LUNEDÌ della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 8 LUGLIO
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda»” (Lc 6,39-45)

Proseguono le osservazioni del Signore Gesù mirate a far rendere conto che l’uomo non è un qualche cosa di autonomo più grande delle persone che lo circondano. L’uomo è chiamato a trarre fuori il bene da quel tesero che si è composto lungo la sua vita. E questo con molta umiltà per riuscire a mantenere quel collegamento con il Signore e per far trasparire bene la benevolenza senza alcun interesse nei confronti delle altre persone.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,39-45 di lunedì 8 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 7 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.” (Mt 5,21-24)

Fratello e sorella, espressioni che superano il rapporto di sangue nel parlare cristiano. Si intendono persone, uomini e donne, che stanno facendo un cammino cristiano e questo le accomuna come se fossero fratelli e sorelle. Il profondo rispetto reciproco è la base per camminare assieme.
L’ offesa interrompe questo viaggio e si rischia di naufragare rovinosamente. Ecco perché il porre basi di una divisione è cosa gravissima considerata parimenti a un vero e proprio omicidio spirituale di un’altra persona.
Il dire bene, l’individuare cose buone nelle altrui persone, costruisce vita, unione, comprensione, fratellanza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,21-24 di Domenica 7 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SABATO della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 6 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi».” (Lc 6,20a.27-35)

Amate, fate del bene, benedite, pregate. L’esortazione di Gesù è per i suoi discepoli, ed è per tutti i cristiani. Gesù invita di superare la sfera delle amicizie, del proprio giro di persone con le quali c’è un normale rapporto. L’amare, il fare del bene, benedire, pregare dovrebbe essere indirizzato anche verso e sopratutto a quelle persone da cui si è ricevuto il male, l’offesa, l’imbroglio, il furto, la menzogna e così via.
Si tratta di rompere la spirale di estrema violenza partendo dalla non maldicenza (pettegolezzo verso chi ti ha fatto del male) e sfociando in uno sguardo che diventa misericordioso, che entra nella fragilità di chi ha sbagliato.
Si costruisce la pace, la possibilità di perdono.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,20a.27-35 di sabato 6 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VENERDÌ della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 5 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».” (Lc 6,20.36-38)

Alcuni consigli evangelici che semplificano la vita e allontanano problemi, incomprensioni, divisioni.
Giudicare solo quando è strettamente necessario, questo libera molto la mente da cose superflue e lo spirito da tensioni e dissapori.
Non condannare alcuna persona per quel che sembra abbia fatto, questo da la possibilità di riscatto e fa fuggire la maldicenza.
Perdonare è la cosa fra le più belle che una persona possa fare.
Dare, c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,6,20.36-38 di venerdì 5 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

GIOVEDÌ della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 4 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».” (Lc 6.20a.24-26)

La speranza della persona credente consiste anche nella giustizia divina, molto differente da quella umana. Giusta, equa, conoscente in profondità di tutto, misericordiosa.
Gesù avverte le persone agiate che non condividono nulla con quelle indigenti, che corrono un grosso rischio. Coloro che trattengono per se la ricchezza senza condividere nulla in una loro scelta consapevole, rischiano grosso. Si tratta di mancanza d’amore verso che è debole e questo è un grave peccato. Invece, pur mantenendo una certa agiatezza, la persona ricca può condividere generosamente parte di quello che possiede e questo è il miglior investimento possibile che possa fare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6.20a.24-26 di giovedì 4 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SAN TOMMASO APOSTOLO, FESTA

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 3 LUGLIO
“Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».” (Gv 20,24-29)

Non credo se non vedo. Perché mai dovrei credere se non posso vedere, sentire e anche toccare quello cui dovrei credere? No, non credo.
Non ti conosco. Perché mai dovrei conoscerti? Visto che non credi come potresti avere fiducia nella altre persone in cose che non vedi, non senti e non tocchi? Beh, allora io non ti conosco.
Un atto di fiducia e di amore è credere in Dio, credere nelle altre persone che magari ti vogliono bene.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 20,24-29 di mercoledì 3 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

MARTEDÌ della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 2 LUGLIO
“Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.” (Lc 6,6-11)

Per quei scribi e farisei Gesù reiterava la violazione della legge violando il riposo del giorno di sabato. Ma Gesù dice che è possibile esprimere il proprio amore nella carità nel giorno di sabato, è possibile fare il bene, è possibile guarire una persona.
Ma la durezza dei cuori di quei scribi e farisei è tale da vedere in Gesù solo una persona che viola più volte la legge ma omettendo ogni bene da lui compiuto, la salvezza dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,6-11 di martedì 2 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

LUNEDÌ della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 1° LUGLIO
“Un sabato il Signore Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».” (Lc 6,1-5)

Il sabato, giorno di riposo ebraico, era dedicato al riposo dal lavoro in modo rigido e ben regolato. Erano ammesse alcune attività solo per le necessità. La cosa è ancora oggi praticata da fratelli ebrei osservanti.
Nel Vangelo, nel giorno di sabato i discepoli di Gesù coglievano spighe e questo è uno dei lavori cui bisognava astenersi. Ma i discepoli avevano fame. Gesù invita a ragionare non solo con la legge ma anche con il cuore dove alcune normative possono essere messe da parte in quelle situazioni di necessità come l’aver fame.
Con il cuore e senza trascurare la legge ma con equilibrio è il modo di agire del cristiano, quel modo che non approfitta per se ma applica il bene, la carità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,1-5 di lunedì 1° luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

III DOMENICA DOPO PENTECOSTE

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 30 GIUGNO
“In quel tempo. Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: / «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: / a lui sarà dato il nome di Emmanuele, / che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.” (Mt 1,20b-24b)

Non temere. L’invito a Giuseppe dell’angelo del Signore che lo indirizza verso una missione d’essere accanto a Maria e a Gesù.
E’ la prima cosa da fare prima di agire che è quella di disperdere i dubbi che possono bloccare qualsiasi decisione di vita. Così accadde a Giuseppe, che accettò quella missione molto diversa da come avrebbe potuto immaginare il matrimonio con Maria.
Sarà un’avventura, la nascita del Bimbo in una grotta, l’emigrazione in terra straniera per sfuggire a chi voleva uccidere il Bambino, il ritorno a Nazareth.
Giuseppe accettò tutto questo dimostrando una profonda fiducia in Dio.
La domanda potrebbe essere questa: “ho fiducia in Dio?”. Potrebbe rivoluzionare la mia vita o meglio, gli permetterei di entrare nella mia vita a tal punto da inviarmi in una avventura inaspettata ma piena d’amore?

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 1,20b-24b di Domenica 30 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

SANTI PIETRO E PAOLO, APOSTOLI – SOLENNITÀ

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 29 GIUGNO
“In quel tempo.
Il Signore Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».” (Gv 21,15-19)

Mi vuoi bene? Vuoi bene a Gesù? Oppure è solo considerato una deriva da una cultura considerata ormai vecchia, arcaica che impedisce la libertà dell’uomo?
Ma Gesù libera l’uomo ancora oggi, e attraverso Pietro richiama tutti al principale valore di un uomo e di una donna: volere bene, volere il bene, volere bene a Dio, volere bene alle persone. Questa è la via per diventare e essere persone veramente responsabili che possono pascere il proprio gregge della famiglia, del lavoro, della scuola.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 21,15-19 di sabato 29 giugno 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)