II Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Domenica 8 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».” (Gv 5,37-47)

La testimonianza è necessaria perché vi sia certezza della verità di un avvenimento o della reputazione di una persona. Testimoni credibili posso contribuire a mettere a fuoco la verità delle cose.
Gesù non era creduto dai Giudei, non lo consideravano figlio di Dio, il Messia che loro attendevano, non riuscivano ad uscire dalle loro convinzioni tratte dalla scrittura. Scrittura che parlava e annunciava Gesù ma l’interpretazione rigida della stessa portava a chiusure.
«Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me.»
In più vi era anche il cuore di queste persone, chiuso, indurito, legato molto alle apparenza e agli interessi personali e di categoria. L’interesse non era quello del bene comune ma limitato per sé e a persone socialmente rilevanti, importanti.
«E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?»
Gesù non ignora queste persone, non costruisce un muro di separazione ignorandole ma continua con insistenza a mandare messaggi per loro, messaggi forti, perché possano risvegliarsi, capire che hanno di fronte Colui che da sempre aspettano, il Messia.
Anche i cristiani oggi dovrebbero essere un po’ più coraggiosi nell’esserlo, con quel coraggio di dire la propria fede con la propria vita e con la mitezza delle parole.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire
Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 5,37-47 – Domenica 8 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
beata Eugenia Picco
Rito ambrosiano
Sabato 7 Settembre 2024

“In quel tempo. I farisei domandarono al Signore Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».” (Lc 17,20-21)

Il regno di Dio non ha un preciso luogo né è ben definito per l’uomo. È presente, è vicino, è fra gli uomini. Va cercato e scoperto. Quando si vive in armonia, con amore, allora si può sentire, intuire il regno di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
sacerdote nella Parrocchia San Giorgio Martire
Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 17,20-21 – Sabato 7 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Venerdì 6 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».” (Lc 16,19-31)

Il ricco veste con abiti costosi e banchetta ogni giorno. Non si dà pensiero di altro, gode della sua ricchezza e la tiene solo per sé, ne fa cattivo uso. È l’immagine dell’egoismo perfetto.
Il povero affamato non ha nulla dal ricco e non viene neanche curato nelle sue piaghe.
Muoiono entrambi. Il primo sepolto, il secondo accanto ad Abramo. C’è una vita che continua dopo la morte. Il ricco a causa del suo egoismo la continua nella sofferenza, ha posto la sua vita unicamente nei beni per sé. Il povero viene risollevato ed è ora in pace.
Il ricco chiede che i suoi fratelli siano avvertiti ma la durezza del cuore dell’uomo è incredibilmente robusta:
«Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 16,19-31 – Venerdì 6 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
S. Teresa di Calcutta
Rito ambrosiano
Giovedì 5 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi.
È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge.
Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio».” (Lc 16,16-18)

Gesù proclama tre detti:
Il primo riguarda Giovanni il Battista che diventa il collegamento fra l’Antico e il Nuovo Testamento. Con l’annuncio del Vangelo vi è la novità do voler essere parte del regno di Dio.
Il secondo detto riguarda la Legge che viene evangelizzata e quindi rimarrà per sempre sotto la luce dell’amore di Dio.
Il terzo sottolinea la responsabilità maschile del ripudio della moglie ed è già una evangelizzazione della legge che invece autorizza l’uomo a consegnare il ripudio alla donna,.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 16,16-18 – Giovedì 5 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Mercoledì 4 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».” (Lc 16,9-15)

La ricchezza disonesta può essere usata in elemosina facendosi amici coloro che sono sostenitori dell’eternità. È un modo per rimediare l’errore commesso, la disonestà che è veramente grave. Restituendo la ricchezza che è stata ottenuta con dei metodi disonesti, si ripara in tutto o in parte ai torti fatti.
L’uso disonesto del denaro che fra gli uomini viene spesso lodato, è cosa abominevole per il Signore Dio il quale conosce i cuori e i danni che si fanno alle persone ridotte alla indigenza per via della disonestà altrui.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 16,9-15 – Mercoledì 4 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa
Rito ambrosiano
Martedì 3 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».” (Lc 16,1-8)

