Mercoledì della settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 14 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù aggiunse: «Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».” (Lc 11,9-13)

C’è veramente un Padre che vuole bene, vuole il bene di ogni sua creatura come se fosse un figlio, una figlia. Questa dovrebbe essere la fiducia del cristiano, di non sentirsi mai solo e di essere certo d’essere amato dal Padre che è giusto e misericordioso.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,9-13 di mercoledì 14 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 13 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono».” (Lc 11,5-8)

Un’invadenza fatta di preghiera continua al Signore per una giusta e buona causa è l’esempio proposto nel Vangelo di Luca. Quest’invadenza ascoltata da Dio ha la sua efficacia se non altro per la perseveranza del richiedente. Si tratta del valore della preghiera fatta con costanza nel tempo riguardo a una richiesta buona fatta d’amore per il prossimo e senza alcun torna conto personale. Una preghiera così viene presa con molta attenzione dal Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,5-8 di martedì 13 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 12 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».” (Lc 11,1-4)

Il Padre Nostro secondo Luca. La preghiera profonda dove si invita ogni uomo, ogni donna a santificare il nome di Dio con la propria vita, a la propria accettazione di Dio Padre.
“Venga il tuo regno” anche in questa implorazione è l’uomo che accetta la venuta del regno di Dio che si fa anche vicino durante l’esistenza qui sulla terra se si vive verso il bene.
“Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano” è il nutrimento non solo del corpo ma dell’anima, della mente.
“Perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore”, è una grande implorazione dove il cristiano è già sulla via del perdono e così facendo si garantisce il perdono di Dio.
“e non abbandonarci alla tentazione”, l’uomo nella sua fragilità dev’essere sostenuto dalla grazia di Dio affinché sia aiutato a non cedere alla tentazione verso una via che lo porterebbe lontano da Dio e dal prossimo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 11,1-4 di lunedì 12 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

IX Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 11 AGOSTO
“In quel tempo. Mentre i farisei erano riuniti insieme, il Signore Gesù chiese loro: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo. ” (Mt 22,41-46)

Gesù nacque dalla discendenza davidica cui faceva parte il padre Giuseppe ma solo da un punto di vista legale. Davide scrisse riguardo a una persona della sua discendenza che chiama “Signore” e non figlio. Signore era un titolo riservato solo al Re e a Dio. Nessuno poteva usare questo titolo al di fuori di queste due persone. Dunque Davide prevede nella sua discendenza il Signore. Ma come è possibile? Lo è diventato grazie alla beata vergine Maria che concepì il Verbo di Dio per opera dello Spirito Santo ed ebbe come sposo un discendente della casa di Davide: Giuseppe.
Davide fu il Re scelto da Dio e governò fedelmente Israele se pur facendo il suo grande peccato di adulterio e omicidio di cui si pentì e gli fu perdonato. Davide fu scelto per il suo cuore e non per il suo aspetto, un cuore generoso e fedele anche se non impossibilitato a sbagliare e a peccare. Ma dalla discendenza davidica nascerà Gesù Cristo che non peccherà e rivoluzionerà il concetto di potere con la parola servizio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 22,41-46 di Domenica 11 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. Lorenzo, diacono e martire – Festa

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 10 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.” (Gv 12,24-33)

San Lorenzo diacono offrì il tesoro della Chiesa all’imperatore che gli impose di versarlo. Un tesoro importante di un valore inestimabile, i poveri.
Spendere la propria vita per il Vangelo nella sequela di Gesù è come perdere la propria vita con un guadagno che vale più di qualsiasi compenso economico: la gioia nel cuore. Si perde la vita secondo un pensiero terreno, si guadagna tutto secondo un pensiero di fede e lo si prova nel proprio cuore e nella propria anima. La comunione con il Signore Gesù vale più di qualsiasi tesoro terreno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 12,24-33 di sabato 10 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

S. Teresa Benedetta della Croce, vergine e martire – Patrona d’Europa – Festa

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 9 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

