IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – SOLENNITÀ

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 8 DICEMBRE:

“In quel tempo.
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te»” (Lc 1,26b-28)

Colei che è piena di grazia, ricolma dei favori di Dio, ha permesso che Dio si facesse carne.
Colei che è Immacolata fin dal primo istante della sua vita, ha generato l’Autore della vita.
L’Immacolata come madre vuole che tutti i suoi figli vadano dal suo perché siano indirizzati verso una esistenza che diventa gioia, grazia, pienezza.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,26b-28 di sabato 8 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

ORDINAZIONE DI SANT’AMBROGIO – SOLENNITÀ

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDI’ 7 DICEMBRE:

“In quel tempo.
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore»” (Gv 10,11-16)

Il buon pastore non cerca la propria gloria ma l’edificazione delle pecore a lui affidate.
Il buon pastore non approfitta di alcuna pecora perché desidera che viva la sua vita nella pienezza.
Il buon pastore non abbandona alcuna pecora ma la custodisce perché gli vuole bene.
Il buon pastore insegna alle pecore e impara dalle pecore.
Il buon pastore dedica la sua vita a favore delle pecore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 10,11-16 di venerdì 7 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

 

Giovedì della III settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 6 DICEMBRE:

“In quel tempo. I farisei e i sadducei si avvicinarono per mettere alla prova il Signore Gesù e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò.
Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.” (Mt16, 1-12)

Lo sforzo di interpretare i segni dei tempi è un investimento per la propria anima, per il prossimo, per il futuro. I segni dei tempi sono l’inseme degli avvenimenti che si ripetono con incessante regolarità nella propria esistenza e possono dare una indicazione per il futuro, per poter meglio indirizzare e correggere l’esistenza. E’ anche un atto di carità perché questo spesso significa abbandonare alcune abitudini personali per poter far accedere alle stesse cose altre persone. E’ custodire il creato per chi verrà dopo e questo implica l’abbandono di un profitto facile ma che rovina la terra. E’ comprendere andando oltre i media quale sia la volontà politica (c’è altruismo?) sociale (è di attenzione al prossimo?) della comunità dove si vive (solo egoismo?) della persona che sta acconto. Questo è’ un investimento d’amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 16,1-12 di giovedì 6 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della III settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDI’ 5 DICEMBRE:

In quel tempo. Riunita la folla, il Signore Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo».” (Mt 15,10-20)

Parlare tanto fa uscire dal cuore dell’uomo molte cose e queste possono essere anche non buone. Ora un pensiero non buono ma non detto può essere meglio meditato e posto nella preghiera perché sia purificato e sia mandato via se è veramente brutto. Ma un pensiero lanciato lì, detto ad altre persone, se è cattivo semina e contagia nella malignità le persone che ascoltano. Si crea come un vortice che poi è non più possibile spegnere, come tante foglie al vento che non è più possibile raccoglierle. E’ un danno profondo che crea un clima di divisione, discordia e quasi sempre di falsità con quelle aggiunte di fantasia che colorano di grigio il racconto. Ma quanto è bello rimanere nella verità, non essere fautori di qualsiasi chiacchiera e di falsità. Questo dona una pace interiore contagiosa anche per il prossimo.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 15,10-20 di mercoledì 5 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della III settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDI’ 4 DICEMBRE:

“In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono al Signore Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? / Dio ha detto: “Onora il padre e la madre” e inoltre: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. / Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. / Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: / “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il suo cuore è lontano da me. / Invano essi mi rendono culto, / insegnando dottrine che sono precetti di uomini”».” (Mt 15,1-9)

Una pulizia esteriore. Una pulizia interiore. La prima si vede se è stata fatta, la seconda non si vede, quanto meno nell’immediatezza. Ora alcuni farisei e scribi seguivano delle norme scritte da mani di uomo e fra queste c’era la possibilità di deviare la sussistenza dovuta ai propri genitori al Tempio dedicato al Signore. Così facendo mettevano i genitori in uno stato di indigenza, di assoluta povertà. E il comandamento di Dio “onora tuo padre e tua madre” dove era finito? Con sottili ragionamenti e astuzie è possibile distruggere il bene della moralità religiosa inventandosi cose che possono essere un’offesa agli uomini e a Dio. Per questo c’è bisogno di molta prudenza e affidarsi all’amore del Signore Gesù attraverso la sua Chiesa.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 15,1-9 di martedì 4 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Lunedì della III settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDI’ 3 DICEMBRE:

