Lunedì della settimana della VII domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Lunedì 20 luglio – S. Apollinare

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù. A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio. Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.” (Lc 9,37-45)

«Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio».
Gesù volgi lo sguardo verso la miseria umana, esprimi la tua misericordia sulla umanità colpita, affranta dalla Pandemia.
Volgi lo sguardo verso i malati perché possano essere assistiti dal tuo misericordioso soccorso.
Volgi lo sguardo verso i cuori che si sono paralizzati in una esistenza sterile fatto solo di cose e di superficiali relazioni.
Volgi lo sguardo verso questa umanità, persa, disperata che senza di te non ha speranza. Volgi lo sguardo su noi Signore, aiutaci nella fede in te, ridona la speranza, la conversione dei cuori che possano iniziare nuovamente ad amare.
Volgi lo sguardo, guarisci, risana l’umanità ferita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,37-45 di Lunedì 20 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

VII Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Domenica 19 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

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Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».” (Lc 13,22-30)

“Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”
Alla base della salvezza dell’uomo vi è la conoscenza, il rapporto, l’essere parte con il Signore Gesù. È qualche cosa di vivo, il Vangelo è lettera vivente che apre a un rapporto di conoscenza con il Signore. Questa è la via della salvezza, il fondamento della salvezza. In questo modo il Signore sa di dove siamo perché non ipocriti ma ricercatori della sua volontà attraverso la sua Parola di salvezza. L’essere con il Signore Gesù è possibile in una perseveranza nell’ascolto del Vangelo attraverso l’azione dello Spirito Santo che è in ogni cristiano e prega per noi. A questo si aggiunge quel comportamento quotidiano che è alla luce del cristianesimo perseguendo sempre la giustizia e rifiutando ogni opera iniqua.
Non si può essere cristiani e nel contempo essere ingiusti per scelta, ma cristiani che ascoltano il Vangelo e lo vivono.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 13,22-30 di Domenica 19 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VI domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Sabato 18 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

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L’audio della Messa di Sabato mattina.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Nacque tra gli apostoli una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Il Signore Gesù disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno».” (Lc 22,24-30a)

È un atteggiamento umano quello di misurarsi rispetto alle altre persone facendo a gara per essere il più grande, il migliore, colui che sa fare meglio e capisce meglio degli altri. Questo atteggiamento non è evangelico e può troppo spesso portare verso grossi egoismi e sofferenze di altre persone e anche della propria persona.
Gesù propone una impostazione nuova che è quella del servizio. Si fa a gara per servire meglio e non per essere il più grande. Nel servire bene c’è gioia, pace, consapevolezza che si sta facendo qualche cosa di buono senza cercare alcuna gloria personale.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,24-30a di Sabato 18 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Venerdì 17 luglio, S. Marcellina

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».” (Lc 9,23-27)

Rinnegare se stessi, perdere la propria vita per causa di Gesù.
Sono affermazioni forti e non trovano spazio nella umanità, trovano spazio nelle fede.
Rinnegare se stessi non vuol dire annientare, annichilire, eliminare se stessi. Alla luce del Signore Gesù, alla luce della fede, vuol dire ripudiare tutto il male che è presente in se stessi, offrendosi al Signore in un cambiamento radicale verso il bene. Così si può perdere la propria vita in una offerta di servizio dove non si cerca più nulla per se e questo è gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,23-27 di Venerdì 17 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VI domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Giovedì 16 luglio, B. V. Maria del monte Carmelo

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“Un giorno il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».” (Lc 9,18-22)

Gesù vuole conoscere che cosa dicono di lui i suoi discepoli. Non vuole sapere quello che hanno nel cuore perché questa cosa è nota al Signore. Vuole mettere alla prova i suoi discepoli se dicono quello che hanno nel cuore. Questo lo fa Pietro, schietto e diretto, dice quello che pensa: «Il Cristo di Dio».
È cosa importante dire quello che si pensa ma si sa che in altro momento Pietro rinnegherà per tre volte il Signore e che poi si pentirà e ritornerà a essere il Pietro schietto e diretto.
Il coraggio di dire quello che si ha nel cuore è cosa importante per non falsificare se stessi e diventare persone vere.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,18-22 di Giovedì 16 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VI domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Mercoledì 15 luglio, San Bonaventura

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono al Signore Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.” (Lc 9,10-17)

