Venerdì della I settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 22 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». ” (Mt 9,35-38)

Gesù percorrendo le città e villaggi si rese conto della insufficienza dei religiosi che non avevano a cuore la popolazione. C’era bisogno di un cambiamento, di una svolta importante e poiché non vi era la disponibilità dei religiosi a un cambiamento e nel credere nella persona di Gesù, era necessario chiamare delle nuove leve perché diventassero loro stessi nuovi pastori, diversi e vicini alle persone.
Anche oggi abbiamo bisogno di pastori con a cuore la compassione, stare vicino ai drammi e alle sofferenze degli uomini e delle donne per tentare assieme di ricostruire la speranza. E ancora di più, il messaggio della buona novella, del Vangelo è quanto mai oggi urgente fra tante persone distratte da molteplici cose.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,35-38 di venerdì 22 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della I settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 21 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli di Giovanni: «Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».” (Mt 9,16-17)

Per accogliere il messaggio buono di Gesù è necessario essere disposti a ricevere una grande novità come un nuovo recipiente è in grado di ricevere il vino nuovo perché deve fermentare tutto.
Il vecchio sta nel fatto di essere radicati su cose passate, vissute, di cui si ha spesso nostalgia e privando e squalificando ogni tipo di novità. In questo caso non si è in grado di ricevere la buona novella del Signore poiché non si è disposti a capirla con il rischio di rifiutarla. Se si inizia a mettere in discussione le convinzioni personali, allora ci si predispone all’ascolto e si costruisce il nuovo.
Ma è possibile cogliere il messaggio sempre nuovo di Gesù a qualsiasi età? Sì! Il nuovo non ha età, esso ha un cuore che è disposto all’ascolto e disposto a mettere in discussione ogni convinzione personale. Il nuovo spesso abita nelle persone anziane che danno “la paga” nella novità a quelle giovani.
“Vino nuovo in otri nuovi”. Se metti in discussione te stesso stai componendo un otre nuovo che è disposto ad accogliere il Signore Gesù Cristo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,16-17 di giovedì 21 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della I settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 20 NOVEMBRE
“In quel tempo. Andando via di là, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».” (Mt 9,9-13)

Umanamente, si potrebbe pensare che il Dio che si è fatto uomo fra le sue creature dovrebbe essere stato accolto molto ma molto bene, lontano dalle persone non degne come i peccatori, ed essere circondato solo da persone degne e di alto rango spirituale.
Ma il Dio che si è fatto uomo è stato rifiutato dalle persone che si consideravano degne e di alto rango spirituale, ed è stato vicino ai peccatori per salvarli.
Guai a chi si considera un bravo cristiano, spiritualmente elevato, uomo o donna di preghiera e senza peccato. Probabilmente si considera di alto livello spirituale, degno ed elevato rispetto ad altre persone. In realtà è superbia e allontana Gesù in un cammino che può diventare di perdizione.
Invece, chi si considera un povero peccatore salvato da Gesù ma pur sempre indegno della sua presenza, questa persona inizia a essere un cristiano amato dal Signore.
“O Signore non sono degno di accostarmi alla tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 9,9-13 di mercoledì 20 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della I settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 19 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.” (Mt 7,21-29)

L’ingresso del regno dei cieli è riservato a chi fa la volontà del Padre, e questo sembra molto esclusivo. Poche persone potranno entrare effettivamente nel regno dei cieli perché pochi fanno veramente la volontà del Padre e questa è un’opinione molto umana e diffusa ma probabilmente non è vicina alla verità.
Allora chi è chi fa la volontà del Padre, che ascolta le parole di Gesù e le mette in pratica?
Mettere in pratica le parole di Gesù non significa ottenere il risultato sperato ma significa ascoltare con umiltà e operare nella vita tenendo presenti queste parole magari in un apparente fallimento continuo. Non è questione di risultato, è questione di cuore che semina il bene senza aspettarne i frutti. La speranza è che vi siano molte persone che in modo anonimo perseguono il bene. Chi tenta di amare con cuore sincero è probabilmente colui che mette in pratica le parole di Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,21-29 di martedì 19 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Lunedì della I settimana di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 18 NOVEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.” (Mt 4,18-25)

Il Signore Gesù inizia il suo ministero d’annuncio di salvezza.
Come prima cosa chiama dei collaboratori perché possano diventare “pescatori di uomini”. Lo fa con l’intento di avere sia dei testimoni che lo seguissero per tutta la durata del suo ministero da uomo Dio, e che poi proseguissero la missione dopo la sua passione, morte e risurrezione.
Come seconda cosa, subito inizia la sua missione con al seguito i primi discepoli e lo fa portando la buona novella, predicandola, e agendo nella guarigione scacciando via il male e le malattie.
L’annuncio della speranza va oltre alla vita terrena e già qui si può vivere nella gioia della fede nella buona novella.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,18-25 di lunedì 18 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

I Domenica di Avvento

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 17 NOVEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».
Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome.
Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.
[ Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –, allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati. Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l’ho predetto. Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi. ] Subito dopo la tribolazione di quei giorni, “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte”.
Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli».” (Mt 24,1-31)

