presentazione della B.V. Maria Tempo d’Avvento Rito Ambrosiano Venerdì 21 novembre 2025
Vangelo proprio della memoria della Presentazione della B.V. Maria:
“In quel tempo. Giunsero la madre del Signore Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».” (Mc 3, 31-35
Oggi è la memoria della presentazione al Tempio della Beata Vergine Maria. Si suppone che Maria Bambina sia stata presentata al tempio quando era piccola. Questo per la particolare missione che Maria avrebbe poi ricevuto. La presentazione al tempio era un’usanza descritta bene nel Vangelo di Luca quando Gesù fu portato al tempio da Maria e Giuseppe:: «Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.» (Luca 2,22-24) Questo gesto importante fu fatto anche per Maria, 80 giorni dopo la sua nascita secondo la Legge. La mamma di Gesù ha avuto un ruolo singolare fin dalla sua nascita e con una particolare consacrazione quand’era ancora infante. Oggi sono fratelli e sorelle di Gesù coloro che fanno la volontà di Dio e quindi hanno come madre la Beata Vergine Maria.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Marco 3, 31-35 – Venerdì 21 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)
beato Samuele Marzorati, sacerdote e martire Tempo d’Avvento Rito Ambrosiano Giovedì 20 novembre 2025
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli di Giovanni: «Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».” (Mt 9,16-17)
Accogliere una novità può essere difficoltoso e a volte non possibile. Quando si è da molto tempo radicati in una tradizione, la difficoltà di accogliere qualche cosa di nuovo impedisce qualsiasi modifica anche se porterebbe dei benefici. La novità portata da Gesù duemila anni fa era enorme e molti non erano in grado di accoglierla, specialmente le persone più anziane. Anche i discepoli di Giovanni il Battista non capivano il comportamento dei discepoli di Gesù molto differente dal loro, rigorosi nei digiuni e nel rispetto della Legge che imponeva severe norme a riguardo. Accogliere la novità portata da Gesù per alcuni era come mettere del vino nuovo e frizzante in otri già usati, vecchi, per cui il vino avrebbe spaccato gli otri e tutto sarebbe andato perduto. «Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano» Un cuore che è disposto all’ascolto della Parola di Gesù, è come un otre nuovo. La novità portata da Gesù è ancora oggi presente. Novità perché diventa parte della vita della persona che accoglie il messaggio di Gesù e consiste in un profondo cambiamento verso il bene. La novità è talmente ampia che può anche strappare l’esistenza di una persona se non ha preparato un suo otre nuovo, cioè la disposizione a ricevere la novità togliendo via ogni impedimento. Vieni Signore Gesù!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 9,16-17 – Giovedì 20 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)
beata Armida Barelli Tempo d’Avvento Rito Ambrosiano Mercoledì 19 novembre 2025
“In quel tempo. Andando via di là, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».” (Mt 9,9-13)
Gesù nel suo peregrinare vede un uomo, un pubblicano che riscuoteva le tasse per Roma. I pubblicani erano noti per non essere onesti e approfittarsi del loro ruolo di esattori trattenendo per de una parte delle tasse. Il pubblicano chiamato da Gesù è Matteo che lo segue senza indugi. Gesù è venuto anche per il pubblicano Matteo perché si convertisse e riprendesse la sua vita in mano diventando inaspettatamente uno degli Apostoli. Gesù è venuto per chiamare i peccatori perché abbandonino il loro peccato e possano anche diventare collaboratori di Dio. «Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia 3io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 9,9-13 – Mercoledì 19 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)
dedicazione delle basiliche romane dei santi Pietro e Paolo, apostoli Tempo d’Avvento Rito Ambrosiano Martedì 18 novembre 2025
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.” (Mt 7,21-29)
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ma non cadde perché la fede era salda, perché era fondata sulla roccia della fede. Grazie alla fede si riaccende la speranza e si riceve una forza spirituale da una persona che ci sostiene, vuole il bene e dona la speranza dell’eternità: fondiamo le nostre esistenze sulla roccia della fede. L’attesa della venuta del Signore Gesù se vissuta dona la grazie della sua presenza nel cuore, rafforza le fondamenta della fede.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 7,21-29 – Martedì 18 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)
santa Elisabetta d’Ungheria Tempo d’Avvento Rito Ambrosiano Lunedì 17 novembre 2025
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.” (Mt 4,18-25)
Agli inizi della missione di Gesù, chiama i primi discepoli che diventeranno Apostoli del Signore perché lo seguissero e stessero con lui. La missione è duplice, l’annuncio del Regno e la concretezza di azioni caritative di attenzione verso il prossimo. L’annuncio della buona notizia senza che ne seguano azioni di carità, di attenzione verso le persone, di aiuto, rischia solo di essere un esercizio intellettuale per se stesso. Per questo Gesù mette i primi mattoni della Chiesa dove c’è un assieme, un popolo in cammino dietro a Gesù perché impari da lui. «Grandi folle cominciarono a seguirlo»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 4,18-25 – Luned’ 17 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)
La venuta del Signore Tempo d’Avvento Rito Ambrosiano Domenica 16 novembre 2025
