VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 4 AGOSTO
“In quel tempo. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo il Signore Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro.
Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.” (Mt 22,15-22)

Una domanda rivolta a Gesù da quei farisei che lo volevano cogliere in fallo. Una domanda fatta non perché volevano capire meglio ma costruita apposta per mettere in difficoltà l’interlocutore per poi poterlo condannare.
La risposta di Gesù è saggia e ancora oggi insegna molto.
Restituire alla stato (a Cesare) quello che si è ricevuto e, nonostante i molti lamentii, si è ricevuto e si riceve tantissimo dalla stato in cui si vive. E’ giusto restituire qualche cosa allo stato, il giusto senza fare i furbi a scapito del prossimo, perché lo stato continui la sua opera.
Restituire a Dio quel che è di Dio è più problematico perché la creazione è sua, ogni persona ha il dono della vita che viene da Dio e dunque? E’ impossibile restituire a Dio, sarebbe sempre insufficiente e poi con quale modalità? Forse una vita spesa bene è già un’ottima restituzione. Una vita in comunione con il Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 22,15-22 di Domenica 4 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 3 AGOSTO
“Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».” (Lc 1,5-17)

L’annuncio a Zaccaria da parte dell’angelo. Un annuncio che apre a un futuro che sembrava spento e impossibile a realizzarsi: un bambino.
L’arrivo di un piccolo è motivo sempre di gioia e ancora di più se inaspettato, erompe nella vita dei coniugi colorandola nella novità. Il bambino che nascerà sarà però particolare, avrà un compito importante nel preparare la via al Signore Gesù.
Ogni bambino che nasce ha una sua propria e unica direzione da prendere e se mai la troverà sarà certo un uomo felice.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1 1,5-17 di sabato 3 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 2 AGOSTO
“In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa».” (Lc 10,1b-7a)

Gesù continua l’istruzione ai suoi discepoli. La semplicità nel porsi come agnelli, nel portare con se solo lo stretto necessario sono importanti per la testimonianza. Una persona che non confida troppo sui beni terreni, è semplice nel porsi e veste in modo sobrio è certo motivo di osservazione da parte delle altre persone. Testimonia l’importanza di Gesù nella sua vita come fattore principale e fondante e questo da una direzione alle persone che lo incontrano, quella della salvezza del Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 10,1b-7a di venerdì 2 agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 1° AGOSTO
“In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».” (Lc 9,57-62)

Vi sono le condizioni del Signore Gesù che non aveva un luogo dove posare il capo, non aveva nulla di questo mondo neanche un giaciglio.
Vi sono le condizioni di chi vuole seguire Gesù, condizioni di povertà terrena perché impedirebbe essere discepolo il possesso di beni terreni cui preoccuparsi e gestire. Il distacco dai beni è una delle condizioni per seguire Gesù. E così anche le affettività con propri genitori potrebbero essere un problema se sono eccessive. Bisogna a un certo punto staccare il cordone ombelicale per realizzare la propria vocazione.
“Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
Abbi un cuore retto e sii costante ,
non ti smarrire nel tempo della prova.” (Siracide 2,1s)

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9, 57-62 di giovedì 1° agosto 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 31 LUGLIO
“In quel tempo. Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, il Signore Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.” (Lc 9,51-56)

Gesù si dirige in modo determinato verso il compimento della sua missione e va deciso verso Gerusalemme. Sa che avrebbe trovato oppositori e quelli che lo volevano uccidere; per poter dare un messaggio di salvezza anche a costoro rimarrà nella verità fino in fondo a costo della sua vita.
Per questo Gesù non usa mai la violenza, la coercizione e rimprovera i suoi discepoli che volevano un fuoco dall’alto per consumare coloro che non lo volevano accogliere. La via della pace è molto più incisiva di quella della violenza anche se ci vuole tempo e pazienza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,51-56 di mercoledì 31 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI MARTEDÌ 30 LUGLIO
“In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora il Signore Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».” (Lc 9,46-50)

