Martedì della I settimana di Avvento

Beata Armida Barelli
Tempo d’Avvento
Rito Ambrosiano
La venuta del Signore
Martedì 19 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. ” (Mt 7,21-29)

Una preghiera fatta solo di parole e nel cuore c’è tutt’altro che il Signore, è una preghiera che dice ma non crede e nella quotidianità non c’è il Signore. È come una auto giustificazione nella preghiera detta ma non vissuta. Non si tratta della più che normale distrazione durante l’orazione di qualche preghiera ma di essere lontani con il cuore dall’amore, dal Signore, dal volere veramente il bene. Qui la casa è costruita sulla sabbia.
Una preghiera sentita nella quale ci si può anche distrarre ma il cuore vuole essere vicino al Signore, all’amore e vuole il bene, allora è come una casa costruita sulla roccia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,21-29 – Martedì 19 Novembre 2024 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Lunedì della I settimana di Avvento

Dedicazione delle basiliche romane dei santi Pietro e Paolo apostoli
Tempo d’Avvento
Rito Ambrosiano
La venuta del Signore
Lunedì 18 Novembre 2024

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.” (Mt 4,18-25)

Nel primo lunedì d’Avvento ora iniziato nel Rito ambrosiano, l’attesa gioiosa del Signore Gesù che si incarna come uomo per salvarci, Gesù chiama i primi discepoli al suo seguito. La risposta dei primi quattro è pronta, non sembra che vi siano dubbi nel lasciare il lavoro di pescatori e affidarsi al Signore Gesù.
Gesù è arrivato da loro ed essi lo hanno accolto. L’Avvento è questo periodo di preparazione per accogliere Gesù nel nostro cuore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 4,18-25 – Lunedì 18 Novembre 2024 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

I Domenica di Avvento

Tempo d’Avvento
Rito Ambrosiano
La venuta del Signore
Domenica 17 Novembre 2024

“In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. (…) Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».” (Luca 21,5-28-)

La prima Domenica d’Avvento in Rito ambrosiano propone l’aspetto apocalittico, argomenta il destino del mondo quando avverrà alla fine dei tempi. Le tre letture, Profeta Isaia, Lettera di san Paolo a Efesini e il Vangelo secondo Luca, trattano di questa prospettiva quando tornerà il Signore Gesù Cristo, quando ci sarà la seconda venuta del Signore nella gloria.
Nel profeta Isaia troviamo aspetti che sono inquietanti nella distruzione di tutta la terra e vi sarà l’evidenza della giustizia del Signore e «il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce » che permetterà di far risplendere la gloria del Signore. Si tratta di un cambiamento definitivo, della fine del mondo e dell’accoglienza dei giusti nella gloria del Signore.
Nel Vangelo troviamo «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia» Questo è quello che precederà la venuta del nostro Signore, che verrà nella gloria per essere colui che abbraccia con gioia coloro che sono riusciti ad esprimere amore in questo mondo già oggi così tribolato.
«Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.»
Viene il Dio della gioia, viene la speranza per i popoli, risplende la sua gloria.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,5-28 – Domenica 17 Novembre 2024 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Sabato dell’ultima settimana dell’anno liturgico

santa Geltrude
ULTIMA CELEBRAZIONE DELL’ANNO LITURGICO AMBROSIANO
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 16 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a dire ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».” (Mc 13,5a.33-37)

Vegliate! Nell’ultima celebrazione dell’Anno liturgico c’è un appello del Signore, vegliate!.
L’essere vigili vuol dire avere attenzione verso se stessi per non perdere la dignità di figli di Dio, adottati a caro prezzo grazie all’unico sacrificio di Cristo sulla Croce.
L’essere vigili vuol dire avere attenzione verso le persone con le quali viviamo e con quelle che incontriamo. Si tartta di essere sempre portati verso il bene per le altrui persone.
«Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo marco 13,5a.33-37 – Sabato 16 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

sant’Alberto Magno, vescovo e dottore della Chiesa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 15 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che sarànno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».” (Mt 25,31-46)

