Mercoledì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

sant’Omobono
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 13 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».” (Mt 25,1-13)

Nell’ultima settimana dell’anno liturgico ambrosiano vi è un richiamo alla riflessione sulla vigilanza, il Signore potrebbe arrivare in qualsiasi momento e magari non si è pronti ad accoglierlo.
Il Signore passa e magari non ci si accorge della sua presenza perché troppo pieni delle cose del mondo soffocati da molte faccende. Liberandosi di alcune cose del mondo e sostituendole con delle lampade di fede allora si apre la possibilità di accorgersi della presenza del Signore Gesù nella propria vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,1-13 – Mercoledì 13 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì dell’ultima settimana dell’anno liturgico

san Giosafat, vescovo e martire
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 12 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».” (Mt 25,45-51)

Un servo di un padrone agisce con saggezza. Anche in sua assenza non commette soprusi, e agisce come se il padrone fosse presente. Per questo, quando il padrone tornerà sarà molto grato nei suoi confronti e gli darà ancora più fiducia. È un padrone che ama la giustizia, e vuole bene al suo servo.
Un servo del padrone agisce con malizia. Approfitta della sua assenza e commette soprusi. Per questo, quando il padrone tornerà, lo punirà severamente e il destino di questo servo è nella infelicità. E’ il servo che ha fatto la sua scelta e il giudizio del padrone è corretto.
Così chi approfitta della responsabilità che gli è stata data avrà un destino non bello a causa del comportamento egoistico E chi avrà tentato di essere responsabile secondo quanto gli è stato richiesto, allora avrà un destino bello.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,45-51 – Martedì 12 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Martino di Tours

Festa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 11 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».” (Mt 25,31-40)

Una persona fa una azione di carità verso un fratello o una sorella bisognoso. Lo fa senza volere alcuna cosa in cambio, né denaro né riconoscimento alcuno. Lo fa con estrema gratuità perché il solo donare qualche cosa è di per se bello e dona alla persona pace e profondità di gioia. Non cerca null’altro. Questo è come fare qualche cosa di bello nei confronti del Signore Gesù.
«In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 25,31-40 – Lunedì 11 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo

Tempo dopo Pentecoste
Solennità
Rito Ambrosiano
Domenica 10 Novembre 2024

“In quel tempo. Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».” (Lc 23,36-43)

Quella parte dei Giudei che detenevano il potere politico e religioso avevano fatto in modo che Gesù venisse condannato a morte. Gesù su quella Croce non reagisce agli insulti e alle derisioni degli stessi Giudei, lo poteva fare con la sua infinita potenza ma la decisione è di offrirsi in modo completo all’uomo dimostrando che ci sono delle vie diverse dall’odio e dalla violenza.
Per questo Gesù è il Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Un Re particolare che non usa la sua autorità e la sua infinita potenza per sottomettere i sudditi, e lo ha dimostrato su quella Croce, ma ha una particolare attenzione per ognuno per il bene e la possibilità di salvezza di ogni anima anche quella più ostile. Su quella Croce Gesù accoglie un condannato a morte, un malfattore che riconosce la sua colpa e chiede a Gesù la salvezza. Gli è concessa: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso»
Gesù che è Dio, Re dell’Universo perché per mezzo di lui tutte le cose sono state create e vuole la salvezza di ognuno. In quest’ultima Domenica dell’anno liturgico ambrosiano guardiamo questo Re particolare e unico, lui che è Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 23,36-43 – Domenica 10 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Dedicazione della Basilica romana lateranense

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 9 Novembre 2024

“In quel tempo. La donna Samaritana dice al Signore Gesù: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».” (Gv 4,19-24)

Non c’è un luogo dove bisogna andare per adorare il Signore Dio. Vi sono dei luoghi che favoriscono l’adorazione come le Chiese, i Santuari. Questi luoghi non sono tappe obbligatorie per perché «i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità»
Si tratta di essere sotto l’impulso dello Spirito e nella verità di Gesù, cosa possibile se si permette allo Spirito Santo di agire.
Alla vigilia della Domenica in cui si ricorda Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo nel Rito ambrosiano, chiediamo al Signore la grazia di permettere al suo Spirito di agire in noi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 4,19-24 – Sabato 9 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della II settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 8 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».” (Gv 14,2-7)

«Io sono la via, la verità e la vita.»
La via: è come percorrere una direzione indicata da Gesù ma senza alcuna costrizione e sempre con la possibilità di abbandonarla.
La verità: il percorso fatto con Gesù è vero, non vi sono cose ingannatrici, né false, è una via di verità dove vi sono anche quelle scomode, difficili da percorrere, ma seguendo la via di Gesù si capisce che bisogna attraversarle.
La vita: percorrendo questa via nella verità di Gesù ci si accorge di vivere nella pienezza la vita. Una vita donata e da donare per essere persone felici.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 14,2-7 – Venerdì 8 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 7 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.” (Gv 8,28-30)

L’innalzamento di Gesù sulla Croce esprime la pienezza del suo amore per l’umanità. Da quel momento, Gesù diventa presente per ogni uomo e donna che vuole credere in lui. Si tratta della vicinanza di Dio per l’umanità senza alcuna costrizione per alcuno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,28-30 – Giovedì 7 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della II settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 6 Novembre 2024

“In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù parlò agli scribi e ai farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».” (Gv 8,12-19)

Gesù è la luce del mondo, non una qualunque luce ma la luce. Se Gesù è presente nella vita è luce della vita.
Con questa nuova luce si dipanano molte cose, vengono alla luce e comprese situazioni e persone conosciute magari molti anni addietro, alcuni episodi del passato vengono rivisti con nuove scoperte.
Gesù è la luce del mondo e il mondo ne ha estremamente bisogno poiché sembra cieco.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 8,12-19 – Mercoledì 6 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana dopo la Dedicazione

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
martedì 5 Novembre 2024

“In quel tempo. Il Signore Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».” (Gv 12,44-50)

Il comandamento di Dio è vita eterna. È citato nelle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: «E io so che il suo comandamento è vita eterna.»
Il comandamento di Dio è certamente da rispettare, da tentare di vivere. Se vissuto come norma e costrizione non produce una vita piena orientata alla gioia. Se si inizia a conoscere che cosa vuol dire rispettare quel comandamento, a conoscere l’amore in esso contenuto, allora lo stesso comandamento viene assunto come facente parte della persona come cosa propria e fondante, come se fosse veramente mio poiché sono stato creato da Dio.
Si tratta di vivere l’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 12,44-50 – Martedì 5 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

San Carlo Borromeo

Tempo dopo Pentecoste
Solennità
Rito Ambrosiano
Lunedì 4 Novembre 2024

“In quel tempo. Diceva il Signore Gesù ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore».” (Gv 10,11-15)

San Carlo Borromeo fu vescovo nella Diocesi di Milano, all’epoca vastissima, si estendeva nelle attuali regioni della Lombardia, Liguria, Veneto e alcune zone della Svizzera. Visitò ogni angolo, si dedicò alla formazione del clero e alle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, ospedali e ospizi. Utilizzò le ricchezze di famiglia in favore dei poveri.
San Carlo diede un esempio di dedizione verso il gregge al lui affidato come il «Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 10,11-15 – Lunedì 4 Novembre 2024 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)