L’amministratore mirava a fare dei profitti sia per il suo padrone ma anche per sé. Una volta chiamato a rendere conto dell’amministrazione mette a posto i debitori scontando molto gli interessi dovuti. La scaltrezza dell’amministratore disonesto è ammirata dal padrone.
Questa scaltrezza usata dall’amministratore disonesto meriterebbe essere imitata dai figli della luce ma con sapienza, onestà, mirando sempre il bene che può essere testimoniato nella quotidianità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 16,1-8 – Martedì 3 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Lunedì 2 Settembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».” (Lc 15,8-10)

Una donna ha dieci monete, preziose, rappresentano quello che ha. Ne perde una. Agisce prontamente illuminando, dando luce per poter vedere dove la moneta si è smarrita. Spazza per rimuovere ogni ostacolo e cerca attentamente. Questa donna mette tutto del suo per poter ritrovare la moneta smarrita e la trova. Qui non si può che fare festa per aver ritrovato qualche cosa di prezioso.
Analogamente un peccatore al quale viene messo in luce il suo peccato ha la possibilità di prenderne coscienza e convertirsi a una vita nuova. Vi è gioia per aver ritrovato una persona che prima era persa.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 15,8-10 – Lunedì 2 Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

I Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito ambrosiano
Domenica 1° Settembre 2024

“In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.” (Gv 3,25-36)

Giovanni il Battista battezzava ad Ennòn non lontano da dove stava battezzando Gesù. Questa situazione aveva indotto a una discussione fra i discepoli di Giovanni e un giudeo riguardo alla purificazione rituale. Per gli ebrei una persona doveva riacquistare la purezza con l’immersione in acqua attraverso una purificazione rituale, per poter entrare nel Tempio, o nella sinagoga. La discussione poi si concentra sull’importanza delle due persone che stanno battezzando.
«Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui»
Giovanni il Battista ribadisce subito dicendo chi non è: «Non sono io il Cristo»
e la sua missione per cui è stato inviato: «Sono stato mandato avanti a lui»
Gesù è la persona cui riferirsi, è lui il Cristo, e la missione di Giovanni è ormai completata. È motivo di gioia che tutti accorrono da Gesù, compresi i discepoli di Giovanni e non di tristezza. Non c’è la ricerca di un discepolato, di un successo personale, ma la gioia di dire la verità e di indicare la strada della salvezza per la salvezza di ogni uomo e donna. C’è la ricerca del bene delle persone e in questo c’è la gioia piena poiché questo è stato ormai compiuto da Giovanni Battista.
Gesù è colui che battezza e « senza misura egli dà lo Spirito
Gesù ci ha lasciato il battesimo nel quale possiamo decidere di vivere una vita cristiana accompagnati dalla presenza dello Spirito donato senza misura.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,21-24 – Domenica 1° Settembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della Domenica che precede il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
santi Felice e Abbondio, vescovi
Rito ambrosiano
Sabato 31 Agosto 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».” (Gv 14,21-24)

C’è un amore concreto dei discepoli verso Gesù nell’accogliere i suoi comandamenti. Per questo c’è l’affermazione di Gesù:
«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.»
Essi poi sono amati da Dio Padre che si rivela nel Figlio Gesù che quindi li ama. Vi è dunque una profondità di fiducia reciproca fra Gesù e i discepoli anche se vi è l’eccezione, uno di essi lo tradirà.
La manifestazione di Gesù non è pubblica verso il mondo ma è una manifestazione interiore con una presenza di Dio e Gesù nella persona, grazie allo Spirito Santo che ogni cristiano ha ricevuto nel Battesimo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,21-24 – Sabato 31 Agosto 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della Domenica che precede il martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
beato Ildefonso Schuster, vescovo
Rito ambrosiano
Venerdì 30 Agosto 2024

“In quel tempo. Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.” (Gv 1,35-42)

Giovanni il Battista compie la sua missione, quella di preparare la via al Signore Gesù, e lo fa indicandolo a suoi due discepoli che erano rimasti con lui: «Ecco l’agnello di Dio!»
I due discepoli si distaccano da Giovanni e vanno verso Gesù, cercando una comunione con lui riconosciuto come maestro di sapienza (Rabbì).
Subito lo stare dietro a Gesù si propaga e Andrea, uno dei due discepoli di Giovanni, lo comunica a suo fratello Simone che viene investito di un ruolo importante:
«Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,35-42 – Venerdì 30 Agosto 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)