Lunedì della I settimana di quaresima

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Secondo giorno di Quaresima ambrosiana

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 2 MARZO 2020
“In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».” (Mt 5,1-12a)

Gesù con i suoi discepoli accanto enuncia delle beatitudini. Si discostano da beatitudini terrene come l’essere agiati, sani, felici con una buona posizione sociale. Si tratta di situazioni a volte di sofferenza come il pianto e l’essere perseguitati; di purezza di cuore come chi vuole la giustizia e gli persegue di pace; di mitezza cui oggi c’è molto bisogno.
Beatitudini che indirizzano verso una uscita dal male in un cammino fatto assieme al Signore.
Tempo di Quaresima, tempo di coronavirus che influisce molto sulla vita di ogni giorno ma non dovrebbe ne influenzare e tanto meno schiacciare l’esistenza di ognuno. In questo inizio di Quaresima affidiamo al Signore le nostre speranze e incominciamo a eliminare l’epidemia mentale di questo virus che rappresenta una delle tentazioni più gettonate. Incominciando a far spazio al Signore piuttosto che a continui perduranti pensieri su scenari apocalittici, è già un buon inizio di Quaresima e di speranza per il futuro.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 5,1-12a di Lunedì 2 marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Domenica all’inizio di quaresima

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INIZIO DELLA QUARESIMA AMBROSIANA

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OMELIA DELL’ARCIVESCOVO SUA ECCELLENZA MONS. MARIO DELPINI

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Audio Messa senza popolo concelebrata da due sacerdoti.

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Audio Messa vigiliare senza popolo concelbarta da due sacerdoti.

IL VANGELO DI DOMENICA 1° MARZO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.” (Mt 4,1-11)

“C’è il coronavirus, bisogna fare scorta di beni perché non si sa mai, potrebbe capitare di tutto, corriamo a fare provviste! Cosa mai ci capiterà?”
“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
L’agitazione eccessiva, la preoccupazione esagerata per il coronavirus è essere concentrati solo sul pane dimenticando di essere persone con la propria dignità. Quello che ha bisogno l’uomo è della parola di Dio buona e vera. Nutrito in questo modo l’uomo può affrontare questi momenti di crisi in modo sereno, non egoistico e aperto alla consolazione e alla verità di quello che accade.
“Mi affido al Signore, non serve fare nulla, il Signore mi proteggerà da qualsiasi contaminazione!”
“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Il Signore accompagna, aiuta e vuole che il problema venga affrontato con le proprie forze e con il suo aiuto. L’atteggiamento fatalistico di un incerto e ingenuo affidamento al Signore facendo nulla quando invece è possibile fare qualche cosa, è una tentazione. Il Signore interviene a chi si affida ma vuole sempre la collaborazione dell’uomo per quanto può fare.
Provo con il mago, la fattucchiera per tenere lontano da me il coronavirus e il malocchio così so che cosa devo fare.
«Vattene, Satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”»
Il tenere lontano maghi, fattucchiere, cartomanti, oroscopi è cosa molto buona e ottimo proposito quaresimale per ritornare e adorare veramente il Signore.
Buon inizio di Quaresima.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,1-11 di Domenica 1° marzo 2020, – Tempo di Quaresima – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

Feria – ULTIMA DOPO L’EPIFANIA

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 29 FEBBRAIO 2020
“Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».” (Lc 1,5-17)

“Non temere, Zaccaria”. In questa ultima liturgia prima dell’inizio della Quaresima ambrosiana, incontriamo un annuncio di gioia, di speranza, di conforto. Nascerà colui che “ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio”. Colui che nascerà non sarà il Signore ma il più grande dei profeti, San Giovanni Battista. Il Signore Dio compone il disegno di salvezza con l’annuncio della nascita del Precursore di Gesù.
Dio si fa vicino all’uomo specialmente nei momenti di sofferenza, di crisi, e anche di epidemia perché la disperazione non vinca ma si diventi persone che, con l’aiuto del Signore Gesù, sperano in un futuro migliore pur passando attraverso una crisi.
Questo momento è occasione di una grane preghiera personale che si innalza verso il Signore riavviando la propria fede, speranza e carità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,5-17 di sabato 29 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 28 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell’uomo è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».” (Mc 13,28-31)

Le parole del Signore Gesù non passeranno, non saranno dimenticate, sono parole di vita, di amore, dell’essere vicino di Dio alle sue creature. Tutto quanto passerà, non ci sarà più traccia ma la parola efficace del Signore rimarrà come il suo amore.
In questo momento di emergenza dalla diffusione della malattia COVID-19 la Parola del Signore assume un significato profondo, aiuta a essere persone non allarmiste e neanche persone che sottovalutano questa malattia. C’è bisogno di persone equilibrate che portino serenità e fede a tante persone che l’hanno persa.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco Mc 13,28-31 di venerdì 28 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 27 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».” (Mc 13,9b-13)

«dite ciò che in quell’ora vi sarà dato». Le persone fedeli al Signore Gesù, che credono veramente nella sua esistenza e nel suo aiuto, è possibile che abbiano già sperimentato un parlare che non è consueto. Le parole fioriscono ma sono condotte da una altra persona, sono ispirate e provengono dallo Spirito del Signore. È lo Spirito Santo che aiuta e ispira le giuste parole. Così nei momenti di particolare tensione, di prova, di difficoltà, lo Spirito viene in aiuto e dona comportamenti e parole giuste.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco Mc 13,9b-13 di giovedì 27 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 26 FEBBRAIO 2020
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa ». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».” (Mc 12,38-44)

