IL VANGELO DI LUNEDÌ 2 DICEMBRE
“In quel tempo. Terminate le parabole, il Signore Gesù partì di là. Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Mt 13,53-58)
Gesù rispetta il rifiuto da parte di quelle persone che lo avevano visto crescere. Il rispetto di ogni persona per il Signore è sempre fondamentale e viene rispettato anche chi non lo vuole accogliere. Sembra che la dignità di ogni uomo, di ogni donna sia una cosa principale per il Signore, indipendentemente dalle convinzioni personali, dal fatto che venga creduto o meno. Ma chi accoglie il Signore Gesù, accoglie la salvezza, l’amore di Dio. Chi non lo accoglie manca un aspetto fondamentale dell’esistenza: l’amore di Dio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 13,53-58 di lunedì 2 dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 1° DICEMBRE
“In quel tempo. Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!». ” (Mt 11,2-15 )
Giovanni il Battista ormai in carcere sente parlare di Gesù da lui annunciato nella sua predicazione. E’ un Messia differente da quello che probabilmente si aspettava. Non agiva con una evidenza di potenza divina come san Giovanni Battista attendeva. Forse si aspettava l’evidenza della giustizia divina, la rovina dei peccatori, l’esaltazione delle brave persone, la cacciata dei prepotenti. Nulla di ciò.
Gli riferirono: ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi, guariti da Gesù e addirittura i morti risorgono e viene annunciata la buona novella ai poveri.
Quel Gesù che sembrava debole, quasi arrendevole, esprimeva e esprime anche oggi l’onnipotenza di Dio, attraverso azioni di guarigione senza troppo clamore ma dicendo che c’è qualcuno che ama.
Spesso l’onnipotenza viene confusa come prepotenza, come azione decisa e obbligata verso le creature, ma non è così. L’onnipotenza di Dio si esprime con la grandezza del suo amore per ogni creatura che rimane sempre libera nelle sue scelte. E’ più onnipotente di quanto si possa pensare. Nulla è impossibile a Dio.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,2-15 di Domenica 1° dicembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 30 NOVEMBRE
“In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.” (Mt 4,18-22)
Andrea, fratello di Simon Pietro, ha avuto il compito assieme agli altri Apostoli di annunciare la buona novella, e a comporre la neonata Chiesa di Gesù dopo la Pentecoste.
Vi sono persone scelte dal Signore per un compito particolare, importante perché mirato alla salvezza delle anime. Sono persone molto diverse fra loro come gli Apostoli, ognuna con una spiritualità propria e con particolari doni. Ma c’è una cosa in comune: la Chiesa di Gesù nella quale viene chiesto di essere fedeli. Gesù Cristo è il riferimento primario della comunione fra tutte le persone scelte, e grazie alla sua azione si realizza una viva comunione di fratellanza in Cristo.
Se in special modo l’azione del Signore è rivolta alle persone chiamate nella sua Chiesa, non di meno li punto di riferimento di comunione del Signore è per ogni fedele, per ogni persona che vuole bene al Signore.
Quando si è raggiunti dall’amore di Dio, si lascia tutto perché si è trovata la cosa più preziosa che non ha prezzo.
“Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.”
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 4,18-22 di sabato 30 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE
“In quel tempo. Alcuni scribi e farisei dissero al Signore Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!». ” (Mt 12,38-42)
Gesù riceve la richiesta di un segno, un evento sovrannaturale che provasse la sua soprannaturalità. Ma questi scribi e farisei sapevano bene dei molti e molti segni che Gesù aveva compiuto ed erano tutti di guarigione dalle malattie e di liberazione dal male. Forse avrebbero voluto un segno differente ma quelli compiuti da Gesù erano più che sufficienti per potergli credere.
Ma avranno un segno, quella della risurrezione dopo tre giorni dalla sua morte. Questo è l’unico e il più grande segno che l’umanità tutta riceverà dal Signore Gesù Cristo, la vera speranza donata dall’amore del Signore che vuole venire e abitare in noi.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,38-42 di venerdì 29 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI GIOVEDÌ 28 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei: «Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato»” (Mt 12,33-37)
“L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive.”
Ma l’uomo è in grado di ingannare, cioè di dire cose buone (non di farle) ed è invece cattivo. L’inganno è troppo diffuso, quasi una piaga, ed è presente anche l’inganno verso se stessi. Qualcuno potrebbe pensare di essere persona buona poiché fa qualche cosa di buono ma sostanzialmente la sua vita non è buona e si illude, inganna se stesso pensando che il poco buono che fa copra la sua vita che ha a che poco da fare con i valori cristiani.
Uscire dall’inganno è possibile dicendo il vero, iniziando a dire parole non vane, di recitazione, ma parole vere che rispecchiano quello che si è.
La schiettezza e la verità saranno di certo apprezzate di chi è la verità: Gesù.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,33-37 di giovedì 28 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 27 NOVEMBRE
“In quel tempo fu portato al Signore Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. Tutta la folla era sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?». Ma i farisei, udendo questo, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni». Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina e nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi. Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi? E se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Come può uno entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega? Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro».” (Mt 12,22-32)
Gesù compiva azioni di forte liberazione dal male, scacciava di demòni e le persone erano sanate, potevano ricominciare a vivere perché liberate dalla schiavitù del male.
La folla capiva questo è vedeva in Gesù la figura del figlio di Davide, l’atteso, il Messia che doveva venire.