L’Avvento ambrosiano inizia sempre con una riflessione sulla fine del mondo, sul secondo Avvento del Signore Gesù Cristo che verrà nella gloria alla fine dei tempi, quando tutto finirà, tempo compreso.
La prima osservazione nel Vangelo è il non farsi ingannare con falsi cristi. L’inganno è cosa molto umana e ahimè anche diabolica, è il mezzo principe per portare fuori strada le persone illudendole di facili passi oppure d’essere finalmente giunte alla meta.
La seconda osservazione è che potrebbero esserci delle persecuzioni dei cristiani a causa di tribolazioni fatte di guerre, di rivoluzioni ma anche di eventi naturali come terremoti.
La terza osservazione è la non comprensione di molti che rimarranno scandalizzati e per questo ci sarà odio, tradimenti, ingiustizie, lo spegnersi dell’amore.
Si realizzerà un luogo dove sarà difficile vivere e la carità e la solidarietà saranno rare.
Ma la speranza non verrà mai a mancare per chi ha fede, per chi vuole vivere l’amore a tutti i costi perché ha nel cuore una persona che non potrà mai mancare: il Signore Gesù Cristo. Questo è il motivo della forza e della salvezza dell’uomo che riesce a non farsi ingannare, a non avere paura degli eventi anche catastrofici, e d’essere fedele.
Si apre la certezza nella fede di una esistenza che va oltre la fine dei tempi, la vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 24,1-31 7 di Domenica 17 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Sabato dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 16 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a dire ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».” ( Mc 13,5a.33-37)

Vegliate! L’invito del Signore Gesù nel Vangelo dell’ultima Messa del tempo dopo la Pentecoste che conclude l’Anno liturgico 2018 – 2019. Vegliate! Una attesa non pigra o fatalista o di consegna a un improbabile destino ma un’attesa fatta d’attenzione con la preghiera fiduciosa nel Signore Gesù. Ecco la vigilanza: è il non lasciarsi schiacciare dagli eventi che continuamente susseguono, ma essere vivi fra questi eventi senza che essi prendano sopravvento grazie all’aiuto incessante della preghiera e nella fiducia del Signore Gesù.
«Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Marco 13,5a.33-37 di sabato 16 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 15 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”.
Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».” (Mt 25,31-46)

In questa settimana, per la terza volta viene proposto il brano evangelico di Matteo, quello di Domenica e lunedì scorsi. E’ quello sguardo verso quel giorno in cui vi sarà il giudizio del giudice giusto, leale e fedele.
Forse quel giorno lo si sente non parte della propria esistenza, eppure c’è il giorno dove c’è il giudizio riguardo la propria persona e questo fa parte della vita come fa parte il passaggio cruento della morte.
Questo è uno sguardo di speranza dove c’è la possibilità della vita eterna da persona viva, ricondotta alla casa del Padre dove finalmente c’è il vero riposo dell’anima con tutte le sue vivacità e voglia di vivere.
C’è sempre un inizio e una fine nel passaggio terreno, l’esistenza di tutte le cose avrà termine un giorno ma c’è quella speranza di una vita rinnovata ed eterna dopo il termine dell’esperienza terrena.
Per accedere alla vita eterna bisogna desiderarla, o meglio, non desiderare il male al posto del quale bisogna mettere il desiderio del bene. Così facendo potremmo sentire grazie alla misericordia di Dio: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo”.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,31-46 di venerdì 15 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse:  “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».” (Mt 25,14-30)

L’uomo cui era stato consegnato un talento aveva una sua idea del padrone: un uomo duro che raccoglie dove non ha seminato e ne aveva paura.
In base a questa idea, il padrone giudica quest’uomo e gli toglie quell’unico talento che gli fu consegnato alla sua partenza e viene allontanato nelle tenebre.
Un dio così non è il Dio cristiano, uomo duro che miete dove non ha seminato. Il Dio cristiano entra nel cuore di ogni uomo, di ogni donna e ne conosce in profondità ogni piega, ogni fragilità, non se ne deve avere paura, tutt’altro, si può confidare in Lui con fiducia, rilanciando la propria esistenza in una rinnovata comunione verso colui che non vuole condannare ma salvare.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,14-30 di giovedì 14 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 13 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

Un’attenzione viva, sincera, che ci tiene al Signore. questa attenzione è rappresentata dalle cinque vergini sagge, caute e prudenti nel loro agire.
Un’attenzione viva solo a tratti, in alcuni momenti, che si accorge del Signore ma non è parte importante dell’esistenza. Questa attenzione svogliata è rappresentata dalle cinque vergini stolte, disattente e con un cuore diretto ad altre cose.
La cautela e la prudenza sta nel fatto di non confidare solo in impressioni, sensazioni, nel sentito dire ma nell’affidarsi alla Chiesa madre che indica con saggezza l’attesa del Signore Gesù che è già parte della vita dei credenti. Il ritorno del Signore Gesù sarà un giorno che nessuno conosce, neanche indicativamente del tipo: “verrà presto” oppure “qualche anno” oppure “fra tanto tempo”. La Chiesa non conosce questo giorno, l’invito è vivere con saggezza la fede con la speranza nel cuore che solo il Signore Gesù sa dare. Questo vuol dire essere saggi, non dando retta a voci ammalianti ma confidando nella Chiesa di Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13 di mercoledì 13 novembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)