Gesù promuove un’attenzione verso le persone più indifese come i bambini e questo nel suo nome, quindi non solo una assistenza sociale ma di più, c’è uno sguardo d’amore del credente nel nome del Signore Gesù verso la persona bisognosa. Così facendo ci si fa piccoli, disposti ad aprirsi e capire persone più indifese ed è come si accogliesse lo stesso Signore Gesù.
Lui stesso ha fatto questo con una pazienza più che proverbiale: essere vicino alle persone più piccole, più deboli.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,46-50 di Martedì 30 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI LUNEDÌ 29 LUGLIO
“In quel tempo. Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù. A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio. Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.” (Lc 9,37-45)

Gesù compie una guarigione riconsegnando al padre il figlio guarito. Subito dopo la guarigione richiama i suoi discepoli dicendo quello che avrebbe subito al termine della sua missione, essere consegnato nelle mani degli uomini.
Non dunque un futuro di gloria e onori come pensavano molti vedendo i suoi numerosi miracoli ma di offerta di se stesso per dare la possibilità all’uomo di essere salvo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,37-45 di Lunedì 29 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI DOMENICA 28 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio».” (Gv 6,59-69)

La Parola del Signore può essere di inciampo, può provocare una reazione negativa. Questo accade a chi non riesce ad entrare in una comunione con il Signore Gesù per cui può essere difficile capire un poco la sua Parola. Accadde a molti dei suoi discepoli dopo aver ascoltato il suo discorso del pane disceso dal cielo. Non erano disposti ad accogliere quello che Gesù era veramente, molto diverso dalle loro aspettative e pensieri.
Credere in Gesù vuol dire dare una profonda fiducia nella sua persona quando sconvolge una convinzione personale. Questo è il momento di mettersi in discussione e non di andarsene via per altre vie, non si è mai detentori della verità ma si può essere discepoli disposti a giocarsi secondo il disegno d’amore del Signore e andare verso la verità da lui indicata.
E allora si potrebbe dire proprio come Pietro quando si è confusi, quando si fa fatica a comprendere la Parola del Signore Gesù: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio».

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 6,59-69 di Domenica 28 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI SABATO 27 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».” (Gv 14,15-23)

Accogliere i comandamenti del Signore Gesù è la via maestra per essere amati da Dio Padre. Accogliere i comandamenti non è un gesto di pura obbedienza senza nulla aggiungere, è vivere un gesto d’amore con perseveranza facendo propri i comandamenti, sentendo che essi sono giusti, misericordiosi, pieni d’amore e fatti proprio per l’uomo, creatura troppo fragile nel deviare verso percorsi minati che allontanano dal Signore.
Con la perseveranza nel seguire i comandamenti e la temperanza, cioè essere persone che gestiscono bene i loro istinti senza cadere in passioni disordinate, allora nella persona si fa presente il Signore che prende dimora presso di lui.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-23 di sabato 27 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

.

Lettura del Vangelo e commento

IL VANGELO DI VENERDÌ 26 LUGLIO
“In quel tempo. Il Signore Gesù, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».” (Lc 9,23-27)

Chi si dona trova salvezza, chi si chiude rischia di perdersi. Si tratta di trovare la giusta direzione dove sia possibile la logica del dono e non quella del possesso.
La logica del possesso costringe a difendere e conservare le cose e le persone possedute, c’è la paura di perderle e per questo ci si chiude perdendo l’amore.
La logica del dono libera dall’ossessione del possedere cose e persone, e trova gioia nella gratuità.
La logica del possesso promuove la carriera, una posizione di prestigio e ben retribuita ma solo con il fine della maggior posizione sociale.
La logica del dono promuove il servizio nella carriera, il mettersi a disposizione per migliorare la società con il fine del bene per il prossimo.
Qui può esserci la scoperta che perdere la propria vita per il Signore Gesù è un grande guadagno di amore e salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 9,23-27 di venerdì 26 luglio 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)