In quel tempo. Terminate le parabole, il Signore Gesù partì di là. Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Mt 13,53-58)

Gesù ebbe una delusione nella sua patria. Coloro che lo avevano visto crescere non credevano che potesse essere lui a parlare con una sapienza superiore ai studiosi e a compiere tutti quei miracoli. Era il figlio del falegname.
Ci si convince spesso che una persona ha un certo tipo di carattere e la si colloca in un ruolo preciso nella comunità in cui si vive. Se esce da quel ruolo c’è qualche cosa che non va, non si accetta il fatto che una persona possa differenziarsi in meglio nel tempo, possa essere diversa da come la si era collocata. Così facendo si pone un freno alla possibilità di un miglioramento. Gesù non fece molti prodigi, e quella persona non potrà fare un gran che a causa dell’incredulità e della gelosia.
Una comunità, una società diventa bella se promuove e lascia esprimere i suoi talenti.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 13,53-58 di Lunedì 3 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

III DOMENICA DI AVVENTO – Le profezie adempiute

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 2 DICEMBRE:

“In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:
“Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, / davanti a te egli preparerà la tua via”.
Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui».” (Lc 7, 18-28)

Giovanni il Battista aveva sentito come Gesù stava operando e gli sembrava strano che il Cristo agisse così. Come tante altre persone, si aspettava probabilmente qualche cosa di scenico come segni luminosi dall’alto, fenomeni sovrannaturali, una venuta maestosa del Cristo in terra. Ma Gesù si presentò umile, uomo fra uomini, e tutto quello che faceva era veramente grande: guariva. La sostanza vale molto più dell’apparenza, e Gesù agiva in modo molto profondo sia nei suoi discorsi sia nelle sue azioni. Chi era disposto a vedere, vedeva quanto meno il dito di Dio in quello che Gesù faceva e diceva.
Idee, convinzioni radicate nel proprio cuore a volte impediscono di vedere e capire. L’invito è quello di vedere la sostanza, il significato profondo di quello che capita e non fidarsi di quell’apparenza nelle persone e nelle cose che spesso inganna.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 7,18-28 di Domenica 2 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Sabato della II settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 1° DICEMBRE:

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva agli scribi e ai farisei: «Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo, ma non ne trova. Allora dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. E, venuto, la trova vuota, spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione malvagia».
Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». (Mt 12,43-50)

Lo spirito impuro provoca nell’uomo una tendenza a trovare delle vie brevi per possedere, avere potere, cogliere le occasioni a scapito del prossimo. L’uomo, una volta cacciatolo, avendo fatto un cammino di purificazione spesso difficile e articolato, tende a rilassarsi ad abbassare la vigilanza con il concreto pericolo di tornare indietro. Pur avendo trovato finalmente un po di serenità e pace in quell’amore cristiano, in quella vicinanza ad alcune persone prima ignorate, in quella carità che edifica il prossimo e se stessi, la possibilità di tornare nella condizione precedente è sempre presente e nel caso sarebbe peggiore di prima. Ma la preghiera aiuta a rimanere nell’amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 43-50 di sabato 1° dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

SANT’ANDREA, APOSTOLO

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDI’ 30 NOVEMBRE:

“In quel tempo.
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.” (Mt 4,18-22)

Lasciarono le reti, abbandonarono il loro lavoro, per seguire Gesù. Un cambiamento profondo senza che vi fosse una garanzia, c’era solo il Signore Gesù che chiamò i primi Apostoli ed essi lo seguirono. Capirono nel loro cuore che c’era qualche cosa di immensamente importante in quella chiamata a tal punto da modificare in modo radicale la vita. Il Signore chiama e trasforma la vita in un grande e insondabile progetto d’amore.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,18-22 di venerdì 30 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 29 NOVEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei: «Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».” (Mt 12,33-37)

Albero buono, frutti buoni. Albero cattivo, frutti cattivi. Necessita del tempo per capire se un albero è buono o cattivo, bisogna aspettare che i frutti siano maturi. Capita che quell’albero così bello non faccia frutti o li faccia cattivi e quell’albero insignificante invece faccia dei ottimi frutti.
Così è nella conoscenza delle persone che in prima istanza danno una impressione positiva o negativa, ma necessita tempo per poterle veramente conoscerle e nel contempo conoscere se stessi. Le apparenze spesso ingannano e si scopre che tante persone anonime sono grandi persone che fanno andare avanti la società con il loro servizio e la loro umiltà.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,33-37 di giovedì 29 novembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)