Lunedì della I settimana di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
Lunedì 10 Marzo 2025

“In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».” (Mt 5,1-12a)

La beatitudini segnano l’inizio delle ferie quaresimali. È il lunedì della prima settimana di Quaresima nel Rito ambrosiano.
Gesù proclama l’amore di Dio per ogni uomo, e il povero è particolarmente guardato da Dio, in questo è la sua beatitudine.
I poveri in spirito sono coloro che pongono la loro fiducia in Dio, e quest’anno giubilare è l’occasione propizia per far nascere o aumentare la fiducia nel Signore. Un cammino buono che si oppone a quelle fragilità personali che impediscono la relazione con il Signore, con il prossimo e il cammino quaresimale per vivere la gioia della Pasqua.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 4,1-11 – Lunedì 10 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Domenica all’inizio di Quaresima

Tempo di Quaresima
Rito Ambrosiano
I Domenica di Quaresima
Domenica 9 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto:
“Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
“Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».

Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
“Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.” (Mt 4,1-11)

“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
La vita dell’uomo ha valore se guarda oltre i beni terreni, se considera importante la Parola di Dio, la tiene cara nel cuore le vuole osservare i suoi comandamenti.
“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
L’uomo fedele non mette alla prova Dio. Ad esempio: “Se mi salvi da questa caduta io crederò in te, oppure, se mi butto dal punto più alto del tempio Dio mi salverà!”. Invece l’uomo fedele si affida al Signore lungo tutta l’esistenza, con una speranza che si riaccende.
“Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
L’uomo fedele non si rivolge ad altre divinità, non sostituisce Dio. Oggi vi sono molte tentazioni di sostituzione di Dio, coscienti e incoscienti. Un uomo che si crede fedele e dà importanza principalmente al dominio sulle altre persone, e/o ai beni terreni, ha come divinità il potere, la potenza del denaro. Una visione miope che può sempre aprirsi alla grazia di Dio grazie anche ad azioni d’amore fatte con perseveranza da parte di altre persone. Si riaccende la speranza.
Oppure un uomo crede di eliminare Dio, Dio non esiste, vi è solo questa realtà oggettiva. Ma in realtà anche questo è un credere che tutto derivi da una massa informe piena di energia dalla quale poi tutto può essere spiegato scientificamente come casualità ma non può essere spiegata la presenza di questa massa all’inizio di tutto. Una visione che può essere illuminata dalla pazienza e perseveranza di altre persone fedeli a Dio.
La speranza si riaccende grazie alle persone che credono e vogliono trasmettere gioia, amore, l’essere con il Signore Dio.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 4,1-11 – Domenica 9 Marzo 2025 – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

Ultimo giorno del
Tempo dopo l’Epifania

Rito Ambrosiano
Sabato 8 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.” (Mc 3,1-6)

Alla vigilia dell’inizio della Quaresima nel Rito ambrosiano, vi è la decisione dei farisei e erodiani di far morire Gesù. Questo capita dopo la quinta disputa fra Gesù e i farisei secondo il Vangelo di Marco. Questa discussione è gestita con pazienza da Gesù che spiega a dei cuori già induriti e non in grado di accogliere il Cristo che loro stessi attendevano.
La carità nell’essere vicini a una vita, di assisterla e di guarirla, è sempre lecita in qualsiasi giorno della settimana, anche di sabato o domenica.
Nell’Anno giubilare della speranza la carità assume anche un significato profondo che si schiude nella speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 3,1-6 – Sabato 8 Marzo 2025 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Venerdì 7 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell’uomo è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».” (Mc 13,28-31)

Le parole del Signore Gesù rimarranno, sono parole d’amore dirette per il bene di ogni creatura umana. Sono parole efficaci che in sé hanno una potenza divina, non andranno mai perse.
Le parole di una persona che vuole il bene con tutte le sue forze, rimarranno. Le parole di una persona che vuole per sé le persone e le cose, non rimarranno o rimarranno come esempio da disprezzare.
Chiunque ha ricevuto nella sua vita parole veramente buone, non dimenticherà chi le ha pronunciate e lo accompagneranno lungo la sua esistenza. Ecco perché l’ascolto della Parola del Signore è fondante per una umanità che si diriga verso i valori della solidarietà, comprensione e perdono.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 13,28-31 – venerdì 7 Marzo 2025 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Giovedì 6 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».” (Mc 13,9b-13)

Come agisce l’uomo nei confronti di Gesù, così agirà nei confronti di chi lo testimonierà. I suoi discepoli avranno la grazia dello Spirito Santo che agirà in loro nei momenti di fatica e persecuzione. Questo li rafforzerà ulteriormente nei momenti di crisi e saranno testimoni credibili per i loro accusatori e persecutori.
La perseveranza nel rimanere con Gesù nonostante tutto non è solo questione di fedeltà ma anche di salvezza eterna.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 13,9b-13 – Giovedì 6 Marzo 2025 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Mercoledì 5 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».” (Mc 12,38-44)

