Lunedì in Albis Tempo di Pasqua Rito Ambrosiano Lunedì 21 Aprile 2025
“In quel tempo. Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.” (Lc 24,1-12)
«Non è qui, è risorto.» Alle donne appaiono due uomini in abito sfolgorante che annunciano la risurrezione. Esse credono e annunciano agli Undici Apostoli l’accaduto. Pietro è incredulo riguardo la testimonianza portata dalle donne, lui che per tre volte aveva rinnegato Gesù ma poi si pentì e pianse amaramente sul suo voltafaccia. Ma l’incredulità di Pietro sta per finire e così per tutti gli altri Apostoli. Vede quei teli per la sepoltura di Gesù, l’assenza del suo corpo, capisce che lì c’è un disegno di Dio che vuole comunicare la sua misericordia verso l’incredulità dell’uomo. Cristo Signore è risorto, Alleluia!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Luca 24,1-12 – Lunedì 21 Aprile 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)
Nella Risurrezione del Signore Tempo di Pasqua Rito Ambrosiano Domenica 20 Aprile 2025
“In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.” (Gv 20,11,18)
Pasqua, Passaggio di salvezza, cammino di Speranza, infusione d’amore di Dio per ogni persona. Pasqua: pāsaḥ «passare oltre». Non fermarti, l’amore del Signore dona la forza e Speranza di andare oltre, oltre la mediocrità, l’immobilismo. L’amore del Signore non muore mai, esprime una idea, quella di Dio l’essere presente nell’umanità, con l’umanità, per l’umanità, sua creatura. È risorto. Non vuole essere lontano, vuole essere con chi sbaglia ripetutamente perché si accorga che è possibile non errare più. Vuole essere con chi soffre in quella terribile malattia senza soluzione donando un futuro diverso, pieno bello perché è risorto e questo vale anche per te, non è esclusiva solo di Gesù ma aperta a tutti. Vuole donare vicinanza dove c’è quella insanabile divisione irrisolvibile per l’uomo ma nulla è impossibile a Dio, l’impossibilità dell’uomo è vinta dall’amore di Dio se lo sguardo si alza verso il cielo.
Vuole donare e ridonare Speranza perché ogni uomo, ogni donna possa guardare avanti senza una angoscia che deprime, senza una paura che immobilizza ma con una rinnovata forza spirituale che apre verso il futuro.
È risorto. È risorto anche per te, possa tu essere pieno di speranza dalla gioia che il Signore vuole donare a piene mani, accoglila. «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”» «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”» La suprema certezza dell’amore, è Gesù e vuole abitare i cuori, vuole dimorare nell’uomo, è alternativa di pace che vince ogni guerra e dono Speranza! Cristo Signore è risorto, Alleluia!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 20,11-18 – Domenica 20 Aprile 2025 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)
Triduo Pasquale Celebrazione della Passione del Signore Rito Ambrosiano Venerdì 18 Aprile 2025
PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
“Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “A noi che importa? Pensaci tu!”. Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: “Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue”. Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose: “Tu lo dici”. E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: “Non senti quante testimonianze portano contro di te?”. Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: “Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?”. Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: “Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua”.
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: “Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?”. Quelli risposero: “Barabba!”. Chiese loro Pilato: “Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?”. Tutti risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli disse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora gridavano più forte: “Sia crocifisso!”.
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: “Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!”. E tutto il popolo rispose: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”. Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: “Salve, re dei Giudei!”. Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”, gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: “Costui è Gesù, il re dei Giudei”. Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: “Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!”. Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!”. Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?“, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”. E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: “Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!”. Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.” (Mt 27,1-56)
Condannato, deriso, umiliato, flagellato, caricato di Croce, crocefisso in mezzo a due ladroni, insultato. Gesù non pronuncia nulla, non dice nulla contro queste persone, non esprime vendetta, distruzione, condanna senza appello, non lo fa. Per ognuno di loro costruisce la possibilità della redenzione, della salvezza. “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? “Sembra tutto finito, il Cristo venuto in mezzo alle sue creature sembra non essere lui, ha fallito. Perché mai non reagisce a tale obbrobrio? Perché lascia che il male sia così libero d’agire? Lui stesso dice quella frase molto ma molto umana: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? “.
