Lunedì della settimana della V Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 30 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano per molto tempo. Al momento opportuno, mandò un servo dai contadini perché gli dessero la sua parte del raccolto della vigna. Ma i contadini lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò un altro servo, ma essi bastonarono anche questo, lo insultarono e lo mandarono via a mani vuote. Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono via. Disse allora il padrone della vigna: “Che cosa devo fare? Manderò mio figlio, l’amato, forse avranno rispetto per lui!”. Ma i contadini, appena lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: “Costui è l’erede. Uccidiamolo e così l’eredità sarà nostra!”. Lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? Verrà, farà morire quei contadini e darà la vigna ad altri». Udito questo, dissero: «Non sia mai!». Allora egli fissò lo sguardo su di loro e disse: «Che cosa significa dunque questa parola della Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?”. Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella parabola l’aveva detta per loro.” (Lc 20,9-19)

Con una particolare cura e amorevole attenzione, l’uomo proprietario della vigna invia alcuni servi per riscuotere il giusto dai contadini che avevano il compito di gestire la vigna e dare la dovuta parte d’affitto al proprietario.
Ma tutti i servi inviati furono maltrattati e mandati via a mani vuote. Inspiegabilmente il padrone della vigna nonostante la cattiveria dei contadini, invia l’unico figlio, l’amato, nella speranza che rinvenissero e dassero il dovuto al suo unico figlio.
Prevale la cattiveria e il fatto di approfittarsi della situazione, infatti la vigna era stata data nelle mani dei contadini dove liberamente potevano agire. Il figlio fu ucciso.
Ecco dunque quello che accadde, la maggior parte dei responsabili della sfera religiosa di duemila anni fa rifiutarono e uccisero Gesù venuto per salvare proprio costoro che avrebbero dovuto pascere il popolo ma invece si erano chiusi troppo nelle loro faccende e nei lori ristretti circoli di convenienza. Ma la misericordia del Signore Gesù farà in modo che anche costoro dopo la sua risurrezione abbiano la possibilità di ravvedersi e salvarsi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,9-19 di lunedì 30 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

V Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 29 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».” (Lc 6,27-38)

Una proposta di grandi livelli d’amore. Uno verso i nemici, uno disinteressato e uno con un forte contenuto di perdono e generosità.
Gesù propone un grosso salto di qualità nella vita del cristiano.
Rompere quella spirale di violenza e rivendicazioni che potrebbe andare avanti all’infinito fra persone nemiche. C’è un modo di amare il nemico, si tratta di interrompere la cattiveria agendo inaspettatamente con bontà nei confronti del nemico. La spirale del male viene interrotta e si apre la possibilità della pace.
Poi, fare del bene senza avere alcuna pretesa di un ricambio, senza neanche pensare a un ringraziamento. E’ l’amore gratuito molto gradito dal Signore.
Infine, l’amore misericordioso che perdona e non manca mai di generosità. E’ lo sguardo verso la debolezza dell’altro, della sua povertà interiore che induce a essere generosi nel perdono anche se non c’è possibilità di comprensione o di dialogo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,27-38 di Domenica 29 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 28 SETTEMBRE
“In quel tempo. Levi preparò al Signore Gesù un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».” (Lc 5,29-32)

I farisei, coloro che avrebbero dovuto applicare in modo perfetto ogni aspetto religioso nella loro vita, sono stupiti che Gesù mangi con pubblicani e peccatori. E’ sconvolto quel modello per cui le persone dabbene, giuste, sono conformate al modello religioso fatto di regole e mai e poi mai avrebbero dovuto avere a che fare con persone molto lontane da tutto ciò.
Gesù non si conforma ma indica la modalità di trasmissione della fede per la salvezza delle anime. Bisogna essere vicini alle persone peccatrici e bisogna essere lontani dai loro peccati per dare una nuova speranza di salvezza. Il peccato, che è sempre da condannare, non deve escludere la persona da salvare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 5,29-32 di sabato 28 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 27 SETTEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù istruiva il popolo nel tempio e annunciava il vangelo, sopraggiunsero i capi dei sacerdoti e gli scribi con gli anziani e si rivolsero a lui dicendo: «Spiegaci con quale autorità fai queste cose o chi è che ti ha dato questa autorità». E Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una domanda. Ditemi: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?». Allora essi ragionavano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché non gli avete creduto?”. Se invece diciamo: “Dagli uomini”, tutto il popolo ci lapiderà, perché è convinto che Giovanni sia un profeta». Risposero quindi di non saperlo. E Gesù disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Lc 20,1-8)

Inizia un confronto diretto fra Gesù e l’autorità religiosa ben rappresentata. Vi è sempre un pregiudizio nei riguardi di Gesù, guardato con sospetto e sentito come colui che vuole scavalcare la rappresentanza religiosa sostituendosi ad essa.
Ma Gesù è autorevole, non autoritario che si impone con la forza, al contrario, dialoga nella speranza di una comprensione almeno di alcuni di loro.
La capacità di Gesù consiste nel metter alla luce le contraddizioni di queste persone e i ragionamenti fatti solo sulla opportunità. Non dicono quello che pensano veramente ma dicono cose che possono essere accettate da chi sta ascoltando e lasci tutto come è.
Quanto è bello e gioioso essere schietti e sinceri e oggi ne abbiamo tanto bisogno di persone che dicano la verità!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,1-8 di venerdì 27 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 26 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».” (Lc 19,37-40)

