IV Domenica di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Domenica 30 Marzo 2025

“In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Gv 9,1-38b)

Gesù dona la luce a un cieco nato. Vuole illuminare l’umanità perduta ridonando quella speranza ormai persa. Gesù è luce per rischiarare le anime.
Il cieco era in questa condizione dalla nascita e questa cecità doveva essere giustificata, doveva avere un motivo cioè un peccato commesso o dal cieco stesso oppure da qualche parente stretto: i genitori. Il peccato doveva essere di una certa gravità perché nato cieco..
La domanda dei discepoli è retorica, si aspettavano da Gesù una risposta riguardo il peccato commesso dai genitori riversato nella cecità del loro figlio.
«Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?»
Gesù demolisce in modo completo la convinzione che ogni malattia e infermità derivi sempre da qualche peccato commesso:
«Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio.»
Gesù guarisce il cieco in disparte, non vuole evidenziare il miracolo ma vuole dare un segno di speranza nel credere nel Signore per la vita eterna.
Gesù porta luce e speranza al Cieco che inizia a camminare con una vista donata capace già di distinguere tutto: un conto è vedere, un conto è cogliere e sapere cosa è quello che si vede. Questo miracolo ha grandi dimensioni per una persona che non ha mai visto e non è stato mai educato riguardo alle cose viste.
L’ex Cieco inizia a usare il dono della vista e suscita reazioni e stupore ai vicini, a coloro che lo avevano visto mendicante, ai farisei e ai giudei.
Prevale l’incredulità e la durezza di cuore di alcuni che non riescono ad accettare che un cieco nato possa ora vedere e soprattutto il fatto accaduto nel giorno del riposo del sabato.
In questo l’ex cieco, al di fuori delle opinioni e dei giochi di potere politico religioso, agisce con onestà, e capisce la cecità dei farisei e poi dei giudei nel non voler riconoscere il dono ricevuto. Sono loro tutti nel peccato nella ipocrisia, impediti di riconoscere che c’è in mezzo a loro stessi il Cristo atteso, Gesù. Sono loro i ciechi.
Quest’uomo scacciato dalla Sinagoga, oggi diremmo scomunicato, ora vede e arriva alla fede e vede Gesù, la speranza si fa piena.
«Credo, Signore!»
Pellegrino di speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b – Domenica 30 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Sabato 29 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.” (Mc 6,6b-13)

La missione è importante, ed uno degli scopi è quello di far rifiorire la speranza nei cuori. Tramite l’annuncio della salvezza trasmessa da testimoni semplici, missionari appassionati, è possibile il miracolo della rinascita della speranza in una società che non spera più.
I Dodici sono inviati da Gesù con uno stile di semplicità, non carichi di cose e denaro ma carichi di spirito e pieni di speranza. Così con la loro fede e con il potere conferito da Gesù annunciano la buona notizia e allontanano il male dalle persone.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 6,6b-13 – Sabato 29 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Venerdì 28 Marzo 2025

VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (9 marzo 2025) a Giovedì Santo (17 aprile 2025). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

Dal Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima parte terza
In terzo luogo, compiamo questo cammino insieme nella speranza di una promessa. La speranza che non delude (cfr Rm 5,5), messaggio centrale del Giubileo, sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale. Come ci ha insegnato nell’Enciclica Spe salvi il Papa Benedetto XVI, «l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” ( Rm 8,38-39)». Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo!
Ecco la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?


A cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
Venerdì 28 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Giovedì della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Giovedì 27 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».” (Mt 6,25-34)

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?

Le preoccupazioni quando eccessive, disperdono, tolgono via il sapore della vita perché si è solo e unicamente ripiegati e concentrati su quelle. Lo sguardo non riesce a dare neanche uno sbirciata alla bellezza, alla gioia e all’essere in buona relazione con le altre persone.
Le preoccupazioni andrebbero sempre messe nel “posto giusto”, senza esagerare la loro importanza, senza sminuirle considerandole sciocchezze. Con l’aiuto del Signore e con la partecipazione di alcuni fratelli e sorelle si riescono a dimensionarle e ad affrontarle nel modo più opportuno e cristiano.
«Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,25-34– Giovedì 27 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Mercoledì 26 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».” (Mt 6,19-24)

Tre indicazioni dal Vangelo:
non accumulare tesori sulla terra,
avere un occhio semplice
e essere fedeli.
Se si punta troppo sugli averi terreni si rischia di perdere la dinamica dell’amore diventando gestori e schiavi delle varie cose che si posseggono. Ma se si punta su gesti d’amore allora si accumula un tesoro in cielo.
Se si vive con semplicità, con mitezza senza cercare giustificazioni ma con affidamento al Signore allora l’occhio è semplice, e buono. Ma se si vive con astuzia e disonestà con progetti per avere soddisfazione solo per sé allora l’occhio è cattivo e le tenebre intense.
O si ha come punto di riferimento il Signore oppure la ricchezza terrena, entrambe le cose non possono esserci assieme. La fedeltà al Signore porta una coscienza pacifica, la fedeltà alla ricchezza terrena porta una coscienza infelice.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,19-24– Mercoledì 26 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Annunciazione del Signore

Solennità
Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Martedì 25 Marzo 2025

“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (Lc 1,26b-38)

