IL VANGELO DI GIOVEDÌ 3 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, se Davide stesso nel libro dei Salmi dice: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”? Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?».” (Lc 20,41-44)
Il Messia non è semplicemente un discendente di Davide, il grande Re di tutto Israele, ma è il Signore, vero Dio e vero uomo. Davide in un suo salmo (110) chiama Signore un suo discendente, ma il termine Signore all’epoca era solo riferito a Dio. Dunque chiama Dio un suo discendente. Il Messia, Gesù Cristo fu annunciato dallo stesso Davide, dai Profeti, dalla Parola di Dio.
Abbiamo la grande grazia di vivere la fede in Gesù Cristo, e in questa fede l’uomo può vivere nella pienezza la vita e in modo degno. Non buttiamo via la cosa più preziosa che ci è stata consegnata ma custodiamola con tutte le forze.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,41-44 di giovedì 3 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 2 OTTOBRE
“In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.” (Lc 20,27-40)
I sadducei erano convinti dell’assenza della risurrezione, a differenza dei giudei che come i cristiani credono nella risurrezione. Per questa ragione i sadducei portano un esempio che sembra contraddire il fatto della risurrezione dai morti poiché vi sarebbe dopo la risurrezione dai morti una moglie con sette mariti.
Ma la svista dei sadducei (e oggi di alcune religioni che predicano l’errore della mortalità dell’anima) sta nel fatto di considerare la risurrezione come una continuità dell’attuale vita terrena, senza che vi sia alcuna novità tranne l’assenza del peccato. Una risurrezione concepita come una vita in pace che non è altro che una continuità di quella che si sperimenta sulla terra.
Ma non è così. La risurrezione non è il prolungamento della vita terrena, al contrario, c’è una grande diversità che sarà data alle persone giuste. Gli schemi che abbiamo qui non vi saranno più e ci sarà un modo di essere profondamente diverso a tal punto che non si prenderà ne moglie, ne marito.
Lasciamoci stupire dal Signore quando sarà il momento, nella speranza della sua misericordia per quanti accederanno a una risurrezione di vita.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,27-40 di mercoledì 2 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 1° OTTOBRE
“In quel tempo. Gli scribi e i capi dei sacerdoti si misero a spiare il Signore Gesù e mandarono informatori, che si fingessero persone giuste, per coglierlo in fallo nel parlare e poi consegnarlo all’autorità e al potere del governatore. Costoro lo interrogarono: «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni qual è la via di Dio secondo verità. È lecito, o no, che noi paghiamo la tassa a Cesare?». Rendendosi conto della loro malizia, disse: «Mostratemi un denaro: di chi porta l’immagine e l’iscrizione?». Risposero: «Di Cesare». Ed egli disse: «Rendete dunque quello che è di Cesare a Cesare e quello che è di Dio a Dio». Così non riuscirono a coglierlo in fallo nelle sue parole di fronte al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero.” (Lc 20,20-26)
Un parte dei vertici religiosi cercano di far cadere in errore Gesù, e non ci riescono. Non c’è la ricerca della verità ma l’intenzione di sconfiggere un avversario: Gesù. C’è un decadimento dell’uomo che troppo spesso si allontana dalla realtà delle cose e cerca solo il fatto di avere la ragione dalla sua parte, indipendentemente dalla verità dei fatti. Così accade che gli scribi e i capi dei sacerdoti pensano solamente come far cadere Gesù invece di cercare la verità.
Essere persone che tentano sempre di cercare la verità è già una buona via perché questo induce a essere umili, a mettere da parte il proprio io per evidenziare ciò che è vero.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,20-26 di martedì 1° ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 30 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù prese a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano per molto tempo. Al momento opportuno, mandò un servo dai contadini perché gli dessero la sua parte del raccolto della vigna. Ma i contadini lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò un altro servo, ma essi bastonarono anche questo, lo insultarono e lo mandarono via a mani vuote. Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono via. Disse allora il padrone della vigna: “Che cosa devo fare? Manderò mio figlio, l’amato, forse avranno rispetto per lui!”. Ma i contadini, appena lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: “Costui è l’erede. Uccidiamolo e così l’eredità sarà nostra!”. Lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? Verrà, farà morire quei contadini e darà la vigna ad altri». Udito questo, dissero: «Non sia mai!». Allora egli fissò lo sguardo su di loro e disse: «Che cosa significa dunque questa parola della Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?”. Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella parabola l’aveva detta per loro.” (Lc 20,9-19)
Con una particolare cura e amorevole attenzione, l’uomo proprietario della vigna invia alcuni servi per riscuotere il giusto dai contadini che avevano il compito di gestire la vigna e dare la dovuta parte d’affitto al proprietario.
Ma tutti i servi inviati furono maltrattati e mandati via a mani vuote. Inspiegabilmente il padrone della vigna nonostante la cattiveria dei contadini, invia l’unico figlio, l’amato, nella speranza che rinvenissero e dassero il dovuto al suo unico figlio.
Prevale la cattiveria e il fatto di approfittarsi della situazione, infatti la vigna era stata data nelle mani dei contadini dove liberamente potevano agire. Il figlio fu ucciso.
Ecco dunque quello che accadde, la maggior parte dei responsabili della sfera religiosa di duemila anni fa rifiutarono e uccisero Gesù venuto per salvare proprio costoro che avrebbero dovuto pascere il popolo ma invece si erano chiusi troppo nelle loro faccende e nei lori ristretti circoli di convenienza. Ma la misericordia del Signore Gesù farà in modo che anche costoro dopo la sua risurrezione abbiano la possibilità di ravvedersi e salvarsi.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,9-19 di lunedì 30 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 29 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».” (Lc 6,27-38)
Una proposta di grandi livelli d’amore. Uno verso i nemici, uno disinteressato e uno con un forte contenuto di perdono e generosità.