Gesù entra nella sua Gerusalemme in modo solenne, c’è l’evidenza di grandi opere compiute da Gesù e che in queste c’è il dito di Dio. Ma c’è sempre chi si oppone e osserva in modo freddo i legami della legge senza cogliere chi è Gesù. Per questa ragione alcuni farisei chiedono il rimprovero di coloro che dicevano a gran voce che Gesù veniva nel nome del Signore.
Quanto è difficile essere unanimi in accordo sull’evidenza, vi sono e vi saranno sempre persone che si oppongono ma non per una non comprensione ma per presa posizione e opportunismo pensando che qualche altro possa prendere il loro posto di potere. In fin dei conti è solo una questione di paura, la paura che Gesù acquisti potere e si sostituisca nelle posizioni temporali ma Gesù non vuole togliere nulla ad alcuna persona ma indirizzare verso la salvezza dell’anima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 19,37-40 di giovedì 26 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sant’Anatalo e tutti i Santi vescovi milanesi – Festa

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande ” (Mt 7,24-27)

Il Vangelo è più che mai oggi la guida per rinsaldare la fede in mezzo a molteplici eventi, distrazioni, tentazioni. L’ascolto della Parola del Signore è sempre quella novità che apre la mente verso quello che accade nella vita, nella società e da la possibilità di essere persona che indica una direzione molto diversa. Anche se vi sono tanti eventi negativi, con il Vangelo nel cuore si riesce a rimanere in piedi in mezzo a molteplici tempeste, problemi, drammi e testimoni della gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,24-27 di mercoledì 25 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 24 SETTEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.” (Lc 18,35-43)

Un cieco, seduto in un luogo di passaggio appena saputo di Gesù gli gridava chiedendo pietà. Questo comportamento era di fastidio per le altre persone e chiedevano che tacesse ma il cieco gridava ancora più forte. Gesù accolse questo grido e guarì il cieco e una volta alzatosi incominciò a camminare dietro a Gesù.
Il cieco ha rotto quel conformismo che impone una etichetta di riguardo e moderazione nei confronti di una persona importante che passava di lì, ha osato urlare la sua fede verso Gesù chiedendogli pietà e a causa di questa fede fu guarito.
Oggi avere il coraggio di esporre la propria fede è essere anticonformisti, persone che dicono quello che pensano di fronte a un vuoto di riflessione, di pensiero, di fiducia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,35-43 di martedì 24 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 23 SETTEMBRE
“In quel tempo. Pietro disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».” (Lc 18,28-30)

La domanda di Pietro non dovrebbe nascere nel cuore di un cristiano fedele e devoto. Ma la fragilità umana è sempre in agguato, l’affermazione di Pietro che ha abbandonato tutto i suoi beni ha l’attenzione e la risposta di Gesù. Per chi ha abbandonato tutto per seguire il Signore Gesù, c’è un qualche cosa di grande molto più ampio rispetto a quello che si viveva e possedeva in precedenza e questo già da subito. L’amore di Dio non può essere confrontato con dei beni terreni o con l’affetto familiare, è diverso, ampio, non misurabile, non trascrivibile.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,28-30 di lunedì 23 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

IV Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 22 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.” (Gv 6,51-59)

Gesù è nutrimento di ogni cristiano, il pane vivo che dona vita, fuoco d’amore, voglia di movimento per trasmettere quella gioia che Gesù dona.
La carne e il sangue di Cristo sono vero nutrimento per avere in se la vita, la presenza del Signore Gesù nella propria persona.
La rinuncia a questo nutrimento non è cosa da sottovalutare, è bene accostarsi al sacramento dell’Eucarestia nella presenza reale del corpo e sangue di Cristo, vera fonte di vita per ogni cristiano. E questo lo possono fare tutti i cristiani che sono in comunione con il Signore quando non c’è il peccato mortale, altrimenti vanificherebbe e svaluterebbe l’Eucarestia commettendo sacrilegio.
Viene in soccorso la misericordia di Dio che ha donato alla Chiesa il sacramento della riconciliazione, vivendo il quale in modo sincero e con un vero pentimento nel cuore, è rimesso ogni peccato mortale commesso.
Allora si dischiude la grazia di una rinnovata comunione con il Signore Gesù che diventa piena accostandosi alla Comunione Eucaristica.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-59 di Domenica 22 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. Matteo Apostolo ed Evangelista – Festa

.

Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 21 SETTEMBRE
“In quel tempo. Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano? ». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».” (Mt 9,9-17)

“Misericordia io voglio e non sacrifici”.
L’azione sacrificale è quell’offerta che veniva fatta con un rito offrendo alcuni animali. Oggi potrebbe corrispondere ad esempio a un digiuno da cibo, a un’offerta di un oggetto in una cappella e così via.
L’azione misericordiosa è un’attenzione verso una o più persone capendo il loro bisogno, entrando un po nelle sofferenze, nelle miserie del loro cuore e agendo di conseguenza.
Ecco dunque quello che il Signore Gesù vorrebbe: non azioni che non hanno rilevanza verso alcuna persona ma azioni che pongono attenzione buona verso il prossimo.
Questo non esclude quei piccoli fioretti come ad esempio il digiuno da cibo utili per acquisire un migliore controllo di se e divengono offerta al Signore unendo azioni di carità e di misericordia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,9-17 di sabato 21 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)