Gesù avverte i suoi discepoli riguardo agli scribi, dotti conoscitori di regole e dottrine culturali ed etiche. Per questa ragione erano molto ascoltati ma vi era stato un decadimento e alcuni di essi erano tutt’altro che rispettosi delle regole etiche. Cercavano la gloria terrena e la ricchezza disonesta.
L’opposto di uno scriba è una vedova, solitamente non istruita e molto povera. Capita che una vedova mette tutto quello che ha nel tesoro del tempio. Essa da molto di più di qualsiasi altra persona che versa il suo superfluo. La vedova è una persona da ammirare rispetto a qualsiasi scriba.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 12,38-44 – Mercoledì 5 Marzo 2025 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Martedì 4 Marzo 2025

“In quel tempo. Vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».” (Mc 12,18-27)

I sadducei non credevano nella risurrezione, nella immortalità dell’anima. Immaginando una situazione simile a quella del mondo terreno dopo la risurrezione dai morti fanno un esempio di una donna che ha avuto sette mariti e quindi di chi sarà moglie dopo la risurrezione? L’errore è quello di considerare il paradiso come un prolungamento del mondo terrestre ma Gesù chiarisce subito questo:
Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.»
Ci sarà uno stato di vita differente. Non solo ma il Signore Dio è dei viventi, di tutte le creature vive sulla terra e vive dopo il passaggio della morte.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 12,18-27 – Martedì 4 Marzo 2025 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Lunedì 3 Marzo 2025

“In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.” (Mc 12,13-17)

Gesù aveva mandato via i mercanti dal tempio e ormai i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani volevano liberarsi di lui. In questa situazione essi mandarono alcuni farisei ed erodiani da Gesù per farlo sbagliare mettendolo in seria difficoltà. La domanda posta a Gesù è ingannevole:
«È lecito o no pagare il tributo a Cesare?»
Se la risposta fosse stata sì, Gesù sarebbe considerato un collaboratore con l’invasore romano e quindi detestabile a molti in Israele. Se la risposta fosse stato no, Gesù poteva essere denunciato alle autorità romane perché ribelle.
La risposta di Gesù è famosa:br>«Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio»
Non bisogna mischiare le cose di Dio con il potere temporale che in questo caso detenuto dall’invasore romano cioè Cesare.
Nell’anno giubilare della speranza rivolgiamoci al Signore Dio con tutto il nostro cuore,


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 12,13-17 – Lunedì 3 Marzo 2025 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Ultima Domenica dopo l’Epifania

“Del perdono”
Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Domenica 2 Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».” (Lc 19,1-10)

Zaccheo capo degli esattori delle tasse per conto dell’invasore romano è una persona molto ricca ma in modo non onesto. Di alto rango sociale e nel contempo disprezzato quasi da tutti dall’evidenza della sua agiatezza proveniente anche da persone indigenti. Gli esattori prendevano per sé in modo disonesto una parte delle tasse.
Zaccheo è dunque impresentabile, nessuno lo avrebbe accompagnato per presentarlo a Gesù. Ma Zaccheo, voleva vedere Gesù, sale sul quel sicomoro per riuscire a scorgerlo fra la folla.
Gesù passa, vede Zaccheo e lo chiama perché vuole entrare a casa sua. La casa di un grande peccatore. A Zaccheo che ha cercato Gesù si riaccende la speranza del perdono, del ritornare in vita uscendo da quella spirale di egoismo.
Gesù non ignora un peccatore che lo cerca, anche il più acerrimo dei peccatori, perché la possibilità di salvezza è data a tutte le persone che cercano Gesù, è ridata la speranza. E’ questa la possibilità che Zaccheo stava cercando nel suo cuore, quella di uscire dalla spirale profonda del peccato in cui era caduto.
Gesù è questa possibilità di salvezza: il suo perdono in una via che diventa di pace. di gioia, di speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 19,1-10 – Domenica 2 Marzo 2025 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

Tempo dopo l’Epifania
Rito Ambrosiano
Sabato 1° Marzo 2025

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla donna samaritana: «Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».” (Gv 4,23-26)

Nell’incontro con la donna Samaritana, Gesù propone un nuovo modo di essere in comunione con il Signore Dio. È l’adorazione del Padre in spirito e verità. Un nuovo modo di pregare sia individualmente, sia comunitariamente sotto l’impulso dello Spirito Santo e stando nella verità proposta da Gesù.
Questa via dovrebbe essere sempre presente nell’Anno giubilare della speranza.


Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 4,23-26 – Sabato 1° Marzo 2025 – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)