Gesù osserva quei scribi che amano la riconoscenza nelle piazze, l’essere visti con vesti e
attenti a posti visibili in ogni banchetto. Fanno credere anche un comportamento corretto nella loro vita ma è solo ipocrisia, se ne approfittano dei patrimoni delle vedove e cercano l’essere visti nella preghiera. Sono persone che hanno perso il gusto di Dio, il timore di Dio cercando solo una gratificazione terrena a scapito di altre persone. Forse sono persone molto pericolose perché dovrebbero dare esempio invece approfittano della loro posizione sociale.
Gesù osserva anche un vedova. Offre quasi nulla, alcune monetine per il tempio del Signore. Eppure questo gesto economicamente insignificante è il più visto da Dio, è il più generoso.
Il confronto fra quei scribi e questa vedova è dirompente. La vedova è stimata e amata da Dio, quei scribi sono disprezzati.
Si può essere apprezzati dal Signore per le piccole cose quotidiane quei piccoli gesti che sembrano insignificanti ma fatti con amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 12,38-44 di mercoledì 26 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 25 FEBBRAIO 2020
In quel tempo. Vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».” (Mc 12,18-27)

«Come angeli nei cieli». Quello che invita Gesù è togliere preconcetti dove si può considerare la vita eterna simile a quella che si sta sperimentando in questo passaggio terreno. Qui, ora, l’uomo inizia la sua esperienza di vita che continuerà in modo eterno e profondamente differente. Dopo la risurrezione dai morti non vi sarà più la necessità della moglie o del marito perché l’esistenza sarà piena nella sua pace, armonia, gioia, «come angeli nei cieli».
Piuttosto di pensare come potrebbe essere l’eternità, bisogna prima meritarsela con una vita il più possibile buona mirata all’amore. L’affidamento al Signore può far già sperimentare qui un piccolo anticipo di amore eterno facendo capire come siamo ora in esilio da quella vita che ci attende nel regno dei cieli. Proviamo a meritarla.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 12,18-27 di martedì 25 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana dell’ultima Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 24 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui. ” (Mc 12,13-17)

Gesù afferma di rendere: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». Rendere vuol dire riconoscere di aver ricevuto qualche cosa come un bene, o dei servizi o dei lavori e si è debitori. Si è debitori nei confronti dello stato, Cesare, cui si deve un contributo per i servizi ricevuti. Si è debitori nei confronti di Dio quanto meno per esserci, per esistere, per la vita, e non vi è alcuna ricompensa adeguata da restituire a Dio ma vivendo amando si è in comunione con Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 12,13-17 di lunedì 24 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Ultima Domenica dopo l’Epifania – Del perdono

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Domenica detta “Del perdono”

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».” (Lc 15,11-32)

Il figlio più giovane chiese al padre di dividere già l’eredità per poterne usufruire subito. Il padre acconsentì, diede la libertà a questo figlio di agire come voleva. Una volta partito questo figlio sperpera tutto e si ritrova in miseria. Questa sofferenza nell’essere il più miserabile fra i miserabili lo portò a prendere coscienza, rientrò in se. Questa è la grazia di questo figlio, il rientrare in se nel rendersi conto della condizione di vita in cui era prima con un riferimento certo e autorevole come un padre.
Inaspettatamente viene accolto con gioia e festa dal padre perché questo figlio era morto dentro e non aveva trovato ne gioia ne una strada per potere realizzare qualche cosa di buono. Adesso ha ritrovato la vita e il suo punto di riferimento.
Il figlio maggiore rimane scandalizzato e pur motivando bene le sue obiezioni si scopre che ha un cuore duro, il fratello ritrovato è per lui motivo di scandalo. Questo figlio rimane nella sua povertà mentre quello che è ritornato ha scoperto la vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 15,11-32 di Domenica 23 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della penultima Domenica dopo l’Epifania

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Feria

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 22 FEBBRAIO 2020
“In quel tempo. Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».” (Mc 8,34-38)

Queste sono le condizioni per chi ha desiderio di seguire Gesù sia per le persone consacrate in modo speciale, sia per i fedeli.
Le tre condizioni sono il rinnegare se stessi, prendere la propria croce e stare dietro a Gesù.
Rinnegare se stessi significa uscire da se per porsi in modo disponibile e di ascolto rispetto alla realtà che circonda. Facendo così non si è centrati su se stessi, e vi è quella attenzione rispetto alle persone e agli avvenimenti.
Prendere la propria croce consiste nel non negare i problemi che fanno parte della vita, consiste nel affrontarli con l’aiuto del Signore.
Stare dietro a Gesù vuol significare averlo come primo punto di riferimento, cosa principale per un fedele cristiano che applica nella vita l’esserlo. Non un cristiano in chiesa e un ateo al di fuori di essa, ma un cristiano sempre.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 8,34-38 di sabato 22 febbraio 2020, – Tempo dopo l’Epifania – Rito Ambrosiano)