La carità, l’attenzione verso chi è bisognoso con gesti concreti copre una moltitudine di peccati. È fare un gesto buono che il Signore guarda ed è come se lo facessimo a lui stesso.
L’assenza della carità, dell’attenzione a chi è bisognoso, è come se mancassimo di attenzione verso il Signore Gesù. È mancanza di amore e di solidarietà fondamentali per vivere la pienezza della propria vita.
Vale tanto vivere con delle attenzioni verso il prossimo perché rende la vita qui sulla terra colorata, viva, e si è meglio indirizzati verso quella eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,31-46 – Venerdì 15 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 14 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».” (Mt 25,14-30)

Un uomo dà responsabilità ad alcuni servi dandogli alcuni talenti lasciando la libertà ad ognuno come usarli. C’è chi li ha impiegati bene e per questo il padrone dona un’ampia ricompensa. C’è chi non ha impiegato un solo talento e per questo il padrone rimane dispiaciuto glielo toglie e lo dà a chi li ha impiegati bene.
Il fatto di non impiegare i propri doni, le proprie capacità per il bene è come essere seduti e insignificanti. Giocarsi invece nella vita usando le proprie capacità per il bene è dare pienezza all’esistenza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,14-30 – Giovedì 14 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

sant’Omobono
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 13 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

Nell’ultima settimana dell’anno liturgico ambrosiano vi è un richiamo alla riflessione sulla vigilanza, il Signore potrebbe arrivare in qualsiasi momento e magari non si è pronti ad accoglierlo.
Il Signore passa e magari non ci si accorge della sua presenza perché troppo pieni delle cose del mondo soffocati da molte faccende. Liberandosi di alcune cose del mondo e sostituendole con delle lampade di fede allora si apre la possibilità di accorgersi della presenza del Signore Gesù nella propria vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,1-13 – Mercoledì 13 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

san Giosafat, vescovo e martire
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 12 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».” (Mt 25,45-51)

Un servo di un padrone agisce con saggezza. Anche in sua assenza non commette soprusi, e agisce come se il padrone fosse presente. Per questo, quando il padrone tornerà sarà molto grato nei suoi confronti e gli darà ancora più fiducia. È un padrone che ama la giustizia, e vuole bene al suo servo.
Un servo del padrone agisce con malizia. Approfitta della sua assenza e commette soprusi. Per questo, quando il padrone tornerà, lo punirà severamente e il destino di questo servo è nella infelicità. E’ il servo che ha fatto la sua scelta e il giudizio del padrone è corretto.
Così chi approfitta della responsabilità che gli è stata data avrà un destino non bello a causa del comportamento egoistico E chi avrà tentato di essere responsabile secondo quanto gli è stato richiesto, allora avrà un destino bello.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,45-51 – Martedì 12 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Martino di Tours

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 11 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».” (Mt 25,31-40)

Una persona fa una azione di carità verso un fratello o una sorella bisognoso. Lo fa senza volere alcuna cosa in cambio, né denaro né riconoscimento alcuno. Lo fa con estrema gratuità perché il solo donare qualche cosa è di per se bello e dona alla persona pace e profondità di gioia. Non cerca null’altro. Questo è come fare qualche cosa di bello nei confronti del Signore Gesù.
«In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,31-40 – Lunedì 11 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo

Tempo dopo Pentecoste
Solennità
Rito Ambrosiano
Domenica 10 Novembre 2024

“In quel tempo. Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».” (Lc 23,36-43)

Quella parte dei Giudei che detenevano il potere politico e religioso avevano fatto in modo che Gesù venisse condannato a morte. Gesù su quella Croce non reagisce agli insulti e alle derisioni degli stessi Giudei, lo poteva fare con la sua infinita potenza ma la decisione è di offrirsi in modo completo all’uomo dimostrando che ci sono delle vie diverse dall’odio e dalla violenza.
Per questo Gesù è il Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Un Re particolare che non usa la sua autorità e la sua infinita potenza per sottomettere i sudditi, e lo ha dimostrato su quella Croce, ma ha una particolare attenzione per ognuno per il bene e la possibilità di salvezza di ogni anima anche quella più ostile. Su quella Croce Gesù accoglie un condannato a morte, un malfattore che riconosce la sua colpa e chiede a Gesù la salvezza. Gli è concessa: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso»
Gesù che è Dio, Re dell’Universo perché per mezzo di lui tutte le cose sono state create e vuole la salvezza di ognuno. In quest’ultima Domenica dell’anno liturgico ambrosiano guardiamo questo Re particolare e unico, lui che è Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 23,36-43 – Domenica 10 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)