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta». Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine. [Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –, allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati. Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l’ho predetto. Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.] Subito dopo la tribolazione di quei giorni,
“il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze dei cieli saranno sconvolte”. Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli».” (Mt 24,1-31)
Nella prima Domenica d’Avvento nel Rito ambrosiano troviamo uno sguardo verso la seconda venuta del Signore Gesù nella gloria. Ciò accadrà alla fine dei tempi e tutti potranno capirlo: vi saranno evidenti segni di sconvolgimento degli ordini naturali. Ma come siamo chiamati ad attendere la venuta del Signore in questo periodo d’Avvento? Stiamo svegli! Certamente non riguarda l’attesa della fine dei tempi (a Dio piacendo) ma di una attesa della venuta del Signore Gesù nei nostri cuori ricordando fra poco meno di sei settimane la sua nascita come piccolo bambino infante. Stiamo svegli! C’è una chiamata del Signore Gesù in ognuno di noi perché possa essere presente vivo nel cuore di ognuno. In questa attesa dovremmo essere nella nella pace e nella concordia, ma non mancano invece tribolazioni, sofferenze, incomprensioni , divisioni, guerre, ingiustizie. Queste ultime non devono schiacciarci e non devono distogliere dall’attesa della venuta del Signore Gesù. Vieni Signore Gesù!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 24,1-31 – Domenica 16 novembre 2025 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
sant’Alberto Magno, vescovo e dottore della Chiesa Ultimo giorno del Tempo dopo Pentecoste Rito Ambrosiano Sabato 15 novembre 2025
“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a dire ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».” (Mc 13,5a.33-37)
Vegliate! L’invito del Signore Gesù nel Vangelo dell’ultima Messa del tempo dopo la Pentecoste che conclude l’Anno liturgico 2024-2025. Vegliate! Non si tratta di un’attesa pigra o fatalista o di consegna a un improbabile destino ma si tratta di un’attesa fatta d’attenzione con preghiere e fiducia nel Signore Gesù. Vegliare significa non lasciarsi schiacciare dagli eventi che continuamente susseguono, ma essere vivi fra questi eventi senza che prendano sopravvento grazie all’aiuto incessante della preghiera e nella fiducia del Signore Gesù.
«Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Marco 13,5a.33-37 – Sabato 15 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)
Tempo dopo Pentecoste Rito Ambrosiano Venerdì 14 novembre 2025
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».” (Mt 25,31-46)
Ogni gesto di carità è visto dal Signore. Quel piccolo soccorso donato a una persona perché non stava bene è guardato da Dio e viene benedetto colui che lo ha fatto con gratuità perché non concepiva quella sofferenza in quella persona. Ogni gesto di carità che non viene fatto è visto da Dio e vi è quel rammarico perché si poteva esprimere amore ma invece si è espressa indifferenza. Non vi sono solo quei errori che si fanno nella vita ed essi sono normali perché è possibile sbagliare anche se e vi sono buone intenzioni ma vi sono anche le omissioni che diventano un macigno se esse sono scelte. Si riaccende la speranza se rinasce la solidarietà.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,31-46 – Venerdì 14 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)
sant’Omobono Tempo dopo Pentecoste Rito Ambrosiano Giovedì 13 novembre 2025
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».” (Mt 25,14-30)
L’uomo a cui era stato consegnato un talento aveva una sua idea del padrone: un uomo duro che raccoglie dove non ha seminato.
In base all’idea di quell’uomo, il padrone lo giudica e gli toglie quell’unico talento che gli fu consegnato alla sua partenza e viene allontanato nelle tenebre.
Per questa idea che riteneva certa quell’uomo aveva paura di quel padrone. Ma a volte si sbaglia e quello che si pensa con molta certezza risulta molto diverso per altre persone. Per questa ragione è importante condividere, esporre i propri pensieri e ascoltare le opinioni altrui per capire in profondità.
Un dio così non è il Dio cristiano, uomo duro che miete dove non ha seminato come pensava quell’uomo che aveva ricevuto un talento. Il Dio cristiano entra nel cuore di ogni uomo, di ogni donna e ne conosce in profondità ogni piega, ogni fragilità. Non se ne deve avere paura, tutt’altro, si può confidare in Lui con fiducia, rilanciando la propria esistenza in una rinnovata comunione verso colui che non vuole condannare ma salvare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,14-30 – Giovedì 13 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)
Tempo dopo Pentecoste Rito Ambrosiano Mercoledì 12 novembre 2025
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)
«Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora» Non è noto il giorno né l’ora quando verrà il Signore nella gloria. Ma un incontro si spera che ci sia quando si termina il passaggio terreno, o quanto meno essere indirizzati verso la beatitudine celeste. Ma quando terminerà il passaggio terreno di ognuno anch’esso non è noto. In ogni caso è necessaria una preparazione senza la quale sarebbe difficile accorgersi del Signore che viene. Le cinque vergini stolte non si erano preparate e non lo incontrarono. Al contrario le sagge dopo la loro prudente preparazione lo incontrarono. Incontrare Gesù è sempre possibile nella fede, nella speranza e nella carità.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,1-13 – Mercoledì 12 novembre 2025 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)