II FERIA PRENATALIZIA “dell’Accolto” – Martedi

3° Giorno della Novena in attesa del Natale

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDI’ 18 DICEMBRE:

In quel tempo. L’angelo disse a Zaccaria: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini»”. (Lc 1,19-25)

Zaccaria rimase incredulo, gli era stato dato un annuncio che fuoriesce dalla logica umana, un figlio in tarda età. Ma come sacerdote doveva credere alle parole dell’Arcangelo Gabriele e per questa incredulità diventò muto. Muto perché non comprese a fondo l’importanza del ruolo sacerdotale che non ha a che fare solo con un rito e una tradizione ma è ben di più: a ha che fare con un Dio che ascolta e agisce. Per questa ragione il mutismo di Zaccaria diventa segno forte per lui e il suo prossimo di essere stato in contatto con un messaggero di Dio.
A volte l’incredulità segna profondamente le scelte, ma dovremmo essere persone credenti in quell’attesa di un Signore che veramente vuole venire. Attendiamolo con fiducia in questo terzo giorno della novena di Natale.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,19-25 di martedì 18 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

I FERIA PRENATALIZIA “dell’Accolto” – Lunedì

2° Giorno della Novena in attesa del Natale

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDI’ 17 DICEMBRE:

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».” (Lc 1,1-17)

L’inaspettato accade. Zaccaria ormai non attendeva più la possibilità di avere un figlio dalla sua moglie Elisabetta, entrambi in età avanzata. Accade l’inaspettato, un inviato di Dio, un angelo, annuncia l’impossibile: un figlio che sarà il più grande dei profeti.
Una preghiera esaudita non secondo i tempi dell’uomo ma quelli di Dio. Umanamente spesso non si comprende il perché ma solo quando tutto è avvenuto ci si accorge di un disegno di vicinanza e di amore del Signore.
L’attesa dell’evento gioioso è alle porte nel secondo giorno della Novena di Natale, Gesù che vuole essere presente nella vita di ognuno.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 1,1-17 di Lunedì 17 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

V DOMENICA DI AVVENTO – Il Precursore

IN QUESTA DOMENICA INIZIA LA NOVENA DI NATALE

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI DOMENICA 16 DICEMBRE:

In quel tempo. Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».
Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito.” (Gv 3, 23-32a)

La missione è compiuta. Il Precursore san Giovanni Battista ha terminato la preparazione di un buon gruppo di persone che attendevano che gli fosse indicato il Cristo. Giovanni Battista non cede alla tentazione di essere un concorrente di Gesù ma fedelmente rimane alla sua missione originale e capisce ormai che è al termine. Non motivo di tristezza ma di gioia poiché sta per terminare il compito che il Signore Dio gli aveva assegnato e questo può essere solo motivo di gaudio.
A volte le tentazioni insidiose arrivano da altre persone magari anche molto vicine ma facendo memoria del motivo originale per il quale si sta operando è possibile rimanere su quel binario di correttezza, onestà e serenità.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Giovanni 3,23-32a di Domenica 16 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Sabato della IV settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI SABATO 15 DICEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».” (Mt 21,28-32)

Coloro che si pensavano perfetti videro l’operato di Gesù e non si ricredettero. Costava forse troppo far venire alla luce una vita sbagliata improntata all’apparire perfetti ma profondamente peccatori. Quella liberazione dell’anima che inizia con il pentimento non vi fu per costoro e rimasero nel loro apparire e nella loro auto giustificazione aggrappandosi a regole d’uomo mischiate alla Parola di Dio.
Quando si prende coscienza di una vita sbagliata vissuta nell’apparire, costa far vedere una svolta della propria persona agli altri ma il guadagno è enorme: la liberazione dell’anima e la riconquista della propria dignità.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32 di sabato 15 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Venerdì della IV settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI VENERDI’ 14 DICEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».” (Mt 21,23-27)

Se rispondo che sono stati i “grigi” a fare quella cosa, i “turchesi” mi accuseranno. Se rispondo che sono stati i “turchesi” a fare quella cosa, i “grigi” mi metteranno alla berlina. Dunque che cosa dico? “Non so chi è stato!”. Ma c’è solo una riflessione di convenienza e nessuna verità. Tutto ciò per non rischiare di perdere il consenso ma a un prezzo molto elevato, non viene esposta la verità e si perde la propria dignità di persona. Il coraggio di dire la verità con il rischio di perdere del consenso è uno stile cristiano che non va trascurato ma perseguito e rafforza la propria identità di persona cosciente e vera.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,23-27 di venerdì 14 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Giovedì della IV settimana di Avvento

ANOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI GIOVEDI’ 13 DICEMBRE:

“La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete»” (Mt 21,18-22)

Un albero che non produce frutto perde il suo scopo.
Un uomo che non fa nulla per scelta perde il sale della sua esistenza.
Un uomo che agisce guidato dall’amore produce frutto, buono. Se l’agire dell’uomo è guidato dall’egoismo allora vi sarà frutto, cattivo.
Un uomo che ha fede può superare ostacoli che umanamente sono insuperabili.
Un uomo con poca fede fa fatica a affrontare quegli stessi ostacoli.
Il motore dell’anima è la preghiera che la nutre di fede.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,18-22 di giovedì 13 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della IV settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MERCOLEDI’ 12 DICEMBRE:

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. / Voi invece ne fate un covo di ladri”».
Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: / “Dalla bocca di bambini e di lattanti / hai tratto per te una lode”?». Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte” (Mt 21,10-17)

Gesù entrò nel suo Tempio e fece quello che avrebbero dovuto fare i sacerdoti e gli scribi. C’è una casa che è aperta a tutte le persone e questa casa ha uno scopo: la preghiera, la celebrazione per ricordarsi, ricollegarsi con Dio e affermare che questa è la cosa importante. Ma quel Tempio nella sua parte iniziale fu trasformato in un mercato con tanto di cambiamonete. E’ la perdita delle comunione del Signore dove tutto piano piano diventa commercio e questo invece diventa la cosa più importante.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 21,10-17 di mercoledì 12 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Martedì della IV settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI MARTEDI’ 11 DICEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».” (Mt 19,23-30)

Chi può essere salvato se anche una persona che osserva i comandamenti può cadere e rinunciare alla via della salvezza? Sembra un giudizio severo senza una possibilità di recupero, di redenzione quello enunciato da Gesù riguardo a quel ricco che osservava i comandamenti. Ma ciò che sembra impossibile non lo è per Dio. La speranza non viene spenta da Dio ma dall’uomo che può convincersi che non vi sia una via di salvezza e beatitudine per lui. L’affidamento sincero al Signore è senz’altro una via di salvezza che ricostruisce la speranza dove altrimenti sarebbe stato impossibile.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,23-30 di martedì 11 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

Lunedì della IV Settimana di Avvento

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

IL VANGELO DI LUNEDI’ 10 DICEMBRE:

“In quel tempo. Un tale si avvicinò e disse al Signore Gesù: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.” (Mt 19,16-22)

Un tale osservante dei precetti religiosi, un uomo onesto che non approfittava del prossimo e dava la decima parte dei suoi averi in carità, aveva un desiderio: aggiornare la propria esistenza verso il bene. L’incontro con Gesù provoca questo desiderio e Gesù dà quell’indicazione per lui. “Se vuoi”, non un ordine ma secondo il desiderio di quel tale, per raggiungere la perfezione bisogna liberarsi di ogni legame terreno: tutti gli averi. Troppo per quell’uomo. I molti averi continueranno a sopprimere, a frenare il suo desiderio e la sua gioia.

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 19,16-22 di lunedì 10 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)

IV DOMENICA DI AVVENTO – L’Ingresso del Messia

NOTA: L’audio della Messa viene rimosso dopo una settimana.

AUDIO MESSA VIGILIARE DI SABATO 8 DICEMBRE:
ORE 17.30:Nella Cappella dell’Ospedale “DI CIRCOLO”, Rho (MI)
ORE 16.00:Nella Cappella dell’Ospedale CASATI, Passirana di Rho (MI)

IL VANGELO DI DOMENICA 9 DICEMBRE:

“In quel tempo. Il Signore Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada.
Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, / il re, nel nome del Signore. / Pace in cielo / e gloria nel più alto dei cieli!».” (Lc 19,28-38)

L’ingresso del Messia nella sua Gerusalemme a cavallo di un puledro, potrebbe essere un ingresso nella propria esistenza in questo Natale.
Quale puledro posso fornire al Signore affinché possa entrare nella mia esistenza?
Un puledro fatto di carità in quel gesto di vicinanza verso una o più persone bisognose?
Un puledro fatto d’amicizia in quella telefonata da fare da tanto tempo?
Un puledro che vuole cancellare il rancore di quel brutto fatto?
Ce ne sono tanti che possono favorire un ingresso del Messia nella tua persona. Quale è il puledro perché possa arrivare il Signore per un Natale fatto d’amore e non di cose?

don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedale di Rho, MI

(Spunto dal Vangelo secondo Luca 19,28-38 di Domenica 9 dicembre 2018 – Tempo d’Avvento – Rito Ambrosiano)