Lui che è Dio vive in tutto l’esperienza umana, quella del dolore della carne che si propaga in ogni fibra del corpo, quello dell’anima offesa e umiliata in modo umanamente insopportabile. Lui è Dio. Lui sopporta tutto questo, è in questo che esprime il suo immenso amore per l’umanità da lui stesso creata, non vuole distruggerla ma redimerla, salvarla. In questo esprime la sua onnipotenza usandola con l’estremità dell’amore. Già nella Morte del Signore si intravede uno spiraglio di luce, si apre uno spiraglio di Speranza. Ecco che le stesse persone che lo hanno crocefisso capiscono:
“Davvero costui era Figlio di Dio!”
In questa morte c’è intensità d’amore, incomprensibile, ammirabile, stupefacente, impossibile all’uomo. C’è tutta la tenerezza di Dio il suo estremo abbraccio all’umanità perduta, la sua vicinanza a chi è nella sofferenza della malattia, in quella del cuore. E chi non potrebbe essere più vicino alle persone che soffrono Colui che è Dio e ha sofferto per ognuno di noi? Gesù l’uomo-Dio morto per noi che dona Speranza e consolazione a chi soffre nella malattia e a chi ha il cuore ferito.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 27,1-56 – Venerdì 18 Aprile 2025 – Triduo Pasquale – Rito Ambrosiano)
Triduo Pasquale Celebrazione vespertina nella cena del Signore Rito Ambrosiano Giovedì 17 Aprile 2025
PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
“Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: “In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”. Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo”. Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio”.
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: “Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea”. Pietro gli disse: “Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai”. Gli disse Gesù: “In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”. Pietro gli rispose: “Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò”. Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: “Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà”. Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”.
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”. Subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò. E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: “Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?”. In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: “Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni””. Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio”. “Tu l’hai detto – gli rispose Gesù -; anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire sulle nubi del cielo“.
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”. E quelli risposero: “È reo di morte!”.
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: “Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?”.
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”. Ma egli negò davanti a tutti dicendo: “Non capisco che cosa dici”. Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: “Costui era con Gesù, il Nazareno”. Ma egli negò di nuovo, giurando: “Non conosco quell’uomo!”. Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: “È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!”. Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”. E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: “Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”. E, uscito fuori, pianse amaramente.” (Mt 26,17-75)
Prendete, mangiate: questo è il mio corpo»
«Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.»
Queste sono le parole di Speranza. Parole dirette verso l’uomo disperso nelle sue faccende esclusivamente terrene perché alzi lo sguardo e incominci a guardare oltre in una dimensione che diviene d’amore. Dopo queste parole Giuda tradisce, tutti si allontanano e Pietro lo rinnega per tre volte. Gesù, è solo, esprime così il suo infinito amore non solo per i suoi discepoli ma per l’umanità tutta, per coloro che lo hanno condannato, per coloro che lo hanno abbandonato. Gesù diventa quel pane e quel vino, il suo Copro e il suo Sangue, perché questi non vengano mai più a mancare all’uomo per donare e ridonare Speranza. L’unico sacrificio di Cristo si ripresenta ogni volta che il sacerdote consacra quel pane e quel vino, diventano veramente il Corpo e il Sangue di Cristo. L’umanità ha bisogno di essere nutrita di quell’amore che non muore mai; Gesù ce lo dona, noi impariamo e incominciamo a donare e ricevere amore perché vi siano percorsi di pace, di riconciliazione, di solidarietà. La Speranza nasce da quel pane che diviene corpo donato e da quel vino che diviene sangue versato per noi.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 26,17-75 – Giovedì 17 Aprile 2025 – Triduo Pasquale – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica Rito Ambrosiano Mercoledì 16 Aprile 2025
“In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.” (Mt 26,14-16)
Gesù è venduto, trenta monete d’argento. Lo stesso Giuda prima voleva vendere il profumo di nardo con il quale sono stati profumati i piedi di Gesù, voleva ricavarci dei denari per darli ai poveri. Ora c’è la vendita, il tradimento di Giuda. Può agire, il Signore glielo permette e questo causerà la cattura e il conseguente processo a Gesù. La Passione del Signore sta per compiersi, è già iniziata con il tradimento, seguirà con l’abbandono da parte dei discepoli, terminerà con l’uccisione di un innocente. Ma dopo tre giorni risorgerà!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 26,14-16 – mercoledì 16 Aprile 2025 – Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica Rito Ambrosiano Martedì 15 Aprile 2025