«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te»
L’annuncio della gioia del Signore che vuole essere uomo fra gli uomini arriva alla prescelta, colei che è ricolma dei favori di Dio. Un compito importante dato a Maria che dovrà portare nel suo grembo il suo Signore. Maria dice il suo sì e concepisce Gesù:
«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola»
La salvezza dell’umanità inizia con un sì, con una speranza di un Dio che vuole essere con le sue creature. La speranza si accende e scende in molti cuori, Dio si dimostra vicino all’umanità tutta e vuole che ci sia la possibilità della redenzione dall’azione del suo Figlio Gesù. Gesù è quindi concepito dalla Beata Vergine Maria per infondere speranza all’umanità nell’Anno Giubilare della speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 1,26b-38 – Martedì 25 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Lunedì della III settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Lunedì 24 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».” (Mt 6,7-15)

L’uomo ha bisogno di pregare per rimanere in relazione, in contatto con il Signore Dio. Certo, Dio Padre sa di che cosa abbiamo bisogno e conosce in modo approfondito il cuore di ognuno da cui si potrebbe pensare l’inutilità della preghiera. La preghiera serve all’uomo per non distaccarsi da Dio, per rimanere in quei binari d’amore che lo rendono libero. Gesù stesso pregava per essere in profonda relazione con Dio Padre. Così ognuno di noi ha bisogno della preghiera.
Gesù ci ha insegnato come pregare il Padre e ha sottolineato l’importanza del perdono: se perdoniamo saremo perdonati, se non perdoniamo non saremo perdonati.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,7-15 – Lunedì 24 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

III Domenica di Quaresima

Domenica di Abramo
Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Domenica 23 Marzo 2025

“n quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” (Gv 8,31-59)

«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»
Rimanere nella Parola di Gesù significa ascoltarla e farla propria come cosa principale che mi accompagna lungo la giornata, lungo la settimana. Di certo non dev’essere interpretata alla lettera ma dice una indicazione fondamentale per vivere bene la settimana, la vita.
Ascoltando così la Parola di Gesù si è veramente discepolo, discepola, vivendo la propria vita, nel lavoro, nello studio, nelle faccende di casa, nello svago, nei momenti difficili.
In questo cammino si apre la mente, si scopre la verità, si sperimenta il vedere con occhi che ampliano lo sguardo alla luce del Signore.
Questo porta alla libertà, è l’esprimersi per quello che si è. Per giungere a questo c’è un cammino alla luce del Signore per divenire persona felice. Una persona libera è felice in quelle espressioni che non sono di esaltazione ma di serenità e pace interiore.
Il peccato impedisce questo percorso come quei Giudei che non riescono ad ascoltare veramente Gesù e fanno solamente polemica credendosi giusti, non c’è altra verità custodita da loro e al di fuori di loro. Questi Giudei, perché schiavi del peccato chiusi nella loro presunzione di essere perfetti perché hanno come padre Abramo, decidono di uccidere Gesù cercando una accusa contro di lui. La stessa ricerca di qualche cosa che possa giustificare una condanna a morte è essa stessa un gravissimo peccato. Avrebbero dovuto invece cercare di conoscere Gesù entrando in relazione per riuscire a capire e a giudicare senza la presunzione di essere perfetti.
La verità di Gesù ci fa liberi, spezza la catena che lega al peccato, e infonde nel cuore speranza verso una Pasqua che può diventare espressione forte della speranza, Pellegrini di Speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,31-59 – Domenica 23 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della II settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Sabato 22 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.” (Mc 6,1b-5)

L’incredulità di chi l’aveva visto crescere nella città di Nazareth impedisce a Gesù di agire per il loro bene. A differenza rispetto agli altri luoghi di Israele, Gesù nella sua patria non compie miracoli, ne fa solo alcuni guarendo pochi malati.
Il motivo della incredulità porta ad un allontanamento da Gesù, c’è sfiducia e polemica. In questa Quaresima dovremmo imparare a essere persone piene di fiducia nel Signore Gesù per riscoprire le virtù: fede, speranza e carità.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 6,1-6– Sabato 22 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Venerdì della II settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Venerdì 21 Marzo 2025

VENERDÌ DI QUARESIMA IN RITO AMBROSIANO
Nel Rito Ambrosiano la Quaresima dura 40 giorni dalla 1° Domenica di Quaresima (9 marzo 2025) a Giovedì Santo (17 aprile 2025). I Venerdì di Quaresima sono senza l’Eucarestia (aliturgici o anaeucarisitci, non vengono celebrate Messe e non si distribuisce la Comunione) per vivere in modo profondo la Passione e morte del Signore. Vengono di norma celebrate comunitariamente una o più VIA CRUCIS e si prega davanti alla Croce del Signore.

PREGHIERA A GESÙ CROCIFISSO
Eccomi, o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti, mentre io con tutto l’amore e la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o Gesù mio, il santo profeta Davide: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa».

Dal Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima parte seconda
In secondo luogo, facciamo questo viaggio insieme. Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa- I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio (cfr Gal 3,26-28); significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso. Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza.
In questa Quaresima, Dio ci chiede di verificare se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni. Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini. Questo è un secondo appello: la conversione alla sinodalità.


A cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
Venerdì 21 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)