VII Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 13 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».” (Mt 13,44-52)

Nelle parabole il bracciante trova un tesoro particolarmente prezioso e vende tutto ciò che ha per poterlo possedere. Così anche il mercante di preziosi. La scoperta di un tesoro di inestimabile valore è il Regno dei cieli talmente prezioso che supera qualsiasi avere terreno da lasciare tutto quello che si possiede per esso. Vi è una grande gioia nel fare questo, si è trovato finalmente il fine, lo scopo della esistenza.
Le cose terrene passeranno e vi sarà la fine del mondo che non è data sapere quando sarà, potrebbe essere fra poco tempo come fra moltissimi secoli. Si sa solo che ci sarà un giorno in cui tutto ciò finirà e vi sarà quel giudizio che separerà i buoni dai cattivi.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 13,44-52 di Domenica 13 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 12 OTTOBRE
“In quel tempo. Nacque tra gli apostoli una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Il Signore Gesù disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno ».” (Lc 22,24-30a)

A volte ci si rende conto di essere “più bravi”, “più grandi” nel realizzare un qualche cosa rispetto a molte altre persone.
Questo a volte a ragione e a volte a torto.
Nel primo caso è un prendere coscienza di una verità che andrebbe gestita a servizio delle altre persone perché possano goderne i benefici. Dunque senza un “mettersi in cattedra” ma mettersi a servizio con la gioia di condividere. Se invece si vuole custodire gelosamente la propria bravura ed erigersi come persone superiori, allora si è in un cammino di estrema povertà spirituale.
Nel secondo caso, quello per cui ci si sente più grandi ma a torto, è voler illudersi di essere qualcuno ma in ciò si è particolarmente ciechi perché non si vuole riconoscere la bravura e la superiorità delle altre persone. Il pericolo è quello di trascinare con se nell’errore altre persone.
La via maestra del cristiano è sempre l’umiltà.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,24-30a di sabato 12 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 11 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.” (Lc 21,34-38)

“State attenti a voi stessi”, è l’invito del Signore Gesù a essere vigilanti con uno stile di amore e non con uno stile di dovere, di forzatura. L’essere attenti verso di se vuol dire mettere quelle condizioni per amare, per alzare lo sguardo verso la speranza testimoniata da Gesù e da tante persone venute dopo di lui. Vuol dire essere non chiusi su di se, nell’egoismo.
Uno stile di attenzione e vigilanza dona quella forza spirituale in grado di affrontare molte situazioni anche particolarmente difficili. Si ha quella possibilità di non cadere nella disperazione abbandonandosi agli eventi ma, al contrario, di affrontare tutto ciò con l’aiuto di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,34-38 di venerdì 11 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI GIOVEDÌ 10 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»” (Lc 21,25-33)

Nel discorso d’addio del Signore Gesù annuncia un futuro sconvolgimento delle potenze del cielo, un’evidenza di un cataclisma. Ma il pericolo maggiore è la paura. La paura blocca l’uomo e lo fa cadere e lo fa morire dentro. La paura può essere diminuita grazie alla fiducia, alla fede nel Signore nostro Gesù Cristo. Non avere paura del futuro è un grande passo perché comunque il futuro del credente non è su questa terra ma nella vita eterna. Non aver paura.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,25-33 di giovedì 10 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MERCOLEDÌ 9 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti».” (Lc 21,20-24)

Prosegue il discorso d’addio di Gesù poco prima della sua passione, morte e risurrezione. La Gerusalemme cambierà, non sarà più come prima di Cristo, c’è una svolta nella storia della salvezza anche con la distruzione del Tempio in Gerusalemme che avverrà verso il 70 dopo Cristo.
L’illusione di una pratica religiosa confacente con i bisogni di alcuni gruppi e confacente con scelte politiche accomodanti è destinata a crollare e essere devastata.
Ma chi confida veramente nella verità portata da Gesù non avrà timore e sarà disposto anche di perdere la vita nelle fedeltà della fede perché rimanere in comunione con il Signore apre alla vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,20-24 di mercoledì 9 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI MARTEDÌ 8 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né contro battere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».” (Lc 21,10-19)

