Giovedì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 8 AGOSTO
“In quel tempo. Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».” (Lc 10,25-37)

Un uomo gravemente ferito è soccorso da un uomo straniero, un samaritano mentre due israeliti passati per la stessa strada poco prima non lo soccorsero. Non solo uno straniero soccorse quell’uomo ma ne ebbe cura accertandosi che poi venisse assistito nell’albergo dove lo aveva portato.
E’ questo che chiama Gesù, alla compassione e non al rispetto formale delle regole come quel sacerdote e levita che non volevano essere non puri soccorrendo un uomo in difficoltà. Ma forse era più una scusa per evitare il soccorso.
Quante scuse a volte ci si dà per non aiutare o essere solidali con chi è in difficoltà! Troppo spesso molto abili a trovare scuse ma la vera gioia sta nel essere solidali e non a scusarsi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,25-37 di giovedì 8 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 7 AGOSTO
“In quel tempo. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».” (Lc 10,17-24)

Vi sono delle cose di Dio rivelate ai piccoli e non ai sapienti e ai dotti. Hanno un contenuto di una profonda comunione d’amore che spesso sono impediti proprio dalla grande conoscenza e studio dei dotti e dei sapienti. Lo studio e l’impegno nelle varie discipline è fondamentale e questo da certamente molto frutto se si mantiene costantemente l’umiltà, troppo spesso dimenticata da molti dotti e sapienti.
La gioia di essere discepolo del Signore Gesù è nella semplicità della sua sequela, nell’affidarsi come farebbero dei “piccoli” con quella fiducia incondizionata con non continua a fare ragionamenti ma guarda Gesù, Dio nella sua bontà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,17-24 di mercoledì 7 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE – FESTA

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IL VANGELO DI MARTEDÌ 6 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.” (Lc 9,28b-36)

Pietro vedendo Gesù trasfigurato esclama: «Maestro, è bello per noi essere qui.», con il desiderio che questo continuasse nel tempo e non terminasse più: «Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Ma la Trasfigurazione del Signore era anticipazione di un futuro che non può essere realizzato in questo passaggio terreno ma fu anticipato a Pietro Giovanni e Giacomo. E’ uno stato di vita che anticipa la beatitudine dove si sta bene con tutta la propria persona nell’interiorità e esteriorità. Questo nella pienezza si proverà solo nella beatitudine del regno dei cieli. L’esperienza che si vive sulla terra è differente e non certo di beatitudine ma il Signore ha voluto anticipare a tutti i credenti che c’è quello stato di vita a cui noi tutti dovremmo sperare in una aspettativa di gioia futura e attuale nel cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,28b-36 di martedì 6 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

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IL VANGELO DI LUNEDÌ 5 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai settantadue discepoli: «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».” (Lc 10,8-12)

La missione è cosa principale nella Chiesa e non solo era fondamentale qualche tempo fa ma anche e soprattutto oggi.
Gesù invia i 72 discepoli affinché diffondano la buona notizia di un Dio che ha nel cuore la salvezza dell’uomo. E questo accade con gesti di vicinanza, solidarietà,e all’epoca di Gesù con molte guarigioni di malati.
L’annuncio “E’ vicino a voi il regno di Dio” certamente non fu in senso temporale (non è la fine del mondo e nessuno sa quando sarà), non in senso di spazio cioè è fra di noi qui accanto, ma forse ci si accorge della sua presenza quando vi sono persone in comunione con il Signore Dio. Forse la vicinanza del regno di Dio è nella relazioni buone fra persone che sono in comunione con il Signore Dio. Qui c’è già un anticipo imperfetto dell’armonia del regno di Dio che anticipa la bellezza della gioia di essere fratelli, sorelle in Cristo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,8-12 di Lunedì 5 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 4 AGOSTO
“In quel tempo. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo il Signore Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro.
Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.” (Mt 22,15-22)