“In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso». Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».” (Mt 26,1-5)
Gesù indica la sua Passione che è indirizzata verso la crocifissione. È una offerta libera di Gesù, quella che sia permessa la sua crocefissione. È la vicinanza all’uomo che non capisce, che ha il cuore indurito a tal punto da decidere di uccidere il Cristo atteso. Sembra che anche i credenti vogliano risolvere ogni questione esclusivamente con ragionamenti terreni senza guardare il cuore. Settimana Autentica, è l’occasione per far rivivere il cuore nell’Anno Giubilare della Speranza
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteo 26,1-5 – Martedì 15 Aprile 2025 – Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica Rito Ambrosiano Lunedì 14 Aprile 2025
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».” (Lc 21,34-36)
L’appello all’inizio della Settimana Autentica è quello di essere persone viglianti, di essere attente a loro stesse per non disperdersi e perdere la grazia della Settimana centrale dell’Anno Giubilare della Speranza. Essere vigilanti, è anche considerare la grazia che il Signore vuole elargire in questa Settimana Autentica. Settimana di Speranza, dove si rivivono i momenti centrali del cristianesimo nell’offerta di Gesù per la salvezza di ogni uomo e ogni donna.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,34-36 – Lunedì 14 Aprile 2025 – Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)
Settimana Autentica Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Domenica 13 Aprile 2025
“In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.” (Gv 11,55-12,11)
«Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso» Ma che cosa fa fare l’amore? A volte delle azioni tutt’altro che razionali, magari programmate da tempo vengono messe da parte e arrivano le azioni di cuore, di slancio, poco spiegabili per le altre persone che rimangono stupite: «ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.» Che spreco. Ma è realmente uno spreco? Gesù approva. È uno spreco, una esagerazione d’amore verso Gesù che spreca, offre la sua vita per amore. In questo movimento d’amore nasce e si rafforza la Speranza di un Dio che vuole bene alle sue creature, vuole per loro la vita eterna! Maria spreca il profumo prezioso, chissà cosa si poteva ricavare con la vendita di quel profumo, Gesù spreca la sua vita, chissà quante tantissime cose e miracoli poteva ancora fare, era giovane! Se il cuore non entra nella vita allora si spreca la vita che diventa percorsa dal disamore, diventa insignificante e senza alcuna speranza. Se il cuore entra nella vita, diventa significante e con la Speranza e quanti profumi sarebbero sprecati, quante vite sarebbero donate per amore. «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura.» Il giorno dopo Gesù entra nella sua Gerusalemme su un puledro d’asina, un ingresso mite e umile dove gli ulivi, le palme accolgono il Re della pace. «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!» Gesù inizia la sua settimana, quella Autentica (Santa), pronto a vivere la sua Passione, morte e risurrezione, pronto a perdonare quanti lo condanneranno, lo abbandoneranno, lo uccideranno. E tutto questo per donare e ridonare Speranza a una umanità che sembra perduta su se stessa.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 11,55-12,11 – Domenica 13 Aprile 2025 – Settimana Autentica – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Sabato 12 Aprile 2025
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)
I piccoli nel Vangelo sono persone poco o per nulla istruite, semplici di cuore, aperte all’ascolto e alla novità portata da Gesù. «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.» Sta per iniziare la Settimana Autentica (Santa), come “piccoli”, bisognosi e assetati della Parola del Signore, della sua azione di salvezza, potremmo essere con il Signore nel cammino della salvezza. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.» La Speranza si riaccende, il Signore Gesù in questa Settimana Autentica dona la grazia della Speranza nella sua Risurrezione.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Matteso 11,25-30 – Sabato 12 Aprile 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)
Tempo di Quaresima Rito Ambrosiano Giovedì 10 Aprile 2025
“In quel tempo. Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.” (Gv 7,43-53)
Le persone semplici danno testimonianza a Gesù: «”Mai un uomo ha parlato così!”». Sono le guardie inviate dai capi dei sacerdoti e dai farisei per arrestare Gesù. I farisei credendosi dotti e sapienti non vogliono riconoscere in Gesù il Cristo da loro atteso. Ma almeno uno di essi, Nicodemo, afferma la saggezza: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?» Ma questo appello viene rifiutato e ognuno rimane nelle proprie convinzioni, da una parte quello di approfondire la conoscenza di Gesù, dall’altra parte di volerlo condannare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti. Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI (Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 7,43-53 – Giovedì 10 Aprile 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)