Gesù ha il desiderio di stare in disparte con i suoi apostoli, per raccontarsi e dirsi tutto quello che era capitato e vedere in ciò l’intervento del Signore.
Ma le folle li seguono e Gesù le accoglie.
Sono molte persone che hanno il desiderio dell’ascolto della parole del Signore Gesù a tal punto che sono dimentiche del cibo. Gesù provvede, moltiplica quel poco di cibo che c’è e dona la sazietà a tutti i presenti. Una sazietà di spirito grazie alla sua parola e una sazietà del corpo grazie alla miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,10-17 di Mercoledì 15 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VI domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Martedì 14 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa ringraziamento Ospedale.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Al suo ritorno, il Signore Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l’unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire. Stava ancora parlando, quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: «Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro». Ma Gesù, avendo udito, rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata». Giunto alla casa, non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete. Non è morta, ma dorme». Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: «Fanciulla, àlzati!». La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.” (Lc 8,40-42a. 9-56)

Gesù è chiamato per salvare una vita, fa di più: rialza dalla morte e fa ritornare alla vita.
La vita ritorna, c’è la possibilità di rialzarsi in una situazione impossibile. La grazia del Signore va oltre ogni aspetto umano, e ognuno ha la possibilità di rialzarsi nonostante situazioni umanamente irrisolvibili. La presenza del Signore Gesù dona quella possibilità nell’impossibilità. Confidare nel Signore Gesù, farlo diventare presente nella quotidianità, è vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,40-42a.9-56 di Martedì 14 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VI domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Lunedì 13 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono dal Signore Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te». E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.” (Lc 8,34-39)

Un uomo era stato liberato dalla schiavitù del male grazie all’azione di Gesù Cristo che con la sua grazia scacciò via tutti i demoni che lo rendevano schiavo. Tutti i demoni finirono in una numerosa mandria di porci che subito su buttarono giù dalla rupe e i mandriani persero la loro mandria.
Invece di gioire della novità della salvezza portata a un uomo, la gente rimane impaurita e chiedono a Gesù di allontanarsi. Probabilmente c’era anche il motivo del grande prezzo pagato, la perdita di una numerosa mandria di porci, per salvare un solo uomo.
Quanto vale la salvezza di un uomo? Quanto vale per me la salvezza di una persona? È giusto valutare la salvezza di un uomo rispetto a un valore economico?
Sono domande difficili da rispondere anche se facilmente senza essere coinvolti si potrebbe rispondere: la salvezza di un uomo vale assai di più di ogni valutazione economica. Ma forse una risposta più equilibrata potrebbe essere: la salvezza di un uomo non può essere economicamente valutata. L’uomo è padrone della economia e non l’economia dell’uomo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 8,34-39 di Lunedì 13 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

VI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo la Pentecoste
Domenica 12 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

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Audio Messa vigiliare.

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».” (Lc 6,20-31)

Una sofferenza vissuta su questa terra potrebbe essere una beatitudine, apre un cammino verso il Signore quando non agendo male si subisce un torto, non cercato, non voluto. Allora in questa situazione di ingiustizia si apre la possibilità evangelica del non restituire il male con il male. Ricevendo il male si può restituire del bene.
Benedire coloro che parlano male e sembrano che lo facciano di professione e molta agilità. Pregare per queste persone fautrici di male perché possano accorgersi del malvagità delle loro azioni e convertirsi.
Questo spegne il male, lo caccia via e apre a una nuova possibilità di pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,20-31 di Domenica 12 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Benedetto, abate

Tempo dopo la Pentecoste
San Benedetto abate, festa
Sabato 11 luglio

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Lettura del Vangelo e commento

Il VANGELO DEL GIORNO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».” (Gv 15,1-8)

San Benedetto da Norcia abate, patrono d’Europa, è il patriarca del monachesimo occidentale. La lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco, fanno il modello e la regola del monaco occidentale.
Oggi questo sembra al di fuori di ogni realtà. Come può essere possibile in un società basata sull’informazione e sul continuo essere “on line” una vita da benedettino? Preghiera, meditazione, lavoro, fraternità? Ma proprio per un eccesso di comunicazione, di efficienza lavorativa, di ricerca di risalutati, molti si stanno accorgendo che c’è bisogno di un ritorno ad una dimensione che rispetti l’uomo, la sua dignità e la meditazione, la preghiera sono aspetti molto ma molto importanti.
È un modo per rimanere nel Signore Gesù ed essere nutrito con la vita, quella vera. Altrimenti, rimanendo solo “on line”, si rischierebbe di far passare questa vita come una cosa che si consuma e si getta via.
Rimanere in Gesù è vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8 di Sabato 11 luglio 2020, – Tempo dopo la Pentecoste – Rito Ambrosiano)