Cinque vergini misero l’olio da parte perché la fiamma della fede e della speranza rimanesse alimentata in quei momenti bui dove lo sposo non si vede, si fa attendere. Ma la perseveranza nell’attesa alimentando la fede con la preghiera, con le opere pie di carità spesso nel silenzio e nella umiltà, con una vita composta senza rivendicare solo diritti e pretese, tutto ciò compone la gioia di essere persone veramente cristiane.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di venerdì 9 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 8 AGOSTO
“In quel tempo. Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».” (Lc 10,25-37)

Un uomo gravemente ferito è soccorso da un uomo straniero, un samaritano mentre due israeliti passati per la stessa strada poco prima non lo soccorsero. Non solo uno straniero soccorse quell’uomo ma ne ebbe cura accertandosi che poi venisse assistito nell’albergo dove lo aveva portato.
E’ questo che chiama Gesù, alla compassione e non al rispetto formale delle regole come quel sacerdote e levita che non volevano essere non puri soccorrendo un uomo in difficoltà. Ma forse era più una scusa per evitare il soccorso.
Quante scuse a volte ci si dà per non aiutare o essere solidali con chi è in difficoltà! Troppo spesso molto abili a trovare scuse ma la vera gioia sta nel essere solidali e non a scusarsi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,25-37 di giovedì 8 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 7 AGOSTO
“In quel tempo. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».” (Lc 10,17-24)

Vi sono delle cose di Dio rivelate ai piccoli e non ai sapienti e ai dotti. Hanno un contenuto di una profonda comunione d’amore che spesso sono impediti proprio dalla grande conoscenza e studio dei dotti e dei sapienti. Lo studio e l’impegno nelle varie discipline è fondamentale e questo da certamente molto frutto se si mantiene costantemente l’umiltà, troppo spesso dimenticata da molti dotti e sapienti.
La gioia di essere discepolo del Signore Gesù è nella semplicità della sua sequela, nell’affidarsi come farebbero dei “piccoli” con quella fiducia incondizionata con non continua a fare ragionamenti ma guarda Gesù, Dio nella sua bontà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,17-24 di mercoledì 7 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE – FESTA

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Lettura del Vangelo e commento</p

IL VANGELO DI MARTEDÌ 6 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.” (Lc 9,28b-36)

Pietro vedendo Gesù trasfigurato esclama: «Maestro, è bello per noi essere qui.», con il desiderio che questo continuasse nel tempo e non terminasse più: «Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Ma la Trasfigurazione del Signore era anticipazione di un futuro che non può essere realizzato in questo passaggio terreno ma fu anticipato a Pietro Giovanni e Giacomo. E’ uno stato di vita che anticipa la beatitudine dove si sta bene con tutta la propria persona nell’interiorità e esteriorità. Questo nella pienezza si proverà solo nella beatitudine del regno dei cieli. L’esperienza che si vive sulla terra è differente e non certo di beatitudine ma il Signore ha voluto anticipare a tutti i credenti che c’è quello stato di vita a cui noi tutti dovremmo sperare in una aspettativa di gioia futura e attuale nel cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,28b-36 di martedì 6 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo e commento</p

IL VANGELO DI LUNEDÌ 5 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai settantadue discepoli: «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».” (Lc 10,8-12)

La missione è cosa principale nella Chiesa e non solo era fondamentale qualche tempo fa ma anche e soprattutto oggi.
Gesù invia i 72 discepoli affinché diffondano la buona notizia di un Dio che ha nel cuore la salvezza dell’uomo. E questo accade con gesti di vicinanza, solidarietà,e all’epoca di Gesù con molte guarigioni di malati.
L’annuncio “E’ vicino a voi il regno di Dio” certamente non fu in senso temporale (non è la fine del mondo e nessuno sa quando sarà), non in senso di spazio cioè è fra di noi qui accanto, ma forse ci si accorge della sua presenza quando vi sono persone in comunione con il Signore Dio. Forse la vicinanza del regno di Dio è nella relazioni buone fra persone che sono in comunione con il Signore Dio. Qui c’è già un anticipo imperfetto dell’armonia del regno di Dio che anticipa la bellezza della gioia di essere fratelli, sorelle in Cristo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,8-12 di Lunedì 5 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)