Gesù propone un grosso salto di qualità nella vita del cristiano.
Rompere quella spirale di violenza e rivendicazioni che potrebbe andare avanti all’infinito fra persone nemiche. C’è un modo di amare il nemico, si tratta di interrompere la cattiveria agendo inaspettatamente con bontà nei confronti del nemico. La spirale del male viene interrotta e si apre la possibilità della pace.
Poi, fare del bene senza avere alcuna pretesa di un ricambio, senza neanche pensare a un ringraziamento. E’ l’amore gratuito molto gradito dal Signore.
Infine, l’amore misericordioso che perdona e non manca mai di generosità. E’ lo sguardo verso la debolezza dell’altro, della sua povertà interiore che induce a essere generosi nel perdono anche se non c’è possibilità di comprensione o di dialogo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 6,27-38 di Domenica 29 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 28 SETTEMBRE
“In quel tempo. Levi preparò al Signore Gesù un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».” (Lc 5,29-32)
I farisei, coloro che avrebbero dovuto applicare in modo perfetto ogni aspetto religioso nella loro vita, sono stupiti che Gesù mangi con pubblicani e peccatori. E’ sconvolto quel modello per cui le persone dabbene, giuste, sono conformate al modello religioso fatto di regole e mai e poi mai avrebbero dovuto avere a che fare con persone molto lontane da tutto ciò.
Gesù non si conforma ma indica la modalità di trasmissione della fede per la salvezza delle anime. Bisogna essere vicini alle persone peccatrici e bisogna essere lontani dai loro peccati per dare una nuova speranza di salvezza. Il peccato, che è sempre da condannare, non deve escludere la persona da salvare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 5,29-32 di sabato 28 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 27 SETTEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù istruiva il popolo nel tempio e annunciava il vangelo, sopraggiunsero i capi dei sacerdoti e gli scribi con gli anziani e si rivolsero a lui dicendo: «Spiegaci con quale autorità fai queste cose o chi è che ti ha dato questa autorità». E Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una domanda. Ditemi: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?». Allora essi ragionavano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché non gli avete creduto?”. Se invece diciamo: “Dagli uomini”, tutto il popolo ci lapiderà, perché è convinto che Giovanni sia un profeta». Risposero quindi di non saperlo. E Gesù disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Lc 20,1-8)
Inizia un confronto diretto fra Gesù e l’autorità religiosa ben rappresentata. Vi è sempre un pregiudizio nei riguardi di Gesù, guardato con sospetto e sentito come colui che vuole scavalcare la rappresentanza religiosa sostituendosi ad essa.
Ma Gesù è autorevole, non autoritario che si impone con la forza, al contrario, dialoga nella speranza di una comprensione almeno di alcuni di loro.
La capacità di Gesù consiste nel metter alla luce le contraddizioni di queste persone e i ragionamenti fatti solo sulla opportunità. Non dicono quello che pensano veramente ma dicono cose che possono essere accettate da chi sta ascoltando e lasci tutto come è.
Quanto è bello e gioioso essere schietti e sinceri e oggi ne abbiamo tanto bisogno di persone che dicano la verità!
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 20,1-8 di venerdì 27 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 26 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».” (Lc 19,37-40)
Gesù entra nella sua Gerusalemme in modo solenne, c’è l’evidenza di grandi opere compiute da Gesù e che in queste c’è il dito di Dio. Ma c’è sempre chi si oppone e osserva in modo freddo i legami della legge senza cogliere chi è Gesù. Per questa ragione alcuni farisei chiedono il rimprovero di coloro che dicevano a gran voce che Gesù veniva nel nome del Signore.
Quanto è difficile essere unanimi in accordo sull’evidenza, vi sono e vi saranno sempre persone che si oppongono ma non per una non comprensione ma per presa posizione e opportunismo pensando che qualche altro possa prendere il loro posto di potere. In fin dei conti è solo una questione di paura, la paura che Gesù acquisti potere e si sostituisca nelle posizioni temporali ma Gesù non vuole togliere nulla ad alcuna persona ma indirizzare verso la salvezza dell’anima.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 19,37-40 di giovedì 26 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande ” (Mt 7,24-27)
Il Vangelo è più che mai oggi la guida per rinsaldare la fede in mezzo a molteplici eventi, distrazioni, tentazioni. L’ascolto della Parola del Signore è sempre quella novità che apre la mente verso quello che accade nella vita, nella società e da la possibilità di essere persona che indica una direzione molto diversa. Anche se vi sono tanti eventi negativi, con il Vangelo nel cuore si riesce a rimanere in piedi in mezzo a molteplici tempeste, problemi, drammi e testimoni della gioia.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 7,24-27 di mercoledì 25 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 24 SETTEMBRE
“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.” (Lc 18,35-43)
Un cieco, seduto in un luogo di passaggio appena saputo di Gesù gli gridava chiedendo pietà. Questo comportamento era di fastidio per le altre persone e chiedevano che tacesse ma il cieco gridava ancora più forte. Gesù accolse questo grido e guarì il cieco e una volta alzatosi incominciò a camminare dietro a Gesù.
Il cieco ha rotto quel conformismo che impone una etichetta di riguardo e moderazione nei confronti di una persona importante che passava di lì, ha osato urlare la sua fede verso Gesù chiedendogli pietà e a causa di questa fede fu guarito.
Oggi avere il coraggio di esporre la propria fede è essere anticonformisti, persone che dicono quello che pensano di fronte a un vuoto di riflessione, di pensiero, di fiducia.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 18,35-43 di martedì 24 settembre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)