a tal punto di non poterlo raggiungere. Vi era forse anche una preoccupazione riguardo l’attività di Gesù, pensavano che stesse esagerando o che le sue forze erano messe a dura prova dalle molte richieste delle persone. Per questo lo fecero chiamare.
Gesù capisce bene la situazione e manda un messaggio chiaro, sa badare a se stesso e la sua missione è slegata dai rapporti di parentela. Gesù non va da sua madre. Ma questo non è uno sgarbo, anzi, afferma che ha iniziato la sua missione e sa benissimo che sua madre sarà con lui.
I fratelli, le sorelle e la madre di Gesù sono coloro che fanno la volontà di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 3,31-35 di mercoledì 22 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della II Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 21 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma il Signore Gesù li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».” (Mc 3,22-30)

Esiste una grave mancanza fra le altre. Si tratta di un peccato nel negare la provenienza del bene. Gesù aveva compiuto molte azioni e ognuna era solo indirizzata per la salvezza del’uomo. La provenienza di queste azioni non poteva che essere da una fonte buona data anche dalla loro numerosità e qualità. Ma gli scribi, coloro che avevano la conoscenza approfondita della legge, delle regole, delle dottrine ebraiche, negavano che la provenienza di queste buone azioni potesse avere origine divina e dicevano che invece aveva origine demonica.
Oggi useremmo forse il termine “disonestà intellettuale” per questi scribi, cioè portare a proprio vantaggio una situazione che altrimenti sarebbe molto difficile da giustificare. È una tecnica usata anche oggi nelle discussioni nei media. È più sottile della notizia falsa, non si mette in dubbio la notizia, il fatto accaduto che quindi viene considerato vero, si dice il falso riguardo l’origine del fatto accaduto, si afferma che chi ha commesso il fatto aveva uno scopo molto negativo anche se ciò che è falso.
La bestemmia conto lo Spirito Santo ha questo tipo di dinamica, si tratta di considerare che la grazia non è proveniente da Dio. In definitiva consiste nel rifiutare il perdono di Dio. Nella formula dell’assoluzione della Chiesa c’è la seguente frase: “Dio Padre onnipotente (….) e ha effuso lo Spirito Santo per il perdono dei peccati, (…)”, dove lo Spirito Santo è la persona della Santissima Trinità per cui giunge il perdono. Rifiutare il perdono è scelta dell’uomo. Bestemmiare contro lo Spirito Santo equivale a rifiutare il perdono e ciò non può essere perdonato; perché si rifiuta il perdono stesso.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 3,22-30 di martedì 21 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della II Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 20 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.” (Mc 3,7-12)

Incominciano ad affluire molte persone da regioni più lontane verso Gesù a causa della sua fama. Cercavano la guarigione, la liberazione dal male e Gesù la donava.
La ricerca della liberazione dalle malattie e dal male è sempre presente nell’uomo. Si cerca di liberarsi da ogni forma di malattia per aumentare la qualità della vita ma meno spesso si cerca la guarigione dell’anima, la liberazione dal male che è cosa fondamentale per poter essere felici.
Una persona sana nel corpo ma mortificata nell’anima è una persona infelice e della salute del corpo se ne fa poca cosa.
Una persona con problemi di salute ma con un’anima curata e salvata da Gesù, è una persona che può essere felice nonostante la malattia del corpo.
Il detto che la cosa più importante è la salute, diventa vero solo se si intende la salute dell’anima. La cosa più importante è la fede nel Signore Gesù Cristo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 3,7-12 di lunedì 20 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

II Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 19 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.” (Gv 2,1-11)