Ma alcuni farisei seminavano il dubbio andando contro l’evidenza delle buone azioni del Signore: l’azione di Gesù secondo loro era per via del capi dei demòni e non per via di Dio. A questo Gesù risponde con la sua consueta pazienza spiegando che non è possibile fare azioni contrarie alla casa cui si appartiene.
Se faccio azioni di bene in modo perseverante non posso appartenere alla casa del male.
Se faccio azioni malvagie anche in questo caso in modo purtroppo perseverante, non posso appartenere alla casa del bene.
Queste persone forse avevano superato il limite che è quello della bestemmia contro lo Spirito Santo. E’ la profonda disonestà intellettuale sulle cose di Dio. Se rifiuto la grazia dello Spirito Santo per mezzo del quale il Signore dona il perdono, rifiuto il perdono stesso, cioè non posso essere perdonato e per mia scelta. Ecco perché la bestemmia contro lo Spirito Santo non può essere perdonata, perché essa è il rifiuto di Dio, del suo perdono.
Nell’Avvento il cristiano si affida con gioia all’azione dello Spirito Santo per accogliere il Signore Gesù che vuole venire nel suo cuore.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,22-32 di mercoledì 27 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI MARTEDÌ 26 NOVEMBRE
“In quel tempo. I farisei uscirono e tennero consiglio contro il Signore Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».” (Mt 12,14-21)
Un servo, scelto e amato, il Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo. Il profeta Isaia annuncia il servo che rivoluzionerà l’esistenza terrena dando la rinnovata speranza all’umanità. Questo servo non userà la forza e annuncerà la giustizia alle genti assetate di equità. Non se ne approfitterà del debole e sarà la vera novità di tutte le nazioni della terra.
Oggi, dopo duemila anni, la speranza delle nazioni è Gesù con il suo messaggio di vita che si oppone alla morte, con la pace che si oppone alla violenza, con la giustizia che si oppone al sopruso. Oggi più che mai, la direzione dell’uomo è data dal Signore Gesù Cristo.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 12,14-21 di martedì 26 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI LUNEDÌ 25 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».” (Mt 11,16-24)
Gesù vede il cuore delle persone. Molti di questi erano solo critici sia riguardo a Giovanni il Battista sia riguardo a Gesù. Su uno perché era troppo rigido nella essenzialità della sua vita, Giovanni il Battista, sull’altro perché agiva con una assoluta libertà e se lo poteva permettere perché era il Messia venuto sulla terra in mezzo alle sue creature.
Questa rigidità di questi cuori era dettata più che altro dalla paura, quella del cambiamento, quella della perdita della posizione sociale, quella dello scossone di equilibri politici.
Per paura molti rifiutarono di accogliere la salvezza in persona, Gesù Cristo, e di rimanere nei propri peccati accettando la mediocrità piuttosto che la vita.
Ma il cristiano accetta la venuta di Gesù perché possa essere motivo di speranza e gioia.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,16-24 di lunedì 25 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI DOMENICA 24 NOVEMBRE
“Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.” (Lc 3,1-18)
Luca, l’evangelista, vuole essere preciso e collocare bene l’inizio della predicazione di Giovanni il Battista dicendo chi erano tutti governatori delle varie zone d’Israele.
Giovanni iniziò l’annuncio prima che Gesù iniziasse la sua missione. Il suo stile era senza mezzi termini e parlava direttamente nel cuore delle persone con quello stile diretto, senza risparmiare nulla. Molti gli chiedevano cosa fare per essere salvati, e Giovanni diede delle indicazioni:
La carità, dove c’è abbondanza di donare il non necessario: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto».
L’onestà, dove non si approfitta della posizione che si ricopre per frodare: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato»
La fedeltà, rimanendo nel proprio ruolo facendolo al meglio e senza pretendere nulla di più: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Giovanni il Battista testimone umile del Signore Gesù, non voleva essere scambiato per il Messia e insisteva molto sula fatto che sarebbe venuto dopo di lui uno più grande con un dono: il battesimo in Spirito Santo e fuoco. Un dono d’amore ardente che solo Gesù può regalare.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 3,1-18 di Domenica 24 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)
IL VANGELO DI SABATO 23 NOVEMBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele».” (Mt 10,1-6)
La prima missione degli Apostoli fu quella di predicare alle pecore perdute d’Israele, quelle molte persone che erano rimaste senza una guida spirituale, senza una persona che li guidasse con cuore e attenzione. Questo all’inizio era riservato solo per le persone con fede ebraica e tutte le altre ne erano escluse. Ma da li a poco tempo la missione si allargherà anche ai pagani e ai Samaritani.
Oggi, la prima cosa da fare è quella di curare bene chi si professa cristiano poiché potrebbe essere un fedele senza pastore. Oggi di persone che si dicono cristiane ma senza una guida di riferimento sono tantissime. C’è un “fai da te” per scelta molto rischioso per via di scritti e media lontani dalla fede cristiana ma spacciandosi per cose cristiane. Poi la mancanza di bravi sacerdoti, ormai decimati nel numero, crea non poche difficoltà di avere punti di riferimento.
Però ci si può affidare alla Chiesa con attenzione e punto di riferimento, ad esempio frequentando una delle molte proposte della Chiesa cattolica, lì è possibile trovare persone laiche disponibili per un cammino di riscoperta della fede.
La seconda cosa è l’evangelizzazione, la buona notizia portata a chi non è più di fatto cristiano. Questo lo può fare qualsiasi fedele con una vita coerente verso i valori cristiani che diventa vera testimonianza.
Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 10,1-6 di sabato 23 novembre 2019, – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)