Una domanda rivolta a Gesù da quei farisei che lo volevano cogliere in fallo. Una domanda fatta non perché volevano capire meglio ma costruita apposta per mettere in difficoltà l’interlocutore per poi poterlo condannare.
La risposta di Gesù è saggia e ancora oggi insegna molto.
Restituire alla stato (a Cesare) quello che si è ricevuto e, nonostante i molti lamentii, si è ricevuto e si riceve tantissimo dalla stato in cui si vive. E’ giusto restituire qualche cosa allo stato, il giusto senza fare i furbi a scapito del prossimo, perché lo stato continui la sua opera.
Restituire a Dio quel che è di Dio è più problematico perché la creazione è sua, ogni persona ha il dono della vita che viene da Dio e dunque? E’ impossibile restituire a Dio, sarebbe sempre insufficiente e poi con quale modalità? Forse una vita spesa bene è già un’ottima restituzione. Una vita in comunione con il Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 22,15-22 di Domenica 4 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 3 AGOSTO
“Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».” (Lc 1,5-17)

L’annuncio a Zaccaria da parte dell’angelo. Un annuncio che apre a un futuro che sembrava spento e impossibile a realizzarsi: un bambino.
L’arrivo di un piccolo è motivo sempre di gioia e ancora di più se inaspettato, erompe nella vita dei coniugi colorandola nella novità. Il bambino che nascerà sarà però particolare, avrà un compito importante nel preparare la via al Signore Gesù.
Ogni bambino che nasce ha una sua propria e unica direzione da prendere e se mai la troverà sarà certo un uomo felice.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1 1,5-17 di sabato 3 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 2 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa».” (Lc 10,1b-7a)

Gesù continua l’istruzione ai suoi discepoli. La semplicità nel porsi come agnelli, nel portare con se solo lo stretto necessario sono importanti per la testimonianza. Una persona che non confida troppo sui beni terreni, è semplice nel porsi e veste in modo sobrio è certo motivo di osservazione da parte delle altre persone. Testimonia l’importanza di Gesù nella sua vita come fattore principale e fondante e questo da una direzione alle persone che lo incontrano, quella della salvezza del Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,1b-7a di venerdì 2 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 1° AGOSTO
“In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».” (Lc 9,57-62)

Vi sono le condizioni del Signore Gesù che non aveva un luogo dove posare il capo, non aveva nulla di questo mondo neanche un giaciglio.
Vi sono le condizioni di chi vuole seguire Gesù, condizioni di povertà terrena perché impedirebbe essere discepolo il possesso di beni terreni cui preoccuparsi e gestire. Il distacco dai beni è una delle condizioni per seguire Gesù. E così anche le affettività con propri genitori potrebbero essere un problema se sono eccessive. Bisogna a un certo punto staccare il cordone ombelicale per realizzare la propria vocazione.
“Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
Abbi un cuore retto e sii costante ,
non ti smarrire nel tempo della prova.” (Siracide 2,1s)

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9, 57-62 di giovedì 1° agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 31 LUGLIO
“In quel tempo. Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, il Signore Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.” (Lc 9,51-56)

Gesù si dirige in modo determinato verso il compimento della sua missione e va deciso verso Gerusalemme. Sa che avrebbe trovato oppositori e quelli che lo volevano uccidere; per poter dare un messaggio di salvezza anche a costoro rimarrà nella verità fino in fondo a costo della sua vita.
Per questo Gesù non usa mai la violenza, la coercizione e rimprovera i suoi discepoli che volevano un fuoco dall’alto per consumare coloro che non lo volevano accogliere. La via della pace è molto più incisiva di quella della violenza anche se ci vuole tempo e pazienza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,51-56 di mercoledì 31 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 30 LUGLIO
“In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora il Signore Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».” (Lc 9,46-50)

Gesù promuove un’attenzione verso le persone più indifese come i bambini e questo nel suo nome, quindi non solo una assistenza sociale ma di più, c’è uno sguardo d’amore del credente nel nome del Signore Gesù verso la persona bisognosa. Così facendo ci si fa piccoli, disposti ad aprirsi e capire persone più indifese ed è come si accogliesse lo stesso Signore Gesù.
Lui stesso ha fatto questo con una pazienza più che proverbiale: essere vicino alle persone più piccole, più deboli.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,46-50 di Martedì 30 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)