Potrebbero capitare tante cose, terribili, dove anche le persone nelle quali si era posto fiducia potrebbero rivoltarsi contro. E’ un aspetto apocalittico di un tempo dove il male si scatenerebbe a tal punto da non far intravedere neanche uno spiraglio di bene.
Qui vi sarebbero solo due vie: quella della disperazione e quella della fede.
Quella della disperazione porterebbe a una reazione forte, una lotta cruenta che amplificherebbe ancora di più il male e la cattiveria, oppure a una rinuncia verso tutto quanto anche verso la propria esistenza. La prospettiva sarebbe la morte.
Quella della fede potrebbe portare a una grande lotta contro il male ma con la fiducia che anche nel caso di sconfitta questa non sarebbe definitiva, con la perseveranza nella fede la propria vita sarà salva.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,10-19 di martedì 8 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI LUNEDÌ 7 OTTOBRE
“In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».” (Lc 21,5-9)

Si è sempre colpiti da una bellezza architettonica, dall’armonia della costruzione dell’edificio, da quelle scelte di spazi, colori, materiali. Così fu per coloro che parlavano della grandiosa costruzione del Tempio in Gerusalemme.
Gesù avverte, non bisogna mettere il cuore sulle cose terrene perché esse poi non vi saranno più e comunque prima o poi dovremmo distaccarcene. Poi ci sarà anche un tempo in cui queste cose saranno distrutte.
L’investimento più bello che può fare una persona non è nelle cose ma il distaccarsi da esse e farle diventare un vero e proprio mezzo per vivere, nulla di più. La cosa importante è tentare di amare Dio e il prossimo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 21,5-9 di lunedì 7 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

VI Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI DOMENICA 6 OTTOBRE
“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».” (Mt 10,40-42)

Il missionario è colui che evangelizza con gratuità e vuole solo portare la buona notizia verso chi non la ancora sentita oppure per riavviare una fede molto assopita e dimenticata in qualche cassetto di casa.
L’accoglienza del missionario avrà una sua sicura ricompensa nell’immediatezza quando si accetta il messaggio del Vangelo e si indirizza la vita non più senza di esso. E’ come accogliere Gesù stesso che viene a visitare le sue creature. Poi nel futuro vi è la ricompensa nel regno dei cieli dove il fedele potrà gustare la bellezza dell’amore di Dio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 10,40-42 di Domenica 6 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della V Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI SABATO 5 OTTOBRE
“In quel tempo. Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua. Il Signore Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi, perché possiamo mangiare la Pasqua». Gli chiesero: «Dove vuoi che prepariamo?». Ed egli rispose loro: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa in cui entrerà. Direte al padrone di casa: “Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una sala, grande e arredata; lì preparate». Essi andarono e trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».” (Lc 22,7-16)

C’è un desiderio ardente del Signore Gesù di celebrare assieme con i suoi discepoli la Pasqua, quella ebraica che ricorda la liberazione di Israele dalla schiavitù d’Egitto. E’ la sua ultima Pasqua da uomo sulla terra, con la consapevolezza che sarebbe poi nata la Pasqua cristiana, la Risurrezione dai morti, e questo dopo la sua passione, morte e risurrezione.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Luca 22,7-16 di sabato 5 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)

San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia -FESTA

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Lettura del Vangelo e commento.

IL VANGELO DI VENERDÌ 4 OTTOBRE
“In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)

Come un sussulto interiore di gioia e gratitudine, così Gesù esulta per la benevolenza del Padre. Si tratta dello stupore gaudioso dello stile di Dio che predilige i piccoli. E’ la profonda gioia di essere in una comunione perfetta che coincide con il realizzarsi del disegno del Padre tramite l’opera stessa di Gesù che vede il suo dipanarsi, la sua realizzazione.
E quello stupore gioioso del “Giullare di Dio”, san Francesco d’Assisi che anch’esso vide il realizzarsi il disegno di Dio tramite la sua umile persona perché salvasse la Chiesa di Gesù. Una grande opera che sfocerà nella composizione di uno dei più grandi ordini religiosi della storia della salvezza dell’umanità: i Frati Francescani.
Da una piccola persona può partire un grande cambiamento della storia e senza usare la forza o la potenza economica ma usando l’amore nella povertà e nell’affidamento al Signore Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di:
don Felice Zaccanti, Cappellano Ospedali di Rho, MI
(Spunto dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30 di venerdì 4 ottobre 2019, – TEMPO DOPO PENTECOSTE – Rito Ambrosiano)