Secondo il Vangelo di Giovanni, l’inizio dei segni compiuti da Gesù è l’acqua trasformata in ottimo vino alle nozze di Cana di Galilea. La particolarità del primo segno è il ruolo della madre di Gesù, Maria. È lei che si accorge della mancanza del vino e questo avrebbe certamente rovinato la festa delle nozze. Chiede in modo deciso a Gesù di risolvere la situazione. Gesù se pur riluttante, sembra che non voglia farlo, ascolta la madre e agisce. Gesù obbedisce a Maria.
Maria ha un ruolo importante a tal punto che convince Gesù a venire allo scoperto e di agire con la sua potenza divina d’amore. Maria non ha a che fare con il segno, ella è una creatura anche se molto speciale, chi compie i segni, i miracoli, è sempre Dio, è Gesù. Questo aspetto è importante, l’azione delle grazie è da Dio. Maria intercede perché Dio agisca. E Maria è sempre ascoltata.
La festa continua grazie all’ottimo vino. La presenza di Gesù alle nozze fa che l’acqua, la tiepidezza, la routine, il grigiore, sia trasformata in ottimo vino, in calore, in novità, nel colore della gioia.
L’ingresso di Gesù nella esistenza può trasformare la vita in modo nuovo, da una esistenza dove si vivacchia a una esistenza viva e gioiosa.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-11 di Domenica 19 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Cattedra di S. Pietro apostolo – Festa

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Inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 18 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».” (Mt 16,13-19)

La Cattedra di San Pietro vuole fare memoria della missione che è stata affidata a Pietro da Gesù. Pietro e i suoi successori rappresentano il principio e fondamento visibile dell’unità della Chiesa. Per questa ragione, la festa della Cattedra di San Pietro coincide con l’inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
A Pietro fu concessa l’intuizione di chi era veramente Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».A Pietro viene affidato il grave compito del governo della Chiesa, ben oltre a quello organizzativo e funzionale. Pietro dovrà pascere il gregge di Gesù, guidare il popolo di Dio. E così i suoi successori.
Oggi il successore di Pietro, Papa Francesco, ha questo grave compito di governo della Chiesa di Gesù con tutte le incomprensioni e opposizioni spesso gratuite anche di una parte di fedeli cattolici. La preghiera per il Papa è cosa importante e il sostegno deve partire dal cuore perché possa sempre essere esempio per ogni credente e non credente.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,13-19 di sabato18 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della I Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 17 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù uscì lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame?
Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».” (Mc 2,13-14.23-28)

Vengono proposti due episodi su quattro all’inizio del capitolo 2 del Vangelo secondo Marco.
Il primo riguarda la chiamata di un peccatore, Levi, esattore delle tasse, il secondo il riguarda il giorno del riposo del Sabato.
Nel primo episodio stupisce la chiamata di un uomo peccatore visto che Gesù doveva diffondere la buona novella e allontanare il male. Ma la completezza della missione consisteva anche nel dare speranza ai peccatori più gravi con un messaggio di misericordia e di carità, da cui la chiamata di Levi.
Nel secondo episodio riguarda la non sottomissione dell’uomo a leggi e normative in quanto tali: la norma afferma che il giorno di sabato non bisogna lavorare tranne per quello che è scritto nella legge. Gesù supera questo e fa capire che dove c’è la carità c’è anche il superamento della legge. Se una persona ha fame può fare un lavoro per procurarsi da mangiare anche se viola la legge.
Usare la mente e il cuore senza mai dissociarli, essere compassionevoli, caritatevoli, non formali, giusti. Sono solo alcuni ingredienti spirituali che ogni cristiano dovrebbe tentare di vivere.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 2,13-14.23-28 di venerdì 17 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della I Domenica dopo l’Epifania

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 16 GENNAIO 2020
“In quel tempo. Al mattino presto il Signore Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.” (Mc 1,35-45 )

Gesù non era venuto per portare miracolosamente la guarigione da malattie, la liberazione dal male a tutti gli uomini e a tutte le donne del mondo, non era questo il suo scopo ma con quei miracoli fatti ad alcune persone voleva annunciare una realtà superiore priva di malattie e senza il male: il regno dei cieli. Per questo vuole lasciare Cafàrnao per predicare e annunziare la buona novella in altre località.
L’insegnamento di Gesù non è distaccato dalle persone che incontra cui prova una profonda compassione per le varie sofferenze. Gesù è solidale con le sue creature ma mai con il male. Così guarisce dalla lebbra una persona che non potrà che divulgare questo a tutte le persone che incontrerà. Gesù inizia a essere conosciuto per essere un bravo predicatore e guaritore, per molti questo inizia a indicare che ha a che fare con Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 1,35-45 